Autostrade bloccate dalla pioggia ghiacciata.
Ferrovie bloccate da neve e gelo.

       Prevenzione zero: come era possibile prevedere che d’inverno nevichi e d’estate faccia caldo? E dire che “non esistono più le mezze stagioni”…
       Cittadini (sudditi) inferociti, di quelli che a suo tempo levarono alti lai nel caso di un’allerta terremoto rivelatasi infondata, perché li aveva scossi nelle loro certezze (“ma che vuoi che succeda? Un terremoto proprio qui? Ma dai…”).
       Mentre guarda il gregge infuriato, il lupo solitario e disgustato – provvisto di qualche modesta conoscenza storica – rivede le Custoza, le Lissa, le Adua, le Caporetto e capisce che, se anche il calendario segna 2 febbraio 2018, esso in realtà è fermo da tempo alla data più epocale di tutte, quella della “morte della Patria” e dello squagliamento collettivo: l’8 settembre 1943. Ciò che è venuto dopo è una mera finzione con intenti mitici, ma questa repubblica (scritto rigorosamente minuscolo) è – al più – una semplice “espressione geografica” (come da splendida valutazione di Clemens von Metternich). E ora tutti al voto per rivitalizzarla, per generare una salvifica “svolta”. Cambiare il carattere nazionale, per cercare di renderlo “più migliore”, quello mai! Costerebbe troppa fatica.

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