L’epico medioevo: famiglie, guerre, alleanze

Sarò subito chiaro fin dall’inizio con il mio caro lettore, l’argomento che affronteremo riguarda la Garfagnana medievale, e la storia medievale come ben si sa, in barba agli insigni storici pluri laureati, e di una noia terribile, sopratutto se spiegata così: “Rispetto al passato, ora si fa un uso più consapevole di termini quali “feudalesimo”, “signoria” e “territorialità” per illuminare l’enorme complessità dei veri rapporti di potere. La questione dell’incastellamento rientra perfettamente nella dinamica discussa. Il risultato è un quadro interpretativo estremamente efficace come modello globale, sebbene di per sé sia ormai troppo complesso per tenerlo a mente nella sua interezza per più di pochi minuti”

Fortezza delle Verrucole

Cosa, che, come ??? Per l’amor di Dio, tanto di cappello all’illustre professore che avrà affrontato così il tema della Garfagnana medievale a un folto pubblico di altrettanti illustri professori; ma la storia, se si vuole che la gente “comune” si appassioni anche al proprio passato va esposta in maniera totalmente diversa, specialmente su argomenti che hanno una maggior difficoltà di comprensione. Si, perchè il medioevo era un intersecarsi di famiglie, discendenze, guerre, alleanze in cui uno difficilmente riesce a raccapezzarsi. Basta guardare la Garfagnana…Gherardinghi, Suffredinghi, Rolandinghi… no, non è uno scioglilingua, erano le potenti famiglie medievali che avevano in mano tutta la valle. Insomma, capirete voi… comunque niente spavento, proverò a raccontarla io, alla mia maniera, un po’ di storia medievale garfagnina… con una raccomandazione però, non fate leggere questo articolo a qualche storico che “qui novit omnia” (ovverosia: che tutto sa), toglierebbe l’amicizia a voi e a me taccerebbe di superficialità e faciloneria (però alla fine qualcosina avrete capito)…

La rocca di Trassilico (foto di Daniele Saisi)

Comunque sia; siamo in quei tempi che il valore della persona si misurava con la forza, la Garfagnana medievale era la mecca ideale per ogni avventuriero, d’altra parte i Longobardi erano caduti e la definitiva vittoria dei Franchi, nuovi regnati d’Italia, aprì nuovi scenari in tutta la Valle del Serchio (e in Italia in genere), ecco che allora per la prima volta la Garfagnana venne divisa in svariati territori con al comando potenti famiglie feudali comandate da personaggi come Gherardo di Gottifredo, dal quale derivano appunti i Gherardinghi, signori di Verrucole; Vinildo di Froalmo signore di Careggine; Ugolinello capostipite dei nobili di San Michele; tal Donnuccio dei Porcaresi signore di Trassilico e un non meglio identificato Cellabarotti signorotto con possedimenti in Castelnuovo, questi (insieme ad altri) faranno il bello e cattivo tempo in Garfagnana. “I lor” signori arrivarono un po’ tutti alla spicciolata fra il settecento e l’anno mille, videro che qui c’era “buono” e dissero -C’è mio !!!- , spesso non dissero nemmeno niente e in maniera spiccia istituirono posti di blocco, pretesero obbedienza e imposero pedaggi, gabelle e contributi e… il garfagnino? Il garfagnino provò ad alzare la cresta… e il risultato? Nessuno, prevaleva la legge del più forte, pagare e silenzio, così il solco fra la misera gente e il potente di turno diventava sempre più profondo: il signorotto chiuso nel suo castello  e “il povero Cristo” a patire la fame.

Castiglione Garfagnana

Dal castello allo stemma il passo fu breve e quindi ogni stemma un castello e una storia diversa, anche se in linea di massima l’aspirazione di ogni feudatario locale era quella di non avere contatti con il prossimo, se non unicamente in funzione di difesa; difatti in mancanza di guerra le occupazioni maggiori di queste famiglie erano sostanzialmente tre: la caccia (lo svago preferito), la “pappatoria” e…la riscossione dei tributi. A rompere le uova nel paniere ai signorotti ci pensò Federico Barbarossa: il feudalesimo quello piccolo e spiccio era in crisi, l’imperatore aveva spazzato via tutti i potenti di Toscana, era il tempo delle riforme, il Papa rivendicava le sue terre e lui aspirava a un impero universale conteso proprio al papato stesso …Insomma era venuto il tempo di affilare le armi, non per la caccia stavolta, ora bisognava affilarle per le guerre.

Fortezza di Mont’Alfonso Castelnuovo Garfagnana (tratta da serchioindiretta.it)
il castello di Gallicano
La rocca di Camporgiano

D’altronde la Garfagnana era un boccone ghiotto, stretta fra due catene di montagne era, ed è un orto chiuso e stuzzicava desideri di conquista, ed ecco allora che dalle montagne circostanti come lupi famelici si affacciarono i modenesi, i lucchesi  e perfino da Pisa e da Firenze si scomodarono, non sembravano però venuti in vacanza, infatti il problema è che tutti questi erano armati fino ai denti, dapprima però un po’ tutti fecero gli gnorri e poi con la solita scusa vecchia di milioni di anni: “siamo venuti per proteggere… (o sennò salvare, o al limite vendicare…)”, giù botte da orbi, se poi durante la guerra capitava qualcosa da mettere “al sicuro” che male c’era, un souvenir non si rifiutava mai, uno rubava e l’altro parava il sacco. E chi la faceva la guerra per difendere il proprio castello? Direte voi l’esercito con a capo il signorotto locale…giusto per metà…bisognava infatti vedere l’esercito da chi era composto. L’esercito era fatto dalla gente comune che abitava all’interno del feudo, d’altra parte se i signori del luogo permettevano ai cittadini di abitare dentro le mura del proprio castello per proteggersi, dall’altra gli stessi cittadini dovevano ricambiare con un servizio di leva obbligatorio, che in barba al servizio militare odierno poteva arrivare anche con l’obbligo di guerreggiare fino al settantesimo anno d’età. In caso di guerra bella tosta allora ci si rivolgeva ai mercenari, ma quelli costavano e il popolo la guerra la faceva gratis. Sicuramente i Gherardinghi (signori di San Romano, Naggio, Vibbiana, Pontecosi, Sillico e chi più ne ha ne metta…) non ne fecero uso intorno al 1170, quando tali signorotti si scocciarono dei lucchesi e preferirono ad essi i pisani; la pronta minaccia dei lucchesi di demolire castelli e casati ribelli fece ben  presto ritornare sui suoi passi la nobile famiglia che in men che non si dica giurò stabile fedeltà alla città delle mura ottenendone così anche il perdono. Se magari si fosse speso qualche soldino il destino (forse) sarebbe stato diverso. I mercenari , o meglio i soldati di ventura di scrupoli ne avevano pochi e combattevano esclusivamente per il bottino conquistato e per soldi, il tutto era regolamentato da cotanto contratto, dove si stabiliva i termini d’ingaggio: il numero dei soldati da assumere e anche la durata dell’impegno.

San Michele (foto di Davide Papalini)

Per capirsi bene oramai la guerra in Garfagnana era diventata un occupazione alla stregua del come andar per funghi e le nobili casate garfagnine secondo le convenienze sia alleavano a destra o a manca come se niente fosse, fulgido esempio i Suffredinghi, loro possedevano un vasto territorio che comprendeva la Cune, Chifenti, Borgo a Mozzano, Fornoli, Corsagna e arrivava ad avere possedimenti fino a Gorfigliano e Careggine e giustappunto per continuare a mantenere la loro egemonia su tali terre dovevano appoggiarsi a dei potentati ben più forti che loro stessi e allora ci si “imbarcava” in guerre sanguinarie come quella fra Lucca e Pisa, una guerra che protrasse per tutto il XII secolo e che nel 1149 li vide protagonisti insieme ai lucchesi all’assedio del castello di Vorno presieduto dai pisani, dopo otto mesi d’assedio finalmente la tanto sospirata vittoria che portò a radere al suolo il castello…

Isola Santa villaggio medievale

Nel 1170, gli equilibri erano cambiati e come banderuole al vento ecco che i Suffredinghi si alleano con Pisa nella difesa del castello di Castiglione posseduto a sua volta dai Gherardinghi suddetti, in sostanza sfido chiunque a capirci qualcosa, quello che però è evidente (e che ha poco bisogno di comprensione) è il capire che queste guerre erano veramente cruente, violente e spietate, basta vedere le armi con cui venivano combattute. L’arma più importante era la spada, compagna fedele più che di una moglie, tant’è che veniva tramandata da generazione in generazione ed era sostanzialmente lo strumento che ti poteva salvare la vita, subì importanti modifiche con il correre degli anni e se prima era larga e a doppio taglio, nel tempo e con il diffondersi di armature più spesse divennero lunghe sottili in modo che potessero penetrare nelle fenditure delle armature stesse. In questi ci si poteva difendere con lo scudo, che oltre a parare i colpi era un segno distintivo, dal momento che sopra vi erano disegnati i simboli del casato o il simbolo del cavaliere. Micidiale era la balestra, precisa, potente, usata sopratutto all’interno dei castelli, anche l’arco era una terribile arma, la sua freccia poteva essere scagliata fino a trecento metri di distanza e perforare tranquillamente una corazza di maglia, gli arcieri erano dei veri e propri atleti, scoccare una freccia richiedeva forza e l’allenamento doveva essere costante, l’arciere poi era tenuto in grande considerazione poichè non potendo portare lo scudo era il bersaglio preferito degli avversari. Diciamo che queste elencate erano armi professionali, ma come abbiamo letto spesso (e non volentieri) combatteva anche la gente comune che abitava all’interno del castello e allora il garfagnin-soldato si armava con quello che trovano per casa e la scure (o il pennato) che normalmente era adibita al taglio della legna per il fuoco di casa si trasformava in arma micidiale, così come la mazza che aveva la potenza di sfondare armature e sopratutto di aprire teste come noci di cocco.

Ci sarebbe ancora tanto da raccontare e le vicende del medioevo garfagnino naturalmente non si limitano a queste “due righe”, il discorso è molto più ampio e (se ben illustrato) affascinante,  ma l’aver dato le luci della ribalta a questo periodo storico poco amato e complesso farà sicuramente si, che qualche lettore si appassioni a queste periodo storico poco conosciuto e questo per me  sarà come aver vinto la più grossa battaglia che qualsiasi altro cavaliere in arme possa aver vinto nel lontano medioevo.


Bibliografia

  • “Castelli, rocche e fortezze narrano la storia della Garfagnana” Gian Mirola

  • Savigni, Raffaele (2010) L’incastellamento in Garfagnana nel Medioevo: castelli signorili, villaggi fortificati e fortezze. In: Architettura militare e governo in Garfagnana. Atti del Convegno tenuto a Castelnuovo di Garfagnana, Rocca ariostesca, 13 e 14 settembre 2009. Biblioteca / Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi. Nuova serie (187). Aedes Muratoriana, Modena, pp. 7-51.

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

Latest articles

Related articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.