L’IPOTESI DI SCUOLA-IMPRESA E QUELLA DI IMPRESA-SCUOLA.

 

L’IPOTESI DI SCUOLA-IMPRESA E QUELLA DI IMPRESA-SCUOLA.

 

I Francesi convengono ormai da tempo che le Università siano solo una fabbriche di disoccupati.

Una formazione “generale e astratta” non è più valida a garantire occupazione, come lo è stato da sempre, dal momento che il progresso tecnologico ed economico ha spostato il centro di interesse dalla produzione al consumo. Mentre una volta si riusciva a vendere facilmente tutto quello che si produceva con difficoltà, ed era il prezzo a condizionare la domanda, oggi è molto facile produrre, ma molto difficile riuscire a vendere, ed è la domanda a condizionare il prezzo.

Produrre una gran quantità di beni o servizi è molto facile (basta far lavorare una serie di macchine o di lavoratori), mentre produrre una gran qualità, invece, è molto più difficile, dal momento che la qualità è un fattore produttivo dettato dal “gusto” del consumatore; gusto del tutto “soggettivo”, che varia da mercato a mercato, e per ogni singolo segmento di esso. Il prezzo non è più condizionante nel significato economico classico, anzi molto spesso un prezzo inferiore può lasciar dedurre una qualità inferiore.

Oggi l’ipotesi alternativa alla formazione classica di tipo universitario è quella delle “Scuole”, vale a dire centri di formazione specialistici, che abbiano uno stretto collegamento con il mondo del lavoro. L’E.S.A. (Ecole Superieure d’Administration) ne è un esempio tipico, dove anche per i servizi della Pubblica Amministrazione si preferisce educare con l’approccio di “Scuola”, piuttosto che di “Università”.

Per quanto concerne il settore della produzione alimentare, che più ci riguarda da vicino, la situazione sembra essere ancor più favorevole a questo tipo di approccio, dal momento che il bisogno di “qualità” elevata sta diventando sempre più preponderante rispetto a quello della quantità.

L’ipotesi che a noi preme sottolineare in questo breve intervento è proprio quello di avviare uno stretto legame tra la scuola e l’impresa, dove la prima analizza e soddisfa il fabbisogno formativo della seconda, in funzione delle esigenze di un mercato sempre mutevole ed in continua espansione.

Se torniamo indietro con la memoria agli anni trenta, dobbiamo riconoscere che la Bauhaus di Berlino (Scuola di Architettura) avviò questo processo rivoluzionario ben più di sessanta anni fa. Il processo era talmente tanto rivoluzionario che la scuola fu chiusa d’autorità da Hitler. Ma la strada era aperta, anche se per sessanta anni lo statalismo ottuso (di destra, di centro, o di sinistra che sia) ha cercato di soffocare ogni ipotesi che non riportasse il tutto al controllo centrale.

Noi oggi stiamo avviando una stretta collaborazione tra esigenza lavorativa ed esigenza formativa, ponendo le Scuole al fianco dell’Impresa, diventandone i consulenti, i partners. Gli studenti che fanno stage nelle imprese imparano a lavorare ed al contempo insegnano all’imprenditore tutte quelle tecniche che permettono di gestire la sua azienda con criteri razionali ed efficaci.

Nel settore agricolo, agroalimentare, agroenergetico, ambientale, forestale, agroturistico, ecoturistico, etc., tutti settori di pertinenza delle aziende associate ANGA, noi (in questo caso parlo nella mia qualità di docente di Scuole di formazione manageriale) inviamo i nostri studenti presso le aziende per offrire interventi lavorativi gratuiti in cui lo scambio di esperienze è utile e profittevole sia per gli studenti che per l’impresa. Alla fine dello stage l’impresa si trova ad aver indirizzato la sua condizione secondo criteri razionali ed efficaci, e lo studente si trova ad aver imparato che cosa è realmente richiesto nel mondo del lavoro. Tutti e due si trovano di fronte ad una realtà nuova in cui l’uno e l’altro possono aver trovato il partner giusto per continuare un rapporto professionale di reciproco interesse.

L’ipotesi di Impresa-Scuola.

Alla prima ipotesi di “Scuola/Impresa” (ormai avviata ed in fase di consolidamento) si potrebbe affiancare quella “Impresa/Scuola”, soprattutto nel settore agroalimentare dove la componente “esperienza imprenditoriale” può risultare preponderante rispetto a quella di “esperienza didattica”.

Per avviare questo nuovo corso (certamente ancor più innovativo del primo) v’è bisogno di rendersi conto che l’imprenditore agricolo esce dagli schemi classici dell’agricoltore per utilizzare quelli dell’imprenditore puro. Produrre beni primari quali quelli agroalimentari equivale a produrre beni primari quali quelli energetici, siderurgici, e quant’altro. Pertanto, se l’imprenditore petrolifero ha “coltivato” i suoi giacimenti in tutti i Paesi del mondo, per poi raffinarli in altri Paesi, e quindi venderli in Paesi ancora diversi, utilizzando in questo lungo processo economie di scala, impiegando fattori produttivi diversi che tendevano tutti alla riduzione dei costi ed all’incremento della qualità dei prodotti finiti, altrettanto può e deve fare l’imprenditore agroalimentare in questa sua fase di incremento imprenditoriale.

L’Impresa/Scuola agroalimentare può produrre personale altamente qualificato, sia attraverso il ricorso a risorse proprie, sia attraverso il ricorso a formatori esterni.

L’enorme vantaggio dell’Impresa è dato dalla possibilità di trovare un impiego per i suoi studenti ancor più immediato di quello che possa trovare una Scuola, ancorché famosa ed affermata.

L’impresa ha la possibilità di occupare i suoi studenti sia nel suo interno, sia in attività affini d’ambito nazionale o internazionale (i Paesi in crisi economica o in via di sviluppo hanno un bisogno disperato non di tecnici puri, bensì di imprenditori. Le scuole agricole tradizionali si sono sempre limitate a formare tecnici agronomi, senza avere mai avuto la capacità di formare imprenditori agricoli, o agroalimentari) e, soprattutto di formare una vera categoria imprenditoriale che può essere affiancata in franchising alle attività correnti dell’Impresa/Scuola.

Un’Impresa/Scuola che voglia essere veramente efficace deve porsi l’obiettivo primario di internazionalizzare i suoi mercati; per cui, acquisti, tecnologie, capitali finanziari, produzione e vendite devono essere orientati non più ad un mercato chiuso quale quello nazionale. Per internazionalizzare l’impresa bisogna cercare di internazionalizzare tutti suddetti fattori d’impresa quasi all’unisono, giacché per ottenere capitali finanziari internazionali, o per accedere a mercati di vendita non locali v’è bisogno di essere veramente di cultura internazionale. Le multinazionali statunitensi non si sono autolimitate ai mercati nordamericani, per cui hanno avuto accesso anche ai mercati finanziari non nordamericani, con la conseguenza che sono diventate delle compagnie molto potenti e con prodotti di elevata qualità.

A questo proposito l’ipotesi di Impresa/Scuola, diventa strategica giacchè mentre si formano i propri studenti si forma anche l’impresa, dando “valore aggiunto” sia ai prodotti che all’impresa stessa.

L’Impresa/Scuola dovrebbe, a nostro avviso, insegnare tutte le discipline tipiche d’impresa, tra le quali citiamo in ordine casuale:

normativa giuridica e contrattuale internazionale e sopranazionale;

marketing;

tecnologie agricole energetiche e industriali;

finanza (project financing, financial leverage, third party financing, financial trading, etc.);

metodologie produttive;

metodologie di vendita;

tecniche di “product phase-out” (abbandono di prodotti obsoleti e introduzione di prodotti innovativi).

Le citazioni inglesi non sono un capriccio dello scrivente, ma una reale necessità dettata dalla impossibilità di usare termini di lingua italiana, considerato che le attività citate sono di provenienza statunitense, che troppo spesso non hanno riscontro nella pratica nazionale, e quindi neanche nella lingua italiana.

Il bacino del Mediterraneo potrebbe essere un mercato di utenza dell’Impresa/Scuola veramente notevole, sia in considerazione del fatto che raggruppa quasi 250 milioni di abitanti, sia soprattutto considerando che l’Italia ha una posizione geografica molto favorevole per l’avvio di una siffatta attività.

Istituire corsi di laurea in imprenditoria agroalimentare, o dei “Master in Agroindustry Entrepreneurship” è quanto l’Impresa/Scuola deve prevedere di fare, sull’esempio dei Master in Business Administration, con l’enorme vantaggio che i primi specializzano in ambito imprenditoriale e non solo manageriale in un settore di attività ben  delimitato.

La domanda di formazione in Master è notevole e remunerativa (basti pensare che alcuni nostri studenti si recano negli Stati Uniti per frequentare dei Master che costano fino a 35.000 dollari l’anno; un master conseguito in Italia costa sui venti milioni, ed è di qualità piuttosto scadente).

Il Master può essere indirizzato sia a studenti laureati (che potrebbero frequentare a tempo pieno), sia ad imprenditori, dirigenti o impiegati in attività (che potrebbero frequentare a tempo parziale, ad esempio durante ore serali, il sabato, oppure con lezioni telematiche).

Ci rendiamo ben conto che per qualsiasi impresa avviare attività simili può essere estremamente difficile, e proprio per questo motivo riteniamo che associazioni di categoria quali l’ANGA potrebbero farsi promotrici di formazione ai formatori, e seguirli con l’apporto di chiarissime personalità esterne. In generale, la formazione all0mprenditoria è ritenuta essenziale per dare un contributo alla soluzione della disoccupazione. In Svizzera il Politecnico di Losanna ha avviato lo scorso anno una Scuola di Imprenditoria; negli Stati Uniti ci sono esempi di Università (Monticello, Columbia, ed altre) che hanno costituito Scuole di Imprenditoria. Ci sono anche i primi casi di Impresa/Scuola (in Italia un caso degno di segnalazione è quello di Mediaset), ma nel settore agroalimentare ancora è tutto da fare.

 

 

Enrico Furia.

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