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LIBERTÀ DI STAMPA: ITALIA 46MA

I giornalisti italiani “a volte cedono all’autocensura”. Superati da Mauritania e Namibia.

Come ogni anno Reporters Sans Frontiers (RSF) ha pubblicato il rapporto World Press Freedom Index, un’attenta analisi sulla REALE libertà di stampa e l’indipendenza dei media in 180 Paesi. E le sorprese non sono mancate.
A cominciare dall’Italia: nel Bel Paese la situazione è peggiorata. Sia in termini assoluti (come punteggio) che di posizioni: l’Italia è scesa dalla 41esima posizione del 2023 alla 46ma posizione del 2024. Netto il peggioramento dell’“indicatore politico” e quello “sociale”. Ma in generale sono molti i settori nei quali ci sono problemi. Secondo gli autori della classifica, “La libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare nel sud del paese, nonché da vari piccoli gruppi estremisti violenti”. Particolarmente grave anche la situazione politica. Se da un lato, “i giornalisti italiani godono di un clima di libertà”, dall’altro, “a volte cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della loro testata giornalistica, sia per evitare una causa per diffamazione o un’altra forma di azione legale”. “Ad aggravare la situazione per i cronisti di cronaca nera e giudiziaria c’è la “legge bavaglio” propugnata dalla coalizione di governo della premier Giorgia Meloni, che vieta la pubblicazione di un ordine di custodia cautelare fino al termine dell’udienza preliminare”, si legge nel rapporto.
Il peggioramento non riguarda solo l’Italia, ma anche molti Paesi europei, soprattutto a est. Tra quelli che hanno mostrato cali significativi la Georgia (103ma), che è “crollata” di ben 26 posizioni. Anche l’Azerbaijan, che ospiterà la prossima COP29, sembra non essere messo bene in questo settore: occupa una delle ultime posizioni in assoluto, la 164ma. Qui tutti gli indicatori sono “crollati”, in particolare quelli politici.
Solo due posizioni più in alto c’è la Russia (al 162mo posto) che da anni ha “porta avanti la sua crociata contro il giornalismo indipendente”. Secondo RSF sono “più di 1.500 i giornalisti fuggiti all’estero dall’invasione dell’Ucraina”. Il fatto che nella classifica la Russia sia salita di due posizioni rispetto all’Indice mondiale della libertà di stampa del 2023, dipende più dal calo di altri Paesi che da oggettivi miglioramenti. Anche l’Ucraina è salita in graduatoria. E di ben 18 posizioni: ora occupa il 61mo posto, ma questo miglioramento è dovuto principalmente al fatto che rispetto, allo scorso anno, è diminuito il numero di giornalisti uccisi.
Estremamente diversificata la performance dei Paesi Ue. Da un lato si registra l’adozione da parte dell’Unione Europea della prima legge sulla libertà dei media, l’EMFA. E alcuni Paesi rimangono in vetta alla classifica: Norvegia, Danimarca e Svezia occupano i primi tre posti assoluti della classifica. Dall’altro emerge il comportamento di alcuni leader politici di ridurre lo spazio per il giornalismo indipendente: “Tra i protagonisti di questa pericolosa tendenza ci sono il primo ministro ungherese pro-Cremlino, Viktor Orban, e il suo omologo in Slovacchia, Roberto Fico”. Ma non è solo l’Ungheria (67ma) a occupare una posizione molto bassa della classifica. Anche Malta (73ma) e la Grecia (88ma) occupano posizioni sintomo di criticità interne mai risolte.
Deludente anche la posizione degli USA: 55mi e con un crollo di ben 10 posizioni rispetto all’anno passato. Una performance che dovrebbe far riflettere: quest’anno gli americani saranno chiamati ad eleggere il prossimo inquilino della Casa Bianca.
Altrettanto sorprendenti, ma questa volta positivamente le posizioni di alcuni Paesi africani: la Namibia è al 34mo posto (sebbene in discesa dalla 22ma posizione); il Sudafrica 38mo (anche in questo caso con un calo notevole: era 25mo lo scorso anno); e la Mauritania 33ma. Proprio la Mauritania è probabilmente il Paese che ha fatto registrare i miglioramenti maggiori: era 86ma nel 2023.
Per il resto, stabili in fondo alla classifica molti dei Paesi le cui economie sono dominanti a livello globale: la Cina è 172ma (era penultima lo scorso anno); l’India 159ma. Anche per l’India è significativo il fatto che la libertà di stampa sia così bassa: a breve quasi un miliardo di elettori sarà chiamato alle urne per scegliere il nuovo leader del Paese più popoloso del pianeta.
Fanalini di coda della classifica, molti dei Paesi arabi: dall’Iraq (169mo) all’Arabia Saudita (166ma); dagli Emirati Arabi Uniti (160mi e con un netto peggioramento rispetto allo scorso anno) al Kuwait (133mo). Anche il Qatar, insieme ad altri Paesi mediorientali al centro della maggior parte degli eventi sportivi mondiali, non è andato oltre l’84ma posizione.
Tra i Paesi che hanno visto peggiorare il proprio ranking c’è anche Israele: passato dalla 97ma posizione alla 101ma. Secondo RSF, dall’inizio degli scontri nella Striscia di Gaza, il 7 ottobre 2023, “più di 100 giornalisti sono stati uccisi in sei mesi a Gaza dalle Forze di difesa israeliane (IDF)”. E “la pressione sui giornalisti in Israele è aumentata. Le campagne di disinformazione e le leggi repressive si sono moltiplicate” in tutto il Paese. Nel 2023, l’emittente Channel 14, di estrema destra, è diventata il secondo canale televisivo più visto in Israele dopo Channel 12. Da ottobre 2023 la maggior parte dei media ha trasmesso sempre più la propaganda del governo a favore della guerra e le voci critiche hanno difficoltà a farsi sentire. Ma “Channel 14 è noto per fornire una copertura molto favorevole del primo ministro, con poche voci critiche” si legge nel rapporto. La comunicazione sulla guerra a Gaza è stata seriamente ostacolata, poiché solo i giornalisti incorporati nell’IDF sono autorizzati a entrare nell’enclave. “Sotto la censura militare israeliana, la segnalazione di varie questioni di sicurezza richiede l’approvazione preventiva da parte delle autorità” riportano gli autori del rapporto di RSF. “Oltre alla possibilità di azioni civili per diffamazione, i giornalisti possono anche essere accusati di diffamazione penale e “insulto a pubblico ufficiale”. E “nel 2023 il Parlamento ha approvato un emendamento alla legge antiterrorismo che punisce coloro che “consumano sistematicamente e continuamente pubblicazioni terroristiche” o che trasmettono “un invito diretto a commettere un atto di terrorismo”. L’interpretazione estensiva nel contesto della guerra comporta rischi per la libertà di stampa. Una seconda legge, approvata dal Parlamento nel 2024, consente di vietare la trasmissione di media stranieri che minacciano la sicurezza dello Stato.
Tutti numeri dai quali emerge che in generale la maggior parte dei Paesi attori principali del futuro del pianeta presentano livelli di libertà di stampa estremamente bassi.

 

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