Devo alcune importanti acquisizioni personali sulla Guerra Civile americana ad una breve e saltuaria frequentazione (1981-1988) con il professor Raimondo Luraghi, autore della monumentale opera sulla “Storia della Guerra Civile americana” (Einaudi, Torino 1966) e del non meno celebre “Marinai del Sud” (Rizzoli, Milano 1993).
Preciso subito un particolare importante: io non gli stavo simpatico, perché – a suo dire – avevo i capelli troppo lunghi (ma se li fece crescere pure lui, nella fase finale della sua esistenza, quando mi pare accarezzasse l’idea di trasformarsi in un “Southern Cavalier”…).
Lui non stava particolarmente simpatico a me, perché aveva modi da “barone” universitario e io non ero nemmeno suo allievo.
Lo incontrai poche volte nella sua abitazione di corso Regina Margherita, a Torino, dove ebbi modo di apprezzare la grande cortesia della moglie e di apprezzare (un po’ meno) i suoi modi a volte bruschi.
C’era però qualcosa che letteralmente lo trasfigurava: quando cominciava a parlare della Confederazione sudista. Aveva studiato quel periodo storico per tutta la vita ed era un assoluto pozzo di scienza in materia, un erudito totale, ma con grandi capacità di narrazione (“storytelling”, si direbbe oggi).
Era in grado di scrivere con straordinaria empatia e partecipazione, e leggerlo è sempre stato – per me – un continuo processo di apprendimento, perché – ogni volta che lo leggevo – vedevo i miei eroi confederati, che amavo da molto prima di conoscerlo, impegnati in qualche straordinaria impresa.
Aveva compreso le mie simpatie per il “vecchio Sud” e questo ne addolcì un po’ i comportamenti. Era stato partigiano nelle formazioni di “Giustizia e Libertà” e poi in quelle garibaldine comuniste, ma a me la cosa non interessava affatto. A me piaceva sentirlo raccontare del Sud, di Dixie, delle sue esperienze passate e presenti colà, del formidabile anelito di libertà, individualismo e autonomia che ha sempre animato il Sud, vecchio e nuovo . Una grande avventura umana, perché era persona che riusciva a fare sì che la sua passione diventasse la tua e, se tale passione in te c’era già, ad ingrandirla, ingrandirla a dismisura
A suo modo, un maestro, perché non scriveva: dipingeva con la penna.
Devo a lui i migliori suggerimenti per visitare gli Stati Uniti con un occhio non superficiale.

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