Ci sono personaggi storici che esercitano un fascino a volte incomprensibile sul nostro animo. Sul mio, in particolare, tali personaggi sono molti, ma una delle figure che mi ha colpito di più, per la sua complessità e le sue innumerevoli sfaccettature, è quella di Louis Antoine de Saint-Just de Richebourg.
      Nato nell’agosto 1767 a Decize, in Borgogna, figlio primogenito di Louis Jean, capitano di cavalleria ed esponente della piccola nobiltà di provincia, ebbe una gioventù relativamente turbolenta, nel corso della quale si distinse per la sua capacità di piantare grane e di mostrarsi ribelle a qualsiasi forma di restrizione.
       Spirito fortemente trasgressivo, libertino, consapevole del suo personale carisma, dopo una delusione amorosa nell’estate del 1786 si recò improvvisamente a Parigi, non prima di aver sottratto alla madre, rimasta vedova, una non indifferente quantità di argenteria. La madre reagì facendolo arrestare e chiudere in un riformatorio, dove rimase dal settembre 1786 al marzo 1787.
       Nell’ottobre 1787 si iscrisse alla Facoltà di Diritto dell’Università di Reims, dove si laureò in meno di un anno, dando prova di voler almeno parzialmente modificare la propria condotta. Dopo avere personalmente assistito agli inizi della Rivoluzione francese, si convinse che la nobiltà non avrebbe potuto essere facilmente convertita ai nuovi orientamenti politici e sviluppò quindi una visione molto radicale, che lo portò a conoscere Robespierre e a diventare una delle persone a lui più vicine. Eletto all’Assemblea legislativa il 5 settembre 1792, di cui divenne il membro più giovane, si unì al gruppo dei Montagnardi, dei quali condivideva la visione politica assai radicale. Eccellente oratore, ideologicamente molto estremista, Saint-Just divenne in breve una figura di spicco dei Montagnardi stessi.
       L’insurrezione parigina del 10 agosto 1792, che abbatté la monarchia, pose il problema del processo a Luigi XVI, che i Girondini (rivoluzionari moderati) non volevano assolutamente, temendo che un atto del genere non avrebbe fatto altro che rinforzare il radicalismo dei loro avversari Giacobini. Proprio sul tema del processo al sovrano, il 13 novembre di quell’anno Saint-Just pronunciò il suo primo discorso alla Convenzione, dove assunse subito un atteggiamento fortemente radicale: “Gli uomini che stanno per giudicare Luigi hanno una repubblica da fondare: ma coloro che attribuiscono una qualche importanza alla giusta punizione di un re, non fonderanno mai una repubblica […]. Cosa non temeranno da noi i buoni cittadini, vedendo la scure tremare nelle nostre mani, e vedendo un popolo che fin dal primo giorno della sua libertà rispetta il ricordo delle sue catene?” Di conseguenza, la sua richiesta fu quella di mettere immediatamente il re a morte e il suo discorso suscitò una notevole impressione tanto tra i suoi sodali politici quanto tra gli avversari, i quali furono costretti ad ammettere il suo notevolissimo talento oratorio. La sua richiesta fu di fatto approvata, visto che Luigi XVI venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
       Dopo l’approvazione della Costituzione del 1793, Saint-Just appoggiò incondizionatamente Robespierre nel suo tentativo di non “ammorbidire” lo spirito rivoluzionario, che culminò nell’approvazione della “Legge dei Sospetti” (17 settembre 1793), la quale conferì al Comitato di Salute Pubblica ampi poteri di repressione di ogni forma di opposizione.
       A quel punto, Giacobini e Montagnardi assunsero il controllo della Convenzione e lo stesso Saint-Just venne eletto presidente della medesima (19 febbraio 1794). Egli si batté subito in favore della redistribuzione delle ricchezze degli aristocratici al popolo, ma senza che le sue idee venissero mai messe concretamente in atto.
       Nel corso della primavera del 1794, il Comitato di Salute Pubblica controllava di fatto la politica francese e diede avvio alla fase del Terrore, scatenata contro tutti i suoi nemici, di destra e di sinistra. In tale azione, Saint-Just svolse un ruolo di assoluta preminenza, distinguendosi per il suo estremo radicalismo, che tuttavia cominciò ad allarmare i molti nemici che si stava facendo a tutti i livelli.
       Inviato in missione a fine aprile 1794 presso l’Armata del Nord, onde esercitare una sorta di ruolo di commissario politico, ebbe subito modo di manifestare la sua fiducia incondizionata nell’offensiva ad oltranza, oltre ad imporre una dura disciplina all’esercito rivoluzionario, cui non mancava certo lo slancio ma difettava la capacità di gestirlo in maniera militarmente efficace. Pur incontrando l’opposizione di molti generali, egli riuscì ad assumere di fatto il comando delle operazioni, a riscuotere molta simpatia fra la truppa (che era solito guidare con l’esempio personale) ed ebbe un ruolo di rilievo nella vittoria di Fleurus (26 giugno 1794).
       Ritornato a Parigi alla fine di quello stesso mese, a causa della dura lotta che si era aperta tra fazioni rivoluzionarie rivali, si batté per mantenere una certa armonia all’interno del Comitato di Salute Pubblica, sempre più ostile alla politica di Robespierre e ai suoi sanguinosi eccessi. Il suo intervento, tuttavia, venne duramente contrastato da Tallien ed egli, invece che reagire, si chiuse in uno sdegnoso silenzio. Arrestato insieme ai principali sostenitori di Robespierre, venne con costoro ghigliottinato nel pomeriggio del 28 luglio 1794, all’età di soli 26 anni.
       La leggenda vuole che un suo insegnante abbia detto, di Saint-Just: “Questo ragazzo diventerà un grande uomo o uno scellerato“. Ammesso e per nulla concesso che tra le due figure testé citate esista una qualche possibile differenza, quello che mi ha sempre affascinato – di lui – è la sua fame di vita abbinata a una non meno ardente bramosia di morte, e anche la capacità di intendere alla perfezione il suo ruolo di politico, che – quando rettamente inteso – gli consentì di salire alla ghigliottina in perfetto silenzio, come se l’intera vicenda riguardasse un altro, mentre già prima, nei suoi Frammenti sulle istituzioni repubblicane, aveva scritto alcune parole che letteralmente adoro: “Io disprezzo la polvere di cui sono fatto e che vi parla; si potrà perseguitare e far morire questa polvere, ma sfido a strapparmi la libertà e la vita indipendente che mi sono dato nei secoli e nei cieli“. Quando ho letto queste parole, mi ha fatto piacere sapere di aver condiviso con lui una specifica concezione dell’esistenza.

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