LETTERA APERTA AL SINDACO DI FIUME (RIJEKA)

Fiume_cheering_D'Annunzio

Indirizzo la mia missiva in italiano, perché lingua ufficiale dell’Unione Europea, ed ampiamente conosciuta in città.

Avete celebrato la festa nazionale dello Stato con una rassegna fotografica in città, molto bella ma completamente artefatta.

Si è descritto l’intervento dell’esercito iugoslavo come atto di liberazione, mentre si è trattato di pura invasione. Ricordo che la Repubblica di Croazia era diventata indipendente nel 1941, schierandosi con l’asse italo-tedesco. Avete lodato l’intervento armato dell’esercito iugoslavo come intervento partigiano, mentre i Serbi erano venuti ad imporre la loro occupazione allo Stato indipendente di Croazia (Nezavisna Država Hrvatska, NDH, 1941-1945).

A fine guerra Tito (il vero o il falso), di origine croata, ma certamente un pupazzo nelle mani di Stalin, si è liberato della presenza di cittadini di lingua non serbo-croata con le espulsioni e con le foibe.

Stalin e Tito hanno sulla coscienza almeno venti milioni di vittime, mentre Hitler e Mussolini (definiti criminali) ne contano solo sei.

Ci sono testimonianze cittadine che affermano che, quando Tito parlava in pubblico, c’erano serie difficoltà a capirlo. Le stesse testimonianze affermano che il Tito che loro ricordano, probabilmente non aveva nulla a che fare con Josip Broz, ma che era un “pupazzo” creato da Stalin in sostituzione del vero Tito, e che conosceva poco la lingua serbo-croata.

Con la guerra di liberazione (quella vera) dei primi anni 1990, si è mostrato tutto il disgusto ed il risentimento che decenni di appartenenza allo Stato iugoslavo aveva creato negli animi dei Croati.

In 1991 the monetary issue came to a head. Dependence on the Yugoslav dinar meant dependence on Belgrade, and seven decades of painful experience with Belgrade’s financial policy were quite enough to make everyone aware of its implications and of threatening dangers” (See Dalibor Brozović, The Kuna and the Lipa, page 3, National Bank of Croatia, Zagreb,1994)… (omissis)

Of course, the question also arose why the new Croatian currency in circulation, as the symbol of attained true sovereignty and economic independence, was named the “Croatian dinar”, homonymous with the odious Yugoslav dinar, symbol of a rule, which economically and financially squeezed and drained Croatia, the Croatian people and Croatian natural resources for seventy years. …The Croatian dinar inherited many several malaises of its predecessor, and there was little hope that it would heal quickly, particularly in the conditions prevailing in that time, i.e. barbaric destruction wrought by the chetniks and the Yugoslav army, and rather vague prospect of post-war reconstruction” (See Dalibor Brozović, page 4, ditto).

E’ veramente singolare considerare come il Sindaco di Rijeka ignori da più di venti anni il parere ufficiale della Banca di Croazia sul regime jugoslavo e continui a celebrarne un’inesistente valenza morale. Ebbene, lo spirito fazioso partigianesco, forse, non avrà mai fine, e l’insulsa faccia tosta del sindaco di Rijeka di celebrare la liberazione della Croazia da parte dell’esercito jugoslavo (ignorando completamente lo spirito croato giustamente descritto da Dalibor Brozović nel lavoro sopracitato), indica quanto potente possa essere la stupidità umana. Ma il sindaco di una grande e nobile città come Fiume non può essere uno stupido qualsiasi, partigiano del suo partito ed, in fondo, ancora nostalgico e fazioso del regime titino-stalinista.

Peggio di lui nella storia ha fatto solo la Repubblica Italiana, che a suo tempo consegnò la medaglia d’oro al valor civile al “sedicente” Tito, spinta dal partigianesco spirito del PCI e della colpevole accondiscendenza della Democrazia Cristiana; ma la Repubblica Italiana non è l’Italia ; è solo uno dei tanti poteri che hanno preso possesso del territorio, né il primo, né tantomeno l’ultimo.

Enrico Furia

2015

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