LO SCANDALO KRUPP

Krupp inizialmente si rifiutò di cedere. La ritorsione non si fece attendere, Scarfoglio pubblicò sul Mattino un articolo sibillino in cui Fritz veniva definito “re dei cannoni e re dei capitoni”. Non si trattava di un omaggio ai suoi studi sulle anguille, ma di una volgare allusione al membro virile, detto in dialetto napoletano “o capitone”. A questa prima puntura di spillo non seguirono altri attacchi. Pochi giorni dopo la pubblicazione del suo articolo, Scarfoglio soggiornò all’hotel Quisisana, dove con ogni probabilità le sue richieste economiche furono finalmente soddisfatte.

Il fuoco dello scandalo non si spense del tutto a Capri, dove le malelingue continuarono la loro opera diffamatoria, senza che Krupp se ne preoccupasse troppo, finché non crebbe l’attenzione della polizia nei suoi confronti. Uno dei suoi protetti geloso delle premure riservate ad un altro giovane pensò di vendicarsi denunciando il magnate tedesco per non essersi preso cura a sufficienza di lui. Secondo quanto riferito dalla stampa, il ministero degli Interni, evidentemente preoccupato dalle voci che circolavano sull’isola, inviò in segreto un ispettore a Capri. Dopo una settimana di indagini le sue conclusioni si manifestarono nella tarda primavera del 1902 con l’allontanamento di Fritz dall’isola.

Dalle fonti che abbiamo potuto consultare non risulta chiaro se si trattò di un formale atto di espulsione o di un ufficioso, ma energico, invito a togliere il disturbo. Alcuni elementi ci fanno propendere per la seconda ipotesi.

Nell’agosto del 1902 in una lettera in francese indirizzata all’amico Ignazio Cerio, Fritz espresse la speranza di poter presto ritornare a Capri, non appena la sua triste vicenda si fosse felicemente risolta. L’adozione nei suoi confronti di un provvedimento di espulsione gli avrebbe lasciato ben poche speranze di rivedere in tempi brevi il sole di Capri, in più avrebbe avuto degli immediati contraccolpi a Berlino, persino le delicate relazioni italo-tedesche ne avrebbero risentito, ambasciatori e ministri degli Esteri sarebbero stati coinvolti, difficilmente la stampa avrebbe potuto tacere. Invece nulla di tutto ciò si verificò, Fritz tornò in Germania come se avesse lasciato Capri di sua spontanea volontà. Durante l’estate assistette alla regata di Kiel e fu ospite d’onore del kaiser. In settembre si recò a Londra, dove concluse delicate trattative con la Vickers. La routine della sua vita sembrava pienamente ristabilita quando la stampa italiana tornò ad occuparsi dei suoi soggiorni capresi e dei suoi presunti svaghi viziosi. Il quotidiano socialista La Propaganda pubblicò alla metà di ottobre del 1902 un articolo infuocato dal titolo inequivocabile: “Capri-Sodoma”. L’autore anonimo, secondo alcuni identificabile nel rancoroso maestro Gamboni, non faceva il nome di Krup ma era assai esplicito nelle accuse: “In questa isola incantevole sotto gli auspici di un ricco degenerato sessuale, è sorto un circolo di degenerati, che ha vissuto e vive alle spalle dei vizii del ricco signore. Le notizie che ci pervengono sono spaventevoli: le pagine più tremende di Krafft-Ebing non potrebbero ritrarre quanto accade a Capri. Si sono costruite delle grotte artistiche, dei ritrovi di campagna, si sono stabiliti dei convegni in cui la gente si esercitava nelle più ributtanti turpitudini. I socii (sic) di tanto schifosa associazione avevano perfino un distintivo, una medaglia di riconoscimento! È cosa da inorridire! E tutta questa gente si è data alle turpi pratiche per carpire quattrini al ricco straniero degenerato, e tanti pezzenti si sono arricchiti alle spalle del maiale che pagava biglietti da mille. Dei giovanotti hanno ottenuto di fare il volontariato di un anno con i quattrini del signore; dei pescatori hanno costruite case e ville con i denari di lui, e i pezzi grossi del paese hanno accumulate centinaia di migliaia di Lire sfruttando lo schifoso ma ricco uomo.”

Anche l’invocazione finale dell’articolo all’intervento delle autorità, dal deputato locale sino al presidente del Consiglio Zanardelli, ad intervenire tempestivamente per spazzare via la Sodoma caprese induce a ritenere che in primavera la polizia si fosse limitata ad invitare Fritz a cambiare aria per un po’ di tempo.

Nelle settimane successive gli affondi della Propaganda si fecero più coraggiosi, il nome di Krupp fu stampato a chiare lettere, nuovi scabrosi dettagli furono aggiunti, senza tuttavia esibire mai una prova che suffragasse tante indignate accuse.

Gli amici capresi di Fritz non tardarono a reagire. Serena organizzò per le vie di Capri una chiassosa protesta contro il partito di Pagano, considerato l’ispiratore del linciaggio mediatico di Krupp. Secondo alcuni resoconti, a separare i partigiani degli opposti schieramenti, prima che si verificassero gravi incidenti, dovette intervenire la forza pubblica. Anche la stampa conservatrice, prima quella locale e poi anche quella nazionale, si mobilitò, senza troppa convinzione, per una difesa d’ufficio di Krupp dalla diffamazione socialista. Ogni argomento utilizzato per riabilitare l’immagine del magnate tedesco, dall’insussistenza delle prove contro di lui, al danno all’economia dell’isola derivante dalla sua cacciata con il marchio d’infamia del corruttore della gioventù, risultò di scarsa efficacia. Persino nella mente dei più accaniti antisocialisti l’associazione tra ricchezza e depravazione rendeva verosimili le accuse rivolte a Krupp, benché fondate su dicerie prive di riscontri oggettivi.

Mentre sulla stampa italiana infuriava lo scandalo, Fritz si trovava a Londra, dove non rilasciò alcuna dichiarazione ufficiale. Il suo silenzio probabilmente non fu il frutto di una studiata strategia difensiva, ma la reazione istintiva di un uomo disorientato e confuso. In quei giorni, un’amica di famiglia, la baronessa Deichmann, che ebbe l’occasione di incontrarlo a bordo di una nave, scrisse di averlo trovato scarmigliato e con gli abiti in disordine. Al consiglio della baronessa di prendersi maggior cura di sé, magari passando più tempo con sua moglie, Fritz avrebbe replicato dichiarando di preferire la vita con i pescatori.

Alla fine del mese di ottobre, l’eco dello scandalo raggiunse Villa Hügel. La moglie di Fritz, Margarethe, ricevette alcune lettere anonime, corredate da ritagli di giornale e forse perfino da eloquenti fotografie. L’insinuazione, se non la prova fotografica, che il marito conducesse a Capri una vita immorale e dissoluta la colse di sorpresa, spingendola a ricercare nel kaiser protezione e consigli su come affrontare l’imbarazzante situazione.

Non conosciamo i dettagli di quel colloquio, sono invece note le sue conseguenze. Il supremo custode della moralità tedesca dapprima ipotizzò che la direzione della Krupp venisse assegnata ad un ristretto comitato di amministrazione fiduciaria, poi i suoi consiglieri lo convinsero a non creare un pericoloso precedente che avrebbe indebolito il principio di autorità su cui si fondava lo stesso Reich. L’ammiraglio Hollmann si incaricò di avvertire immediatamente Fritz di quanto aveva appena discusso con il kaiser, preoccupandosi anche di fornirgli una fantasiosa e spregiudicata via d’uscita dalla crisi che rischiava di travolgerlo. Un certificato medico secondo cui Margarethe soffriva di allucinazioni e necessitava con urgenza di prolungate cure in una clinica psichiatrica avrebbe placato il kaiser, cancellato ogni ipotesi di amministrazione fiduciaria e chiuso definitivamente la spiacevole vicenda.

Fritz ormai con le spalle al muro non esitò a sacrificare la madre delle sue figlie alla manovra machiavellica suggerita dall’ammiraglio. Il 2 novembre Margaret fu caricata a viva forza dai domestici di Villa Hügel su di un treno diretto a Jena, dove si trovava la clinica del dottor Binswanger.

Il vile sotterfugio di cui Fritz si rese complice non impedì comunque allo scandalo di dilagare anche sulla stampa tedesca. Il sostegno offerto dall’Avanti! alla Propaganda aveva conferito alla campagna moraleggiante contro Krupp un carattere non solo nazionale, ma addirittura internazionale. Appena sei giorni dopo l’internamento di Margarethe, un giornale cattolico, l’Augusberg Postzeintung, pubblicò un lungo articolo ispirato dalle notizie diffuse dalla stampa socialista italiana. Il nome di Krupp per prudenza era taciuto, ma il protagonista della squallida vicenda, descritto come un industriale di grande fama, intimo della corte imperiale, era facilmente riconoscibile anche per il lettore più sprovveduto.

Fritz si illuse che l’omissione del suo nome gli offrisse ancora un ristretto margine di manovra per soffocare lo scandalo. Consultò in tutta fretta il suo avvocato, von Simpson, sull’opportunità di citare i giornali italiani e così dissuadere quelli tedeschi da ogni iniziativa contro di lui. Poiché il governo italiano non aveva preso nessun provvedimento né contro l’Avanti!, né contro la Propaganda, von Simpson considerò prematura ogni azione legale, consigliò invece di attendere lo sviluppo degli eventi nella speranza che la voce dell’Augusberg Postzeintung rimanesse isolata e fosse presto dimenticata. Non fu così. L’opportunità di colpire l’uomo di fiducia del kaiser a cui era affidata la costruzione della più potente macchina bellica del mondo era troppo preziosa per essere ignorata. Il 15 novembre il quotidiano socialdemocratico Vorwärts sferrò il suo attacco con un articolo dal titolo “Krupp a Capri”, che oltre a descrivere le orge omosessuali consumate nella grotta di Fra’ Felice invocava i rigori dell’articolo 175 del codice penale tedesco contro il magnate di Essen. Nel tentativo di conferire maggiore credibilità alle sue accuse il foglio socialista faceva cenno a dei riscontri oggettivi: “La corruzione si era fatta così indecente che si potevano vedere persino le fotografie di certi episodi nello studio di un fotografo dell’isola. E l’isola stessa, dopo che il denaro di Krupp aveva aperto la strada, era diventata un centro di omosessualità.”

Le foto citate dal Vorwärts non erano una invenzione, esistevano davvero, ma con ogni probabilità non ritraevano Fritz ed i suoi amanti. Intorno alla metà degli anni novanta furono attivi tra Napoli e Capri due fotografi di origine tedesca, Wilhelm von Gloeden e suo cugino Wilhelm von Plüschow, entrambi specializzati nei ritratti di nudo maschile. A causa della scelta dei loro soggetti, giovani efebici in pose languide, spesso sullo sfondo di panorami mediterranei, subirono nei primi anni del novecento processi e condanne da parte della giustizia italiana. E’ verosimile che i loro lavori, reperibili anche a Capri, abbiano ispirato l’idea che l’imprudenza di Fritz fosse stata così grande da suggerirgli di far immortalare i suoi incontri amorosi con i giovani capresi.

Prima di preoccuparsi di far sparire eventuali foto compromettenti, Fritz si adoperò per chiudere la bocca al Vorwärts, si rivolse quindi al kasier che ordinò l’immediato sequestro del quotidiano socialdemocratico. I censori imperiali furono solerti e minuziosi, sequestrarono ogni copia su cui riuscirono a mettere le mani, anche presso le abitazioni degli abbonati e persino sulle scrivanie dei deputati al Reichstag, ma il danno all’immagine di Herr Krupp, soprattutto tra i lavoratori, era ormai irreparabile. Il comunicato affisso sui cancelli degli stabilimenti in cui si denunciavano gli insulti socialdemocratici, definiti “di estremo cattivo gusto”, e si preannunciava una vigorosa azione legale non poté certo cancellare dalla mente di molti operai la convinzione che il Vorwärts non mentiva ai propri lettori, fu comunque un segnale della volontà di Fritz di non darsi per vinto. Grazie ai suoi milioni, che potevano indurre all’autocensura, se non alla ritrattazione, qualunque direttore di giornale, a Roma come a Berlino, e soprattutto grazie all’incondizionato sostegno del kaiser, capace all’occorrenza di far sparire dagli archivi della polizia italiana ogni eventuale prova della sua scandalosa condotta caprese, Fritz avrebbe ancora potuto salvare la sua posizione.

I contatti presi, il 21 novembre, con il ciambellano imperiale al fine di sollecitare un incontro con il kaiser dimostrano che Fritz imbastì una linea difensiva, ma gli mancò la determinazione di portarla a compimento. Benché si sforzasse di ostentare calma e risolutezza, lo scandalo lo aveva duramente provato, probabilmente era divorato dai sensi di colpa verso sua moglie, umiliata a scacciata dalla sua casa come una pazza isterica, e verso le sue adorate figlie, Bertha e Barbara, che, private della madre, rischiavano di pagare il prezzo più alto per i suoi errori e per le sue debolezze. A liberarlo dall’angoscia che lo opprimeva giunse improvvisa, il 22 novembre 1902, la morte.

E’ impossibile stabilire con certezza se si trattò di morte naturale o di suicidio. Il corpo di Fritz, prima ancora che i familiari potessero vederlo, fu deposto in una bara sigillata, nessuna autopsia fu eseguita. Il certificato di morte redatto dai medici presenta una tale incertezza sulla causa del decesso, infarto oppure emorragia cerebrale, da risultare assai poco credibile.

Il testamento di Fritz contiene una prova tangibile del suo sincero affetto verso Capri ed alcuni dei suoi abitanti. Al pescatore Antonino Arcucci destinò un lascito che gli consentì di costruire sulla spiaggia della Marina Piccola alcune rimesse per le barche. La stessa somma ricevettero anche i fratelli Schiano. Al comune di Capri volle donare la grotta di Fra’ Felice, la via verso il mare intagliata nella roccia ed i giardini sovrastanti, oggi denominati “Giardini di Augusto”.

La stampa conservatrice tedesca non esitò a sottoscrivere l’ipotesi che la morte di Krupp fosse la diretta conseguenza del barbaro attacco dei socialdemocratici. Tale interpretazione politica fu prontamente accettata dal kaiser in persona, che dopo le esequie, difronte ai notabili di Essen ed ai familiari di Fritz, tra cui anche Margarethe, improvvisamente rinsavita e dimessa dalla clinica psichiatrica in cui era stata confinata, pronunciò un breve ma intenso discorso in cui accusò il partito socialdemocratico di essere colpevole dell”assassinio morale” di un uomo irreprensibile.

Nelle settimane successive il kaiser ribadì le sue affermazioni, arrivando persino a chiedere agli operai della Krupp di firmare una lettera di ringraziamento per l’impegno imperiale profuso a difesa dell’onorabilità del loro datore di lavoro. Quasi nessuno dei kruppianer si tirò indietro, chi lo fece fu licenziato, anche se la loro dichiarazione, pensata in previsione dell’avvio del processo contro il Vorwärts, rimase di fatto fine a sé stessa. La vedova Krupp infatti, dimostrando grande saggezza, rinunciò ad ogni azione legale. Sulla tomba di Fritz fu posta una piccola targa d’ottone: “Perdono tutti i miei nemici”.

La corsa agli armamenti poté proseguire indisturbata.


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