Quando, fra il 1969 e il 1973, ero un giovane studente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, indirizzo Scienze Storiche, ero solito seguire con molta attenzione le lezioni di docenti che erano grandi nomi delle discipline storiche italiane dell’epoca: Alessandro Galante Garrone, Franco Venturi, Aldo Garosci. Tutti storici eminenti, dai quali spero di aver imparato molto a livello di metodo. La loro generale appartenenza alla Sinistra per me non era un problema: sono solito prima ascoltare e poi – se resta tempo – parlare…
       Ricordo la generale deplorazione da essi riservata allo “Stato etico” gentiliano e alle parole severe riservate ad un assetto istituzionale che comprimeva pesantemente le libertà del singolo, per sottometterle ai voleri di un Leviatano che – di fatto – incarnava ovviamente le volontà di pochi.
        Dopo il crollo del comunismo e la vittoria della democrazia liberale, non avrei mai pensato che l’approdo di quest’ultima sarebbe stato il più rigido dei totalitarismi, una nuova forma di “Stato etico” in cui ai cittadini è consentito di fare tutto ciò che è ritenuto (da altri) buono per loro. Sorge a quel punto spontanea la domanda: “Da chi è ritenuto buono?” e le risposte sfumano, diventano più confuse e incerte.
       Non puoi fare questo, perché non ti fa bene. Non puoi fare quello, perché fa male al pianeta. Non puoi usare il denaro contante perché facilita l’evasione fiscale. Non puoi usare l’auto perché inquina (ma il SUV no, chissà come mai…?), e neppure l’aereo. Dunque scopri a tue spese che il “migliore dei mondi possibili” è ciò che maggiormente somiglia a una galera o, al limite, a un riformatorio. Dunque, nel migliore dei casi, sei uno scavezzacollo, un corrigendo, uno non degno di stare al mondo perché non rispetta le regole. Chi le ha stabilite, le regole? E chi custodisce i nostri custodi? Domande retoriche e oziose: è ovviamente il “bene comune”, il “bene supremo”, quello su cui TUTTI sono d’accordo. Ma tutti chi, è come si è formato questo consenso? In base a quali meccanismi? In genere in base a meccanismi finto-plebiscitari, dove pochissimi decidono e gli altri si adeguano, per non rischiare la riprovazione sociale o la morte civile o – più semplicemente – per mero conformismo o totale idiozia.
       A questo tema, Dave Eggers ha dedicato un libro celeberrimo, Il cerchio (Milano 2017), ma a quanto pare, pur se tradotto anche in film, non pare aver scosso le coscienze, perché stiamo precipitando a tutta velocità nell’un tempo deploratissimo “Stato etico”.
       Su questo sfondo, noto con una certa soddisfazione che almeno qualcosa di utile si sta facendo strada, vale a dire il suicidio assistito. Così, ho la certezza che, se nessuna forma di resistenza si rivelerà in grado di opporsi a questa assurda e iper-pervasiva forma di totalitarisma, potrò sempre chiedere, a questo benevolo “Grande Fratello”, di concedermi il diritto alla “dolce morte”, sempre che quest’ultimo non si sia preoccupato già prima – e io sono certo che lo farà – di procurarmela non appena possibile e neppure tanto dolce, se non altro perché, in base ai suoi irrinunciabili principi, ha già preso il solenne impegno di BATTERSI PER ME FINO  ALLA MORTE, LA MIA… E, in effetti, come dargli torto? Che vita è questa, in un lager non più nazista o comunista, ma infine pienamente libertario, nel migliore dei mondi possibili, dove puoi fare tutto, a condizione che non sia vietato (e, sfortunatamente, sempre più cose sono vietate…)?

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