Sui banchi delle nostre classi elementari, dal libro chiamato sussidiario, imparavamo la storia antica, in particolare quella dei greci, e della loro eroica resistenza contro l’invasore persiano. Divenivano familiari i nomi di Leonida e di Milziade, di Temistocle e di Aristide, di Santippo e Pausania, e le Termopili e Maratona, Salamina (nome che ci strappava un sorriso) e Platea, Micale e Mileto, Dario Serse Mardonio Dati Artaferne…..
Il testo era accompagnato da disegni fatti ad hoc, e da cartine geografiche, e dovevamo imparare a memoria il dove il quando ed il chi, e ripeterlo alla maestra, che ci interrogava con l’espressione severa, che voleva dire: “Vediamo se la sai”. Le figure di guerrieri ce l’ho ancora qui davanti agli occhi, e, se solo fossi capace di disegnare, le riprodurrei, tanta impressione suscitavano in noi. La seconda guerra mondiale era finita da poco, il regime finalmente crollato, ma certa retorica patriottarda era ben viva: gli eroi, la guerra, il nemico invasore e barbarico, la patria. Alle medie avremmo viaggiato nello spazio e nel tempo a rimorchio delle parole di Omero, ma nella terribile versione di Monti e Pindemonte, che ci costringeva ad un grosso lavoro di interpretazione e comprensione, ma, se posso affermare di conoscere un po’ di lingua italiana, lo devo ad Ettore, Achille, Andromaca, Aiace, Ulisse, Elena………. Nella terribile versione di Monti e Pindemonte.
Ma le cause, le cause di tanto sangue versato, quali erano? Le cause restavano in ombra, e lì rimasero anche negli anni del liceo. La guerra, la guerra contava, l’eroe la patria l’eroismo il nemico di solito cattivissimo. Insomma una Storia fatta di guerre intervallate da strani periodi di pace, in cui si preparava la guerra successiva. Ma la ragione vera di tanto massacrarsi, quella non emergeva.
Allora per le guerre persiane ci proviamo stamattina. La lontana origine la possiamo collocare nel 547 a.C., quando Creso, re della Lidia e quinto discendente di quel Gige divenuto re suo malgrado, dopo aver ucciso il re Candaule e averne sposato la vedova, quando Creso dunque dichiarò guerra a Ciro il vecchio, il costruttore del potente regno di Persia.
In precedenza Creso aveva conquistato l’intera Anatolia, densamente popolata da greci coloniali. Ma Creso aveva lasciato la più ampia autonomia a quelle città, che si erano organizzate in modo strano, che ora vedremo, accontentandosi solo del tributo annuale. I greci coloniali del resto erano soddisfatti anch’essi: erano liberi di muoversi nel vasto territorio della Lidia pacificata, e dunque potevano trafficare con buoni guadagni in tutto il medio oriente, divenendo così il nodo indispensabile per i commerci dell’intero Mediterraneo.
L’arrivo dei persiani modificò radicalmente la situazione. L’organizzazione economica del vasto regno di Persia era quella diffusa in tutto il mondo antico, eccettuata proprio la Grecia, in madrepatria e nelle città coloniali. Il territorio persiano era diviso in satrapie (simili alla lontana alle provincie romane), ed ogni satrapia era un’entità a sé stante quanto all’economia: una forte centralizzazione, il prodotto radunato all’ammasso, e poi redistribuito secondo meriti e possibilità, con successivo traffico tra satrapie. Un’organizzazione fortemente centralizzata, di tipo vagamente comunistico, che aveva preso forma in funzione dei problemi di Egitto e Mesopotamia. Per sfruttare a dovere il bene dell’acqua di tre fiumi, Nilo Tigri ed Eufrate, occorrevano lavori di grande impegno, da effettuare a mano, e con l’aiuto di strumenti elementari e della forza animale. Impensabile affrontarli privatamente. Quindi il centro deliberava, e la gente, volente o nolente, eseguiva. Si trattava di LAVORO COATTO e non di SCHIAVITU’, che ancora non esisteva (anche la schiavitù è un’invenzione greca, ad opera dei viticultori dell’isola di Chio nell’ottavo secolo a.C.).
I greci, invece, a partire dal medio evo ellenico (1200 a.C.- 900) avevano sviluppato un sistema economico, che noi chiamiamo MODO DI PRODUZIONE SCHIAVISTICO, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione della vita (terre, animali, edifici, attrezzi, navi) e l’utilizzo di manodopera umana, per lo più di schiavi, o di salariati per un tozzo di pane. In politica il tutto si manifesta con il regime democratico, che è tale anche quando è di marca aristocratica: le decisioni, infatti, non sono frutto della testa di un re, più o meno teocratico, e dei suoi stretti consiglieri, ma sono l’esito di un confronto, un dibattito tra uguali, aristocratici per gran parte dell’epoca arcaica (900-599 a.C.), e poi democratici (esclusa Sparta, che resterà sempre aristocratica) in età classica.
Allora le guerre persiane sono uno scontro senza possibilità di compromesso tra due modi radicalmente inconciliabili di intendere la vita: centralistico e piramidale, quello persiano, e individualistico e basato sulla libera iniziativa privata, quello greco.
Per i greci entrare, per di più in maniera coattiva, nel sistema persiano voleva dire la morte come civiltà, cultura, modo di pensare, modo di vivere, e passare dalla condizione di cittadini a quella di sudditi. Ed iniziò a partire dal 547 (anno della vittoria dei persiani sulla Lidia), fino a deflagrare in aperta guerra totale.
La crisi di rigetto greca cominciò a farsi acuta intorno al 510 a.C., con effetti tipo domino per tutto il bacino del Mediterraneo (distruzione di Sibari in Calabria, inizio del tramonto degli etruschi, che sono cacciati da Roma, costruzione a Roma stessa della repubblica romana), e diviene guerra aperta nel 499 con la ribellione delle colonie ioniche d’Asia Minore, capitanate da Mileto, distruzione della stessa Mileto nel 494. E nel 490 spedizione punitiva contro Atene, colpevole di avere aiutato i ribelli. Ma l’esercito ateniese, guidato da Milziade, e rafforzato da mille plateesi, nella piana di Maratona, pur in condizioni di evidente inferiorità numerica, attaccò e sbaragliò l’incredulo nemico. Poi Milziade a tappe forzate trasferì i soldati ad Atene, che giunsero prima delle navi nemiche. E queste se ne tornarono a casa.
Il re persiano Dario meditò allora una spedizione in grande stile contro la Grecia, per punirla ed anche sottometterla: era un pericoloso esempio di stile di vita diverso, un’anticipazione alla lontana del contrasto tra sovietici e capitalisti occidentali. Ma nel 495 morì, ed il suo progetto fu ripreso dal suo successore, il figlio Serse. Questi preparò una invasione in grande stile, ed Erodoto, la nostra principale fonte di informazione, parla di milioni di uomini e migliaia di navi, dati che a me paiono gonfiati, per rendere più significativa la vittoria dei greci.
E vittoria fu: Temistocle ingannò Serse, inducendolo ad attaccare a Salamina, e la flotta persiana fu distrutta in gran parte (480); e l’anno dopo l’esercito persiano si scontrò a Platea con gli spartani, e fu disfatto. Completò l’opera Santippo, il padre di Pericle, che nelle acque di Micale (tra Samo e Turchia) distrusse ciò che s’era salvato della flotta persiana a Salamina.
Per i greci questa vittoria fu la riprova della bontà del sistema democratico, anche nella versione aristocratica, la famosa prova del fuoco, di cui andarono smisuratamente orgogliosi. Per i persiani fu un fatto marginale, di relativa importanza, ma che provocò qualche scricchiolio nell’enorme edificio.
Temistocle fu l’artefice principale della vittoria, ma poi i suoi avversari politici lo mandarono in esilio. Qualche decennio dopo sorse la stella di Pericle, che dominò la scena politica per un trentennio, facendo più danni che opere valide, come succede sempre agli uomini della Provvidenza. Ma questa è tutta un’altra storia. Anche il lupo (l’umanità) perde il pelo, ma non il vizio. E così periodicamente torna il desiderio della sottomissione all’uomo forte, o al buon papà, nella versione edulcorata ma sostanzialmente identica, e da Benito siamo passati a Bettino, da questi a Silvio, da Silvio a Matteo, ed alcuni si sono scelti Beppe.
Aspettate che arrivi ad effetto la “buona scuola”, ed allora tutto questo sarà dimenticato. Ma guai a quel popolo che dimentica la propria storia: è destinato a ripetere errori già commessi, anche tragici.

Le guerre persiane was last modified: maggio 9th, 2017 by Fulvio Marino

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