Lisa Montgomery: l’ultima esecuzione capitale del governo Trump

Executioner's "Control Module" formerly installed in the James T. Vaughn Correctional Center, Smyrna, DE. On display in the National Museum of Crime & Punishment, Washington, D.C. “ The Delaware lethal injection machine This is the Executioner's "Control Module" of the Delawere Lethal Injection Machine formerly installed in the State Prison in Smyrna. The Lethal Injection Machine of this particular design, adopted by seventeen states, has two parts - a "Control Machine" and a "Delivery Module." This allowed the executioners to commernce the lethal injection fromma room separate from the inmate. The Control Module consists of two "On/Off" switches, only one of which actually triggers the chemicals to flow to the Delivery Module. Therefore, the two Executioners assigned to push the buttons would not know which one of them actually started the administration of the lethal cocktail. Once the machine was activated, it delivered three drugs with saline flushes in between for ten seconds each, one minute apart from one another, to n intravenous line runnning from the delivery module to the prisoner's vein. Courtesy of the Arthur Nash Collection

Nuova condanna a morte eseguita negli Stati Uniti d’America. Col vecchio presidente Trump probabilmente rimosso d’ufficio e il nuovo presidente ancora non insediato, nel carcere di Terre Haute, in Indiana, è stata uccisa, mediante iniezione letale, Lisa Montgomery.

Una vicenda, come molte altre riguardanti esecuzioni capitali, controversa e ricca di colpi di scena. Nel 2007, i giudici del tribunale del Missouri condannarono alla pena capitale la Montgomery giudicandola colpevole di aver ucciso una donna, nel 2004.

Un omicidio particolarmente efferato che fece notizia: non potendo avere figli, la Montogomery, aveva scelto a caso e poi ucciso una giovane donna, Bobbie Jo Stinnett, allevatrice di cani appena ventitreenne, strangolandola e poi squarciandole il ventre per rubarle il feto di otto mesi che portava in grembo (una bambina sopravvissuta che oggi vive con il padre naturale).

Gli avvocati della cinquantaduenne Montgomery hanno sempre basato la difesa sul fatto che la loro assistita, al momento dell’omicidio, era incapace di intendere e di volere a causa delle violenze subite da bambina. Nonostante la crudeltà dell’omicidio, quindi il reato non sarebbe stato non punibile con la condanna a morte. Ma la Corte suprema aveva più volte respinto i loro ricorsi.

Nei giorni scorsi, però, un giudice federale ha ordinato di sospendere l’esecuzione, proprio per questo motivo. Ma la Corte Suprema ha dato nuovamente ragione al dipartimento di Giustizia, che aveva fatto ricorso contro la sospensione.

A questo punto non c’è più stato niente da fare. Niente ha più potuto fermare il boia. E la condanna a morte è stata eseguita. La Montgomery è la prima donna condannata a morte negli Stati Uniti dopo quasi settant’anni, dal 1953.

La scia di sangue lasciata dal boia, negli USA, non sembra avere fine: altre due persone, rinchiuse nel braccio della morte, sono in attesa di essere giustiziate. Per loro, però, esiste un barlume di speranza. Il giudice federale del District of Columbia ha bloccato le esecuzioni di Corey Johnson (condannato per l’omicidio di sette persone in Virginia) e Dustin Higgs (accusato di ordinato l’uccisione di tre donne in Maryland).

Sebbene programmate prima dell’insediamento il 20 gennaio del presidente eletto Joe Biden, contrario alla pena di morte, la speranza è che questa proroga possa essere il primo passo per scrivere la parola fine alla pratica delle esecuzioni federali negli Stati Uniti d’America.

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