ll Ciarlatano: storie di truffe e speranze mancate nei secoli passati

Ciarlare…,  discorrere in modo prolisso, vivace e sconclusionato di argomenti leggeri o futili. La nostra lingua è bellissima, ogni parola ha un suo perchè ed una etimologia ben precisa, legata anche a dei fatti, a storie o a dei personaggi, proprio come questo vocabolo, nato da una figura antica, ambigua, ingannatrice e truffaldina: il ciarlatano.

Il ciarlatano era uno spacciatore di certezze che non erano altro che menzogne ben vendute, insomma un venditore del nulla che faceva leva sui poveri creduloni a cui vendeva medicamenti portentosi promettendo guarigioni miracolose. Il losco figuro traeva da ciò lauti guadagni, era difatti un’imbonitore sopraffino, dotato di un forte carisma che lo portava ad avere un successo e una popolarità strepitosa. La loro fama, ad onor del vero, era anche dovuta dagli scarsi successi che la medicina ufficiale aveva, la scienza medica di quel tempo era infatti basata su principi empirici e sperimentali e come si suol dire “non levava un ragno dal buco”.

A dare un significativo suggello a questi manigoldi ci pensarono pure alcuni regnanti del tempo. Luigi XIII, re di Francia dal 1610 al 1643, dedicò molta attenzione a questi “signori”, investendo somme ingentissime allo scopo di acquistare “il segreto dei medicamenti preziosi per divulgarli a pubblico vantaggio”.

Pietro Leopoldo di Toscana

Naturalmente, nonostante il loro alto lignaggio, gli illuminati sovrani venivano regolarmente truffati, così come capitò al granduca Pietro Leopoldo di Toscana (fratello della più celebre Maria Antonietta), quando su consiglio del medico di corte e dell’intero collegio medico di Firenze, comprò da un ciarlatano “il medicamento contro ogni male”:

“…Si prendano rospi vivi, si mettano in una pentola bene invetriata, ed il copercio sia ben turato con loto sapiente, acciò non svapori lo spirito. Si metta in un forno rovente la pentola più volte, acciò si secchino bene i detti rospi. Seccati e freddi che saranno, si faccia polvere con macinino, si unga bene il capo del paziente con lardo di porco, e s’impolveri il capo con detta polvere, si ponga sopra una vescica compressa di porco, si copra il capo con pezzuola e fasce, acciò stia e rimanga applicata la polvere al capo, si tenga il medicamento per 24 ore, di poi si sfascia, si leva detta vescica, e resterà il paziente pulito senza verun nocumento e dolore”… 

Cagliostro

Ma chi erano i ciarlatani più famosi? Due nomi, talmente noti che la loro fama è perfino giunta ai giorni nostri: Cagliostro, che si serviva di pratiche magnetiche per ottenere guarigioni straordinarie e Giacomo Casanova, rinomato da tutti come un vero e proprio “tombeur de femmes”, ma altresì celebre per la sua “acqua di gioventù”, un’elisir di lunga vita famoso in tutta l’Europa del 1700.

Giacomo Casanov

Figuriamoci, se nella rete di questi furfanti cadevano cotante teste coronate, il popolino ignorante, incolto e povero, che faceva? Ci cadeva nella solita maniera ma a prezzi alla portata della povera gente e fra questa povera gente ci furono molti, ma molti garfagnini.

Questi imbroglioni, capirono fin da subito che per perpetrare le loro truffe dovevano seguire le rotte e gli spostamenti delle persone e dalla Garfagnana passava proprio una delle vie più famose e frequentate di quei tempi.

Infatti la via Francigena generava un notevole afflusso di pellegrini per la valle, che portò negli anni a venire alla nascita dei mercati che ancora oggi conosciamo. Lì, ognuno poteva vendere la propria merce, i prodotti del campo e i propri manufatti, si potevano anche offrire i più svariati servizi come piccole riparazioni o la vendita di attrezzi. Ben presto, il duca di Modena Niccolò III(XV secolo),  visto il successo ottenuto da questi mercati, decise di distribuire equamente l’opportunità  di guadagnare qualche soldo a tutti quei paesi che erano sul percorso di questa santa strada, così si dispose che ognuno di questi borghi “ivi posto”, un giorno alla settimana, alternativamente, potesse godere di questi scambi commerciali, ecco allora che il giovedì sarebbe toccato a Castelnuovo, il mercoledì a Gallicano, il martedì a Piazza al Serchio e così via… In men che non si dica i ciarlatani diventarono però i veri protagonisti di questi mercati. Erano veramente degli instancabili malfattori, percorrevano tutta l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, scaltri, furbi, sapevano stuzzicare la curiosità delle persone con mezzi sagaci che stimolavano una morbosa curiosità nel popolo. Il loro arrivo in paese era difatti sempre annunciato giorni prima, facendo uso di bercianti araldi o di ampollose affissioni.

Appena arrivavano nei mercati garfagnini sapevano rubare subito la scena, montavano in men che non si dica il loro palchetto e subito vi salivano sopra(proprio per questo modo di fare furono chiamati anche saltimbanchi), e da quei banchi facevano sfoggio di grandi e presunte conoscenze, accompagnandole talvolta con declamazioni di storielle e filastrocche, insomma, il successo era garantito, tant’è che a Castelnuovo gli fu riservato(nell’attuale Piazza Umberto I)lo spazio migliore, quello dover poter accogliere più gente. Naturalmente la maggior parte di questi ciarlatani erano persone prive d’istruzione, che vendevano medicamenti di ogni genere: unguenti fenomenali, antidoti potentissimi, nonchè scatolette contenenti polveri segrete per guarire dai più svariati malanni: mal di denti, mal di testa, febbri, ferite, vere e proprie panacee supportate da un (falso) certificato ottenuto dalle autorità sanitarie e politiche. Fra i “dotti” impostori che bazzicavano i mercati della Garfagnana si ha notizie di due infingardi, non sappiamo se le generalità fornite siano vere, ne dubito, ma dai registri delle autorità si ha notizia del dottor Salvadori, medico tirolese… che vendeva “vino amaro”, approvato nientedimeno dal sigillo del medico di corte del Regno di Napoli, un vero toccasana “per la febbre alta, o per le febbri periodiche putride o tisi, nelle ostruzioni di fegato e milza, e nelle digestioni depravate”, la bottiglia era sigillata con tanto di ceralacca, a scanso di frodi ed adulteramento…non si sa mai…

Fra i medicamenti più richiesti in Garfagnana, a quanto pare, esisteva un olio benefico, detto olio di Sasso, un prodotto che veniva direttamente dalle nostrane(al tempo)terre del Ducato di Modena, tale portento scaturiva da alcune sorgenti del Monte Giglio, nei pressi di Sassuolo. Sicuramente questa “medicina” non mancava al più famoso di tutti i ciarlatani che in Garfagnana andavano di mercato in mercato: Luigi Gambarotta di Pistoia, possessore inoltre del vero ed unico “salutifero balsamo antiermintico”: “Modo di adoperare il salutifero Balsamo antermintico, o sia antiverminoso dispensato da me Luigi Gambacorta di Pistoia, solo possessore di detto segreto, con privilegio. Primieramente serve per dolor di capo causato da freddo, ungendo le narici, le tempie, la fronte. Per doglie frigide in qualsivoglia parte della vita, ungendo la parte offesa con detto balsamo, e facendo strofinazione sopra, sempre all’ingiù con panni caldi sana. Per sordità d’orecchie, piglia una fasta di bambagia bagnala in detto segreto, porla dentro l’orecchio, untandoti anche fuori, ricupera l’udito. Per quelli che patiscono retenzione d’orina, e renella, calcoli, e viscosità usi con detto segreto tra un sesso, e l’altro, sopra il petenecchio e i fianchi, allarga i meati, stacca i calcoli, fa orinare la renella portata nella vescica, e subito guarirai. Ai vermi delle creature si scalda detto segreto, e poi ungendo i petti e le tempie, le narici del naso, la fontanella della gola la bocca dello stomaco, e l’ombellico, che subito gli manderà fuori.

Per ferite è noto perché leva il dolore, stagna il sangue in 48 ore, salda la ferita, ma caldo con filacci sopra. Alle doglie, catarri, freddore, e umidità di qualsivoglia parte della vita untati dov’è il dolore con panni caldi. Risolve i tumori che provengono da calcare e le contusioni dissolve, e il sangue congelato col suo caldo impedisce la putrefazione, per le sciatiche nove, e vecchie, untando sette volte sana. Giova per le cascate, percosse, maccature, calci di cavalli e morsicature di cani, con taffa di roba sottile posta dentro la morsicatura, e per tagli e ferite si adopra senza chiarata per non incitare la contusione”... poi, eventualmente, chi non voleva acquistare la pozione, il buon Luigi vendeva anche cinghie, cinture per uomo, per donna e cerotti.

Sono trascorsi i secoli e il ciarlatano non si è estinto… sono passate guerre, re, regine, cataclismi sconvolgenti… ma il ciarlatano nel 2020 è sempre vivo e vegeto, anzi ha fatto di meglio, si è evoluto e si è adattato ai tempi moderni, adesso non salta più sul banco ad arringare gente, adesso lo troviamo in televisione o sul nostro computer, il loro intento è però rimasto invariato da secoli: fare soldi sulle speranze e sulle sofferenze della povera gente…


Bibliografia:

  • “Ciarlatani nei secoli” di Ugo Gabriele Becciani, Pistoia 2005

  • “Corriere della Garfagnana” n°4 aprile 2015, “I nuovi articoli sul dazio” di Guido Rossi

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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