L’italiano negli anni dell’ Unita’

tommaseo

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Nello studio delle istituzioni scolastiche è necessario distinguere la storia ed i problemi
dell’istruzione elementare e popolare dalla storia e dai problemi dell’insegnamento e dell’istruzione
“media” e “superiore”. L’esigenza dell’istruzione elementare estesa a ogni cerchia di cittadini
si affermò in Europa in epoche diverse: già nel Cinquecento in Inghilterra e Germania venne intrapresa
una decisa lotta contro l’analfabetismo, anche per l’impulso della riforma religiosa protestante; in Francia,
invece, ancora nel Settecento, l’illuminista Voltaire manifestava la sua diffidenza verso l’istruzione
dei contadini. In Italia, un impulso decisivo verso la creazione di istituzioni scolastiche di massa
si ebbe solo con la dominazione napoleonica: questa fu abbastanza duratura per convincere almeno i ceti
borghesi della necessità dell’istruzione popolare, sicché, quando durante la Restaurazione si cercò di cancellare
ogni traccia di istruzione popolare, la borghesia liberale era pronta al compito di resistere, di tentare di
salvare le istituzioni già esistenti, di crearne altre nuove. Tuttavia, soltanto nel Piemonte e nel Lombardo
Veneto g li sforzi del ceto borghese riuscirono ad indurre i governi ad una politica mirante
all’istruzione popolare, e anche in queste regioni, soltamnto intorno al 1840. Altrove le classi
dirigenti non solo non risposero positivamente alle nuove istanze, ma condussero anzi a più riprese
una politica di consapevole repressione dell’istruzione popolare. Per inevitasbile conseguenza di questa politica,
quando nel 1861 venne compiuto il primo censimento della popolazione del nuovo regno, oltre il 78%
della popolazione italiana risultò analfabeta. Dieci anni più tardi, soprattutto per l’inclusione
del Veneto e di Roma nei confini statali, la percentuale scese al 73% circa.
Al momento dell’unificazione, dunque, la popolazione italiana era per quasi l’80% priva della possibilità
di venire a contatto con l’uso scritto dell’italiano, ossia, per la già rammentata assenza dell’uso orale,
dell’italiano senz’altra specificazione. Sarebbe tuttavia un errore attribuire la possibilità di conoscere
l’italiano al restante 20% della popolazione;un’assunzione del  genere pecchrebbe, nello stesso tempo
per eccesso e, limitatamente a due zone, Roma e la Toscana per difetto.
(T. De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Bari, Laterza)

APPROFONDIMENTI:

http://cronologia.leonardo.it/lazzari/lazzari01.htm