Le multinazionali e il cibo

Da anni, in molti si chiedono come mai, mentre da un lato studiosi medici e ricercatori continuano a ripetere cosa è salutare mangiare e bere, dall’altro la pressione (anche mediatica) esercitata dai media e dai grandi supermercati sembra fare di tutto per condurre i consumatori in direzione opposta. Non passa giorno che non venga pubblicato uno studio o una ricerca che dimostra che un certo alimento estremamente diffuso è pericoloso per la salute, eppure nessuno fa niente per eliminarlo dalla dieta.

L’esempio più classico è la recente messa la bando mediatica dell’olio di palma che per anni è stato adoperato da tutte le multinazionali del cibo e che oggi è stato dichiarato pericoloso per la salute (ma non per questo bandito ufficialmente). Il problema è che per un componente dichiarato pericoloso, molti altri continuano ad essere liberamente venduti. Anzi sono al centro di campagne di marketing che comporteranno effetti tremendi sulla salute delle generazioni a venire. Basti pensare all’uso smodato delle merendine o agli eccessi dei consumi di zuccheri o all’abuso di carboidrati o di proteine animali.

Si tratta di abitudini e consumi che, a lungo andare, hanno conseguenze devastanti sulla salute. Lo dimostrano decine e decine di studi. Molte delle malattie oggi più diffuse sarebbero evitabili con una corretta alimentazione. Eppure….

Stefano Liberti ha cercato di spiegare questo fenomeno nel suo libro I Signori del Cibo. L’autore ha analizzato la filiera di quattro prodotti alimentari chiave nell’alimentazione del Pianeta: la carne di maiale, la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato.

Il risultato è stato sempre lo stesso: alimentazione e cibo sono diventati l’ultimo grande business della grande finanza internazionale. Ormai solo poco di ciò che viene consumato è prodotto in loco. Tutto il settore è dominato dai grandi gruppi industriali che sono cresciuti in questi anni “fagocitando grazie alle loro economie di scala i piccoli e medi attori della filiera”. Tanto da controllare, ormai, “il mercato alimentare, orientando i nostri gusti e definendo il sapore di quello che mangiamo”.

Quello degli alimenti e delle bevande è un mercato che fa gola anche alle grandi banche d’affari. Dopo la crisi del 2008 gestori di fondi d’investimento e banche d’affari hanno concentrato la propria attenzione sui beni alimentari (sia sulla produzione su scala industriale che sulla trasformazione e ovviamente sulla distribuzione).

E come è sempre avvenuto nella storia, lo hanno fatto cercando di indicare ai mercati la strada da seguire (indipendentemente dal fatto che questa sia quella più salutare per l’uomo). Un esempio è ciò che sta avvenendo in Cina dove a fronte di una popolazione in continua crescita, la dieta sta cambiando, ma nella direzione opposta a quella suggerita da alimentaristi medici ed ecologisti. Il consumo di carne str aumentando in modo esponenziale. Questo non ha solo conseguenze sulla salute dei consumatori ma anche sull’impatto sull’ambiente, a cominciare da quello che i ricercatori chiamano water footprint. Ma in un sistema in cui le risorse disponibili non sono infinite il prezzo di molti beni non può che crescere. E questo fa gola a chi è bramoso di affari. L’alleanza tra grandi gruppi alimentari e fondi finanziari ha portato allo sviluppo di quelle che alcuni hanno definito “aziende-locusta”: gruppi interessati a produrre su larga scala al minor costo possibile, che stabiliscono con l’ambiente e con i mezzi di produzione – la terra, l’acqua, gli animali d’allevamento – un rapporto puramente estrattivo.

L’unico obiettivo delle multinazionali e delle banche è il profitto: fare soldi e farli nel più breve tempo possibile. Poco importa, quindi, se le scelte comportano danni per la salute dei consumatori o se lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali causa un impoverimento fino al totale dissipamento: proprio come uno sciame di locuste, distrutta un’area vanno in cerca di un’altra zona del pianeta da sfruttare. Aree che le grandi multinazionali, sostenute dalle finanziarie, fagocitano una dopo l’altra.

Ma c’è anche un altro effetto collaterale di questo modi di fare soldi: la totale distruzione dell’economia locale. Negli ultimi anni, i grandi gruppi, grazie alle loro economie di scala e alla possibilità di sfruttare manodopera a basso costo e al land grabbing) hanno fagocitato le piccole e medie imprese. Fino a controllare completamente il mercato alimentare e ad avere il potere di orientando i gusti dei consumatori. Anche a costo di convincerli che quello che fa male è proprio quello che loro “vogliono” mangiare….

C.Alessandro Mauceri


C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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