“L’amor che move il sole e l’altre stelle”, così Dante chiude con quest’ultimo verso il Paradiso e la Divina Commedia, ma non ci occuperemo del Sommo Poeta, ma di un suo collega che verrà al mondo circa centosettanta anni dopo questo componimento. In effetti questa frase calza proprio a pennello all’illustrissimo Ludovico Ariosto, governatore della Garfagnana dal 1522 al 1525…e bando ai convenevoli, penso che lo possiamo dire chiaramente, lui in Garfagnana ci stava proprio male: “Ognuno dica quel che vuole, e pensi quello che gli pare: insomma ti confesso che qui ho perduto l’allegria, il divertimento e la felicità…” e (aggiungo io)l’amore, ma lui questo non lo poteva dire (e vedremo perchè).
Per il vero amore, quello con la A maiuscola si farebbe ogni cosa, quante cose strampalate abbiamo fatto per amore, quante volte il nostro cuore batteva allo spasimo per amori lontani…e questo era proprio il caso di messer Ariosto e del suo mal di Garfagnana.

Partiamo dall’inizio e analizziamo allora perchè decise di venire in Garfagnana e lasciare il cuore oltre Appennino a battere per una gentil donzella e vediamo allora che nella vita non è solo l’amore che fa muovere il sole e le stelle ma anche… il “vil denaro”, è si proprio così, Ludovico Ariosto aveva bisogno di palanche. L’anno prima del suo arrivo nella valle a suo detto fatta da “gente inculta, simile al luogo ove ella è nata e avvezza” aveva pubblicato la seconda edizione de “L’Orlando Furioso” esponendosi finanziariamente e aveva bisogno di uno stipendio sicuro che gli poteva offrire solo la corte estense. Così il 20 febbraio 1522 con solo nove soldati al seguito partì per Castelnuovo Garfagnana. Alfonso I d’Este duca di Ferrara e uomo d’arme lo avvertì, la Garfagnana non era la corte estense fatta di salamelecchi e riverenze e li non c’era tempo “…di scrivere quelle vostre coglionerie”, lo sapeva anche lui d’altronde, che così disse: “Mi fecero da poeta a uomo di governo”.

Alfonso I d’Este

La situazione infatti non era proprio delle migliori per un’inesperto; da un punto di vista politico il quadro globale era esplosivo, Lucca stava vivendo la paura per l’espansionismo di Firenze, altri Stati ancora vedevano di cattivo occhio il problema del papato e della donazione della Garfagnana agli Estensi, da un punto di vista sociale poi non se ne parlava: liti, furti, omicidi erano all’ordine del giorno, il comportamento dei preti che avrebbero potuto mitigare il problema era invece tra i più riprovevoli, tanto da macchiarsi anche loro di crimini e fornire poi protezione ai banditi, inoltre se ci vogliamo mettere anche l’aspetto morfologico: strade dissestate, impervie montagne e neve in quantità…Insomma aveva proprio ragione il duca, comporre versi per l’Ariosto era l’ultimo dei problemi e il suo buon stipendio se lo doveva proprio guadagnare. Possiamo immaginare allora lo stato d’animo del Signor Governatore, i sentimenti sicuramente che prevalevano nel suo animo erano solitudine, angoscia, paura e prendeva sempre più coscienza di ciò che aveva lasciato a Ferrara, sentiva la mancanza di Alessandra, gentildonna da lui amata in gran segreto.
“Questa è una fossa, ove abito, profonda, donde non muovo piè senza salire, del silvoso appenin la fiera sponda. O stiami in Rocca o voglio all’aria uscire, accuse e liti sempre e gridi ascolto, furti, omicidii, odi, vendette et ire”.

La Rocca ariostesca a Castelnuovo, casa dell’Ariosto negli anni del governatorato

Tant’è che in tre anni di sua permanenza furono solo sei  le uscite che il poeta fece fuori dalla Rocca (oggi a lui dedicata)e poi saremmo stati anche gente rissosa, ma l’Ariosto la mette giù dura, più di quanto in effetti fosse, ma come detto il problema era un altro: “chercez la femme“. E che femmina!!! Lei si chiamava appunto Alessandra di nome e Benucci di cognome. Benucci era infatti il cognome da signorina (ed ecco qui l’inghippo…), da signora invece faceva Strozzi, moglie del mercante fiorentino Tito Strozzi che frequentava la corte estense per affari…e così siamo alla solita storia…I due innamorati clandestini si conobbero in quel di Firenze il 24 giugno del 1513, nel giorno dedicato a San Giovanni Battista e si conobbero niente di meno che nella casa del Vespucci e subito, se non fu amore a prima vista poco ci mancò: “Dico che l giorno che di voi m’accesi, non fu che l primo viso pien di dolcezza e li real costumi vostri mirassi affabili e cortesi”, del resto lo Strozzi era sempre via per lavoro… Fortuna (per l’Ariosto) volle che due anni dopo il primo incontro, nel 1515, messer Strozzi se ne andò all’altro mondo.

Strada spianata allora direte voi, niente di più falso. Ludovico Ariosto da un punto di vista sentimentale si ammantò sempre d’ambiguità e stretto riserbo, aveva tenuto sempre nascosto i suoi amori e n’aveva ben donde dato che ebbe due figli da donne diverse ma dal mestiere uguale: governanti presso casa Ariosto, rimane il fatto di un piccolo particolare, un bimbetto fu riconosciuto l’altro no. E lo stesso riserbo fu riservato per Alessandra, anche se ad onor del vero stavolta pareva amore vero. Per farla breve il mal di Garfagnana come abbiamo visto aveva un nome, un cognome e sopratutto una sottana. Non sarebbe però neanche giusto ridurre tutto ad una sottana è anche equo e doveroso aggiungere due o tre “cosette“che influirono pesantemente sulla sua insofferenza. Si può notare anche nelle 156 lettere inviate a tutte le Signorie toscane e non, dove si lamenta che ai pochi soldati che ha a disposizione la paga mensile era a discapito personale e che nonostante i forti valori di onore, giustizia ed equità a cui lui credeva, quello che ci credeva un po’ meno era proprio Alfonso d’Este duca di Ferrara e mentre da una parte l’Ariosto svolgeva una dura repressione contro i briganti, dall’altra il duca si dimostrava accomodante se non addirittura compiacente, al che, preso dallo sconforto più totale gli scappò detto:” Io non sono omo da governare gli altri omini”. Alla fine dei conti però “il buon” duca si prese il cuore in mano e decise finalmente di toglierlo dall’inferno garfagnino offrendogli un ruolo di tutto prestigio: ambasciatore a Roma! Cavolo, evviva avrà detto lui! Macchè… e parafrasando Garibaldi…o Ferrara o morte…dalla bella Alessandra che “tien del mio cor solo la briglia”.

Brigante Garfagnino

Rinunciava così a qualsiasi carica governativa tornando a fare quello che più gli piaceva: il poeta, attività quasi del tutto abbandonata negli anni garfagnini per “aver sempre villani alle orecchie“. Così nella primavera del 1525 prese armi e bagagli e tornò dalla sua amata. Storia finita allora, ma certo che no! Ci fu invece la coronazione di tanti patimenti:le giuste nozze con Alessandra Benucci nell’imprecisata data del 1528, imprecisata perchè  gli sposini non contenti di aver avuto dapprima una relazione segreta, adesso avevano avuto la brillante idea di fare un matrimonio segreto. Segreto, perchè ciò evitava che la nobildonna potesse perdere la tutela e sopratutto il patrimonio dei (cinque) figli avuti dal matrimonio con lo Strozzi, morto (quel “disgraziato”) senza aver fatto testamento. Dall’altro canto a Ludovico Ariosto non pareva vero, dato che anche a lui il finto celibato gli consentiva di non perdere i benefici ecclesiastici acquisiti a suo tempo.

La casa della Benucci a Ferrara quando era già signora Ariosto

Quindi i due continuarono a vivere separati (e allora tutta ‘sta voglia di fuggire dalla Garfagnana?), anche se il poeta a casa della moglie andava spesso…li teneva denari, preziosi e copie dell’Orlando Furioso. Finalmente poi, Dio volle, nel 1533 dopo cinque anni di matrimonio lo sposalizio fu reso pubblico…peccato che l’Ariosto era morto…pertanto la gentildonna Alessandra Benucci così facendo ereditò denari e mobili del vate. Al figlio di lui, Virginio, andarono duecento scudi e le…copie del poema.

 



Bibliografia

  • “Ariosto l’amore nascosto” Corriere Fiorentino 3 maggio 2016 di Chiara Dino
  • “Lettere di Ludovico Ariosto con prefazione storico-critica, documenti e note” per cura di Antonio Cappelli editore Hoepli 1887
  • “E tien del mio cor solo la briglia. l’amore clandestino dell’Ariosto” di Pierluigi Panza, Corriere della Sera, 1 luglio 2018
Previous articleDil Marcio: 2019
Next articleBob De Groof: Funerale per Johnny T.
Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.