L’ORIGINE DELLA PAROLA “TALENTO”

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La parola “talento” con cui siamo soliti indicare l’abilità, l’igegno, ma anche il desiderio, la volontà o l’inclinazione di una persona, trae la sua origine dalla lingia greca, nella quale designava la bilancia.
Come ha dunque potuto questo termine assumere un significato del tutto diverso ai giorni nostri?
Va precisato che i mutamenti di significato della parola sono cominciati già nella lingua di origine in cui dapprima è passata a significare l’oggetto pesato e poi è stata assunta per indicare una moneta di grande valore.
L’ulteriore variazione di significato si è poi verificata in seguito al significato che il termine ha assunto nella parabola narrata dall’evangelista Marco.
La parabola narra che un uomo, prima di partire per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. Ad uno diede cinque talenti, ad un altro due e ad un terzo uno. Quello che aveva ricevuto cinque talenti andò subito ad impegnarli e ne guadagnò altri cinque; allo stesso modo si comportò quello che ne aveva ricevto due e potè anch’egli raddoppiare il suo capitale, mentre quello che ne aveva ricevuto uno andò a fare una buca e nascondervi il denaro.
Quando il padrone tornò e volle regolare i conti, colui che aveva ricevuto cinque talenti si presentò e gliene consegnò dieci. Fu poi la volta del secondo, che ne aveva ricevuto due e ne restituì quattro. Il padrone si rallegrò e disse che evrebbe concesso loro autorità non più su poco, ma su molto e che essi avrebbero preso parte alla gioia del padrone. Venne poi la volta di quelo che aveva ricevuto un solo talento e che l’aveva sotterrato, che disse: “Padrone, per paura sono andato a nascondere il talento e ora te lo restituisco”. Il padrone rispose: “Servo inetto, tu avresti dovuto affidare ai banchieri il mio denaro e farlo fruttare così io, ritornando dal mio viaggio, avrei avuto il mio interesse. Toglietegli dunque il talento perchè a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.
In seguito a questa parabola, il termine è passato ad indicare in senso traslato la capacità di mettere a frutto un bene, rivelando le proprie doti, cioè il talento.

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LA VOLPE E IL GALLO

Una volpe affamata, per poter catturare le galline che con il gallo si erano appollaiate su un albero per lei troppo alto, si avvicinò con gentilezza al gallo e, salutandolo affabilmente chiese: “Che fai lassù? Forse non hai sentito le belle novità che ci riguardano?” Il gallo rispose: “No, non ho sentito nulla, anzi, dimmi di cosa si tratta”. “Sono proprio venuta qui per informartene subito. C’è stata una grande assemblea di animali in cui è stata decretata la pace eterna tra noi tutti. Ora non c’è più pericolo, nè ci saranno più screzi tra noi, nè potremo tenderci tranelli e non solo vivremo in pace, ma faremo anche una bella amicizia e ognuno potrà andarsene tranquillo e sicuro dove vorrà. Dai, scendi giù e festeggiamo”.
Il gallo capì subito l’inganno della volpe, però fece finta di nulla e replicò: “Che bella notizia mi porti! Te ne ringrazio di cuore!” Ma intanto si alzava sulle gambe e stendeva il collo come uno che guarda lontano e si stupisce. “Che cosa stai guardando?” chiese la volpe.
“Vedo due grossi ani”, disse il gallo, “che di corsa e con le fauci spalancate stanno venendo qui”. Allora tutta tremante la volpe salutò in gran fretta: “Devo proprio andare, prima che arrivino”. E il gallo: “Ma perchè scappi e cosa temi? Nessuna paura con la nuova pace!” “Hai ragione, però temo che quei due non abbiano ancora ricevuto la notizia del decreto, così preferisco andarmene”. E così, un inganno riuscì ad eludere un altro inganno.

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