L’islamizzazione del radicalismo

       I tragici eventi di Dacca e i giovani che ne sono stati protagonisti – non poveri, non emarginati sociali, non disperati – non fanno che confermare l’esemplare tesi di Olivier Roy, quella per cui il mondo si trova di fronte non a una radicalizzazione dell’islamismo, ma a una islamizzazione del radicalismo. Giovani di buona famiglia, con buoni studi e nessun problema economico che si lasciano tentare dalle sirene del radicalismo islamico, abbandonano tutto e si votano ad una nuova vita, che spesso si identifica con una morte.
       Se il mondo occidentale non fosse quel coacervo di idiozie che è da tempo,avrebbe cominciato a interrogarsi sulle cause reali di un fenomeno altamente preoccupante, mentre preferisce come sempre ricorrere alle giaculatorie. La realtà, per contro, è altamente inquietante: giovani acculturati rifiutano lo spaventoso economicismo del mondo attuale e imbastiscono una loro personale rivolta contro il mondo moderno, di cui notano la colossale vuotaggine, la individuano senza difficoltà, e comprendono come il denaro non serva in alcun modo a riempire i loro cuori e i loro spiriti.
       Nell’opinione di chi scrive, il mondo occidentale farebbe bene a interrogarsi sugli sfracelli che sta producendo con la sua assoluta demonìa dell’economia e della tecnica, ma è troppo votato a una cultura del fare senza senso e senza scopo (a parte forse l’accumulazione primitiva…) per riuscire a capire che cosa provoca davvero il suo vuoto assoluto di sostanza in anime non ancora perse e alla ricerca di modalità esistenziali diverse.
       Questa è la ragione per cui, invece che rifugiarsi dietro alle solite frasi fatte, sarebbe utile interrogarsi sulle vere cause di certi fenomeni. Sfortunatamente, si preferisce non farlo, perché è molto più comodo sbattere mostri in prima pagina che cercare di capire le ragioni di un rifiuto così totale e assoluto. Farlo, per contro, ci porterebbe ad interrogarci su alcuni quesiti fondamentali che le nostre classi dirigenti vogliono assolutamente evitare che ci poniamo, e che sono: l’economia è vita? La finanza è vita? L’uomo ridotto a soggetto consumatore, pagatore e da tassare, è vita? La condizione umana privata di ogni afflato di trascendenza (sia esso religioso o di altro genere non importa) è vita?
       Non soffermandoci su queste cause, non riusciamo ovviamente a fornire uno straccio di risposta a interrogativi che in realtà sono fondamentali, che quindi restano e continueranno a restare inevasi. Così, continueremo a non capire a che cosa ispirano le loro linee di azione i nostri nemici e neppure a capireperché ci sono nemici. Anche se – questa la mia opinione – le nostre classi dirigenti sanno benissimo per quale ragione costoro ci sono nemici e la loro principale preoccupazione è evitare che la maggior parte di noi possa mai capirlo. Meglio continuare a vaneggiare di terroristi che sparano per il gusto di sparare, come “ribelli senza causa” che in verità una causa ce l’hanno, molto forte e chiara, e ad essa sono votati fino alla morte.
Piero Visani

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