Non solo calcio e samba…Il Brasile, per l’Italia e la Garfagnana in particolare fu molto altro. Furono loro , la F.E.B (Força Expedicionária Brasileira) che mise per prima il naso sotto l’incessante fuoco nemico degli MP 40 tedeschi nei nostri martoriati paesi , furono loro a liberare fattivamente i borghi della Valle del Serchio dall’oppressione nazista e furono sempre loro che per la nostra buona causa persero circa duemila soldati. Guardiamo allora la storia di questo contingente e di come arrivò da migliaia e migliaia di chilometri di distanza a combattere nelle sperdute terre di Garfagnana…

I meriti sono sempre i loro, non è che non ce l’abbiano, anzi, ma l’America in fatto di guerra quando la vince si prende quasi tutti gli onori (senza condividerli), mentre quando la perde non la perde… non ha semplicemente vinto… è un po’ il solito giochino dei nostri politici che ad elezioni avvenute nessuno esce mai sconfitto. A parte ciò, tornando a parlare di guerra questo fenomeno è tipicamente americano e questo ben si dovrebbe sapere anche in Garfagnana, poichè certi onori vanno condivisi e riconosciuti… Chi ha liberato fattivamente la Garfagnana dalle forze nazi-fasciste nella seconda guerra mondiale? In coro la maggioranza di voi mi risponderà gli americani (e in buonissima parte è vero), ma coloro che nei nostri martoriati paesi misero per primi il naso sotto il fuoco incessante degli MP40  tedeschi furono i brasiliani. Quindi diamo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio…Si, perchè furono loro, i brasiliani, a liberare e ad entrare per primi nei nostri borghi, furono loro che persero (circa)duemila uomini per liberare l’Italia dall’oppressione nemica, loro, che erano conosciuti semplicemente come F.E.B ovverosia Força Expedicionária Brasileira (Forza di spedizione brasiliana), perchè come vedremo Brasile non è solo calcio e samba.

Il presidente Vargas

Prima di analizzare come i brasiliani operarono in Garfagnana approfondiamo il perchè una nazione lontana migliaia e migliaia di chilometri arrivò a fare una campagna di guerra in Italia. Innanzitutto cominciamo con il dire che il Brasile fu l’unica nazione sudamericana a partecipare attivamente alla guerra, anche se nel 1939 (all’inizio del conflitto) il paese era ancora neutrale, coerente con la politica del suo presidente Vargas che furbescamente decise di non farsi nemica nessuna super potenza in modo di godere dei vantaggi offerti da queste. Questa scaltra manovra durò fino al 1942 quando gli Stati Uniti bussarono alla porta di un Brasile dal governo a dir poco vacillante, chiedendo (o meglio ordinando)l’uso dell’isola di Fernando de Noronhae e della costa nord orientale brasiliana per il rifornimento delle loro basi militari, inoltre dal gennaio del medesimo anno i sommergibili italo- tedeschi iniziarono una serie di siluramenti contro navi mercantili brasiliane, questo attacco contro le navi carioca mirava a isolare il Regno Unito impedendo così di ricevere forniture vitali dal continente sudamericano a sostegno della guerra. Questi attacchi avevano anche un’altro scopo, cioè quello di intimidire il governo brasiliano, in modo che si mantenesse neutrale, dall’altra parte agenti segreti infiltrati e fascisti brasiliani diffondevano la voce che gli affondamenti fossero opera degli stessi anglo americani interessati all’ingresso del Brasile in guerra. Insomma, la situazione non era delle più chiare ma tuttavia l’opinione pubblica non si fece abbindolare, le morte dei civili e i proclami provocatori di Hitler fecero chiedere a gran voce dal popolo lo stato di belligeranza contro i paesi dell’Asse. Detto, fatto ! Il 22 agosto 1942 il Brasile dichiarò guerra all’Italia fascista e alla Germania nazista.

La FEB sta per sbarcare a Napoli

Finalmente dopo due lunghi anni d’attesa da quel 22 agosto 1942 arrivò in Italia sbarcando a Napoli (era il 2 luglio 1944) il primo scaglione della F.E.B sotto il comando generale di Joao Batista Mascarenhas Morais. L’ambientamento fu subito difficile, le prime settimane furono dedicate all’acclimatamento e all’addestramento, tutto naturalmente sotto la supervisione statunitense, la quale F.E.B. era subordinata. La Força Expedicionária Brasileira fu integrata così in seno al IV corpo d’armata americano sotto il comando del generale Crittemberger, corpo a sua volta assegnato alla mitica V armata comandata dal generale Clark. Quindi era tutto pronto per cominciare le difficili battaglie che attendevano i brasiliani, mancava ancora una cosa, un dettaglio se si vuole, che in qualche maniera contraddistinguesse la F.E.B dagli altri battaglioni integrati dagli Stati Uniti presenti da ogni parte del globo (giapponesi, africani, indiani…): il simbolo. Il simbolo fu infatti realizzato quando le truppe erano già in Italia e tale emblema raffigurava curiosamente un serpente che fuma la pipa, come risposta ironica a chi in Brasile sosteneva che era più facile vedere un serpente fumare piuttosto che l’esercito brasiliano partecipare alla guerra in Europa.

Lo stemma della FEB

Curiosità nella curiosità il bozzetto del disegno fu approvato dal ministro della guerra Dutra, durante la visita alle proprie truppe fatta alla metà dell’ottobre ’44 quando la F.E.B si trovava proprio in Garfagnana. Venne così iniziata una produzione artigianale presso le varie famiglie garfagnine che ospitavano i soldati, dove le donne si davano da fare a realizzare queste simpatiche figure che poi venivano cucite sulla manica sinistra della giacchetta militare in modo da diversificarsi dagli altri alleati che portavano il loro simbolo rigorosamente a destra. -A cobra està fumando!!!- divenne anche il grido di battaglia e anche stavolta il brasiliano seppe distinguersi, mentre gli altri usavano simboli di forza come teschi, coltelli, fucili, la F.E.B fu presto identificata come “i soldati del cobra che fuma”. Fu tale il successo di questa effige che anche Walt Disney ne realizzò un ulteriore bozzetto, ma non venne mai usato dalle truppe.
La Força Expedicionária Brasileira entrò così in combattimento in Garfagnana e nella Valle del Serchio nel settembre 1944 forte di 25.334 soldati(un secondo contingente si aggregherà nel febbraio 1945), le difficoltà però furono subito evidenti. La carenza di equipaggiamento e del vestiario sopratutto fu la prima cosa che si rese necessaria da cambiare. La divisa d’ordinanza non era sicuramente adatta ai rigidi inverni garfagnini, molti brasiliani poi nei mesi a seguire incontreranno nel loro cammino anche la neve, cosa che loro non avevano mai visto. A fargli la vita difficile ci si mise anche la caratteristica spocchia degli americani stessi, ne è testimone questo singolare episodio che è stato raccolto proprio da dichiarazioni brasiliane e racconta che in una radura in Garfagnana le truppe americane dividevano il campo con le truppe brasiliane.

Brasiliani della FEB (forcaexpedicionariabrasileira1944.wordpress.com)

Gli alloggi brasiliani si trovavano a circa duecento metri da quelli americani ma c’era la totale libertà di andare e venire da un campo all’altro, ad un certo punto i brasiliani si accorgono che dalla dispensa sta scomparendo del cibo e anche munizioni, i responsabili di cucina avvertono subito il comandante che gli americani sono stati scoperti a rubare. Il comandante brasiliano così va a parlare con il collega americano che una volta ascoltata la storia e si mette sonoramente a ridere:– Questa è una guerra, non un college, se non sapete proteggere il vostro materiale è un problema che riguarda solo voi…- .
Nonostante tutto, in precedenza i brasiliani era già entrati in linea di combattimento nell’agosto 1944 nella zona di Vecchiano (Pisa) e dopo aver liberato Massarosa e Camaiore e aver tenuto un buon comportamento nell’inseguimento dei nazisti in ritirata, i soldati furono spostati come detto nella Valle del Serchio, dove trovarono subito una forte resistenza in Val Pedogna alle porte di Pescaglia. Il 28 settembre i brasiliani ebbero la meglio ed entrarono in paese, li si unirono alla 92° Divisione Buffalo e insieme il 30 settembre entrarono in Borgo a Mozzano, qui stabilirono il proprio comando. In quei giorni non mancò la collaborazione con i partigiani locali e tra il 26 e il 27 settembre il gruppo partigiano “Valanga” prese il controllo del Monte Croce e del Matanna.

 
La FEB passata in rassegna a Borgo a Mozzano sullo sfondo il Ponte del Diavolo

Sull’altro versante il 1° ottobre gli americani riuscirono ad entrare a Bagni di Lucca, mentre i tedeschi in fuga continuavano la loro opera di distruzione delle varie infrastrutture. Nella solita settimana la F.E.B avanzò di ben 20 chilometri, liberando il 6 ottobre Fornaci e occupando di fatto anche la S.M.I. Il giorno dopo alle 12:15 una pattuglia brasiliana si spinse fino a Barga oramai abbandonata, ma tornò indietro, due giorni dopo alle 10:30 gli alleati con i volti dei brasiliani liberarono e occuparono Barga, a seguire uguale sorte toccò a Gallicano, Sommocolonia, Ghivizzano e Pian di Coreglia. Lo scoglio più duro doveva però ancora venire poichè il fronte si attestò (come ben si sa) sulla Linea Gotica, qui i brasiliani nel tentativo di sfondare per raggiungere Castelnuovo Garfagnana persero molti uomini. Il generale carioca Zenobio cercò di consolidare le posizioni e mandava di tanto in tanto pattuglie in avanscoperta per studiare le operazioni nemiche, così la mattina del 30 ottobre malgrado la forte pioggia si decise l’attacco su​

 
Soldati brasiliani in posa in Piazza Garibaldi a Borgo a Mozzano

Castelnuovo. I contrattacchi tedeschi furono impetuosi e costrinsero i brasiliani a ritirarsi, questo fu l’unico loro fallimento nella campagna di guerra nella nostra valle, nonostante la ritirata furono catturati 208 prigionieri ma purtroppo 290 soldati della F.E.B persero la vita. Questa fu così la loro ultima operazione militare in terra di Garfagnana, il destino della F.E.B prosegui con successo sull’appennino bolognese e modenese, nella provincia di Parma, Reggio Emilia e in parte del nord Italia in genere. In questa campagna il Brasile catturò più di ventimila soldati nemici (14.779 solo a Fornovo in provincia di Parma), ottanta cannoni,millecinquecento autovetture e quattromila cavalli, ma quello che pesò di più furono gli oltre duemila morti nelle proprie file che in parte furono sepolti a Pistoia.

Brasiliani liberatori

Nel 1960 furono poi trasferiti in Brasile nel monumento che fu eretto nell’Aterro do Flamengo a Rio de Janeiro in onore del loro sacrificio.Cinque anni
dopo sempre a Pistoia nello stesso luogo dove si trovava il cimitero si inizio a costruire il Monumento Votivo Militare Brasiliano, durante i lavori venne ritrovato un corpo mai identificato, si decise così di lasciarlo nel sacrario stesso come milite ignoto.
Nonostante le indubbie avversità la F.E.B tenne sempre un comportamento irreprensibile distinguendosi per coraggio ed energia in tutte le operazioni in cui venne impiegata. Onore alla F.E.B !!!



Bibliografia

  • Si ringrazia sentitamente il portale web portalfeb.com e il signor Caetano Silva per le preziose notizie fornite
  • Notizie tratte anche da: brasilescola.uol.com.br/historiag/forca-expedicionaria-brasileira-feb.htm
  • Questo articolo naturalmente non ha la pretesa di completare tutto l’argomento. Per una maggiore completezza consiglio il libro “Il Brasile in guerra: la Força expedicionária brasileira in Italia” dell’amico Andrea Giannasi 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.