Lavoro sui diritti umani

 Lavoro sui diritti umani

Con questo mio modestissimo contributo, spero di poter essere d’ausilio ad altri studenti, giovanissimi inesperti, magari ancora al primo anno di università, come me, ma già con un sogno ben delineato: far parte di quei “tuffatori dell’invisibile”, che  s’impegnano ogni giorno per restituire all’umanità la dignità che le è propria, con lo studio, la ricerca, l’amore per il proprio lavoro. Sono fermamente convinta che scienza, filosofia, economia e politica siano legate in maniera indissolubile e che solo insieme possano dare una visione completa di quel magico microcosmo che l’essere umano rappresenta. Il Centro Studi per l’ Evoluzione Umana  incarna questo concetto, il metodo dell’ Integrazione delle Scienze è molto più che un modello di ricerca:   a me piace pensarvi come ad un obiettivo fotografico a 360°, che catturi tutta la conoscenza di cui l’uomo sia capace. Il mio lavoro è incentrato sull’intensa attività del Centro in materia di Diritti Umani, dall’accurato studio condotto sui fondamenti scientifici al concreto impegno al fianco delle Nazioni Unite.

Non sono ancora una guida esperta, ma posso accompagnarvi all’inizio di questo viaggio nell’anima.

 

 

Abstract

 

All’alba del nuovo millennio torniamo a confrontarci con necessità sempre più urgenti, prima fra tutte la tutela dei Diritti Umani. Noi giovani studiamo sulla carta, nei casi fortuiti in cui i programmi di studio lo prevedano, il processo storico che ha portato alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, da parte delle Nazioni Unite, nel 1948, ma la maggior parte delle volte il nostro studio si ancora sugli articoli. Si fa fatica a ritrovare nella realtà circostante quei principi attuati e meno che mai ci è dato di trovare la dignità umana collocata al vertice dei valori. Viviamo negli anni della “commodification”, termine coniato dall’americano Ehlstain, per indicare un’età in cui ogni valore morale, ogni principio cade soggetto alle leggi di mercato e perde dignità. È vero che il pensiero occidentale sa sempre si basa sul dictum aristotelico secondo cui “ognuno ha un suo preciso dovere”, ma di fatto, accanto a questo principio formale, noi ne applichiamo sempre due materiali: “ ad ognuno secondo i suoi meriti”, e  “ad ognuno secondo la sua capacità di pagare”. Forse è proprio il nostro pensiero la causa prima della progressiva perdita di dignità e morale, intese non solo come caratteristiche individuali, ma collettive. Eppure la stessa nostra Costituzione, negli articoli 1, 2, 3 sancisce , accanto al principio individualistico, il principio solidaristico, prestando particolare attenzione al singolo in relazione alla collettività. Cosa impedisce allora il totale rispetto dei Diritti Umani, tanto nei paesi più industrializzati che in quelli in via di sviluppo? Se la ricerca , il sistema politico e non meno quello economico, presentano falle, allora è doveroso tornare indietro, ripartire dal pensiero e da un uomo “integro”, per capire, trovare una risposta e cambiare.

 

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell`uomo

Con l’esplicito scopo di preservare la dignità e il valore dell’essere umano, l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta, il 10 Dicembre 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella convinzione che negare agli esseri umani i loro diritti fondamentali significa preparare un futuro scenario di sconvolgimenti politici e sociali, di guerra e di conflitto tra i gruppi sociali.
Si vive infatti il periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra mondiale, una delle fasi più oscure della storia dell’umanità che ha appena visto il disastro morale e la rovina dell’olocausto degli Ebrei, dello sterminio delle altre minoranze etniche e della potenza distruttrice delle due bombe atomiche. Si cerca insistentemente la sicurezza della pace per tutti i popoli . E’ questa la ragione per cui i gli articoli della Dichiarazione costituiscono una presa di responsabilità degli Stati Sovrani, nei confronti del genere umano, nella tutela e nella promozione di diritti specifici, posti alla base di ogni convivenza.In realtà però essa non è un documento legalmente vincolante, ma una affermazione ed elencazione di principi, un appello, rivolto ad “ogni singolo individuo ed ogni singola organizzazione sociale”.
Nonostante ciò la Dichiarazione gode nell’immediato di grande autorità morale, influisce sul lavoro dell’ ONU e ispira trattati internazionali, costituzioni e leggi interne dei singoli stati, contribuendo in maniera decisiva all’evoluzione del diritto internazionale: costituisce il primo passo verso la realizzazione della “Carta Internazionale dei Diritti Umani”.

I principi fondamentali

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo si basa essenzialmente su alcuni principi generali:

libertà

uguaglianza

tolleranza

universalità

inalienabilità

solidarietà.

 

 

La libertà è il principio fondamentale su cui si sono basate tutte le Dichiarazioni e le Costituzioni a partire dal XVII secolo.
Benché il termine sia noto a tutti , in pochi realizzano che esso può assumere diversi significati: quello di libertà individuale (dalla schiavitù, dalla tortura, dai maltrattamenti, dagli arresti arbitrari…), e quello legato alle aspirazioni di ciascuno di noi (libertà di opinione, di parola, di associazione, di lavoro e di credo…).
I Diritti Umani prevedono il non abuso dei diritti altrui, quindi la libertà è anche quella di consentire agli altri le stesse libertà.
Il concetto di uguaglianza si basa, invece, sul fatto che, data per scontata l’esistenza delle differenze, di origine etnica, sesso, colore, religione, etc.., tutti condividiamo la condizione di esseri umani, e perciò abbiamo uguali diritti sia politici, civili sia sociali.Nelle campagne che, nel corso degli ultimi anni sono state affrontate, a favore dell’uguaglianza razziale o sessuale,si trova insito il desiderio degli uomini di essere trattati ugualmente e di avere le stesse opportunità.
Legato al binomio uguaglianza-diversità è di certo il concetto di tolleranza. Questo principio, centrale nella trattazione e nella elaborazione dei Diritti Umani, implica la volontà e la capacità di accettare le differenze di qualsiasi genere.
I Diritti Umani sono, inoltre, universali, sono propri della natura di tutti gli uomini. Inoltre, benchè la terminologia della D.U.D.U. sia di certo legata ai limiti dell’epoca in cui viene elaborata, essa non è riconducibile a una espressione di cultura particolare. Infine l’universalità dei Diritti Umani è attestata dal fatto che la Dichiarazione Universale è stata progressivamente recepita dalle legislazioni di tutti i paesi del mondo.
Altro principio di base è quello dell’inalienabilità: nessun uomo può essere privato dei suoi diritti, questo semplicemente perchè non è possibile rinunciare alla condizione di essere umano. Questo concetto è spesso contestato da tutti coloro i quali, favorevoli alla pena di morte, sostengonoche, chi si è reso colpevole di efferati delitti, ha automaticamente perso il diritto alla vita.
Infine, l’ultimo caposaldo è quello della solidarietà: la comune condizione di esseri umani ci spinge a comportarci solidarmente con coloro i cui diritti vengono negati.

 

 

La struttura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

 

La Dichiarazione Universale elenca i diritti di ciascun essere umano:

alla vita, alla libertà, alla sicurezza

alla eguaglianza di fronte alla legge

ad un processo equo, pubblico ed alla presunzione di innocenza

alla libertà di movimento

alla libertà di pensiero, coscienza e religione

alla libertà di opinione

alla libertà di riunione e di associazione.

Inoltre insiste affinché nessuno sia:

trattenuto in schiavitù

soggetto a tortura o a trattamento o punizione crudele inumano o degradante

arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
In più stabilisce il diritto:

a una nazionalità

a sposarsi

a possedere proprietà private

a prendere parte alla vita politica della propria nazione

a lavorare e a ricevere una paga proporzionata al lavoro svolto

a godere del riposo e del tempo libero

ad avere uno standard di vita ed una educazione adeguati.
I diritti riconosciuti all’interno della Dichiarazione sono di due tipi, i civili e politici e i sociali e culturali, che sono considerati interdipendenti, pur ricevendo una trattazione separata.
Essi sono elencati all’interno di 30 articoli preceduti da un preambolo che si riferisce chiaramente alla seconda Guerra mondiale nel riferimento agli “atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”.
Gli articoli 1 e 2 stabiliscono come fondamento del sistema della Dichiarazione, il principio dell’uguaglianza, affermando che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Gli articoli che vanno dal n. 3 al n. 21 affrontano la trattazione dei diritti politici e civili, nello specifico dal 3 all’11 vengono elencate le libertà individuali, dal 12 al 17 vengono stabiliti i diritti dell’individuo nei confronti della comunità in cui egli vive, dal 18 al 21 viene sancita la libertà di pensiero e di associazione, ed infine il 28, il 29 e il 30 danno le disposizioni per la realizzazione dei diritti stessi.


Uno sguardo alle Leggi Internazionali
Evoluzione storica

Dopo il 1945 si assiste ad una nuova fase per i diritti umani : poichè la Dichiarazione Universale non risulta essere vincolante dal punto di vista legale per gli Stati aderenti, essi vengono affrontati ed elencati in documenti di diritto internazionale, come per esempio le Convenzioni, ed hanno luogo importanti eventi:

La nascita del Tribunale di Norimberga, all’interno del quale vengono definite le cosiddette grossa violazione come crimini internazionali, in relazione ai quali la responsabilità dell’individuo trascendono la sovranità dei Singoli Stati;

lo Statuto delle Nazioni Unite, che accoglie esplicitamente il rispetto dei diritti umani tra i suoi scopi primari;

la Carta delle Nazioni Unite dei Diritti Umani, che Comprende la Dichiarazione Universale e i Patti Internazionali del 1966,all’interno dei quali gli esseri umani sono, per la prima volta considerati soggetti di diritto internazionale e non oggetto di tutela;

la Creazione di forme di controllo del rispetto di tali diritti;

Il Tribunale Internazionale per i crimini commessi nella ex-Jugoslavia, primo passo verso la costituzione di un tribunale che permanentemente giudichi sui crimini e sulle violazioni;

Il Tribunale Penale Internazionale, il provvedimento più recente nella lotta alle violazioni dei Diritti Umani in

 

La Carta dei Diritti dell’Uomo e gli altri documenti internazionali

La Dichiarazione Universale , costituisce la prima parte della Carta delle Nazioni Unite dei Diritti Umani, che comprende anche il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici Sociali e Culturali.
Il primo, ricollegandosi evidentemente agli artt.3-21 della DUDU, garantisce la protezione del diritto alla vita, vieta tassativamente la tortura, i maltrattamenti, la schiavitù, l’arresto e la detenzione arbitraria, ponendo l’accento sul fatto che chiunque sia privato della libertà deve essere trattato umanamente. Esso inoltre garantisce il principio dell’uguaglianza tra tutti gli uomini.
In un secondo momento è stato elaborato, in aggiunta, il Protocollo Opzionale del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, una parte introdotta per proteggere i diritti civili e politici di quei singoli che
ritengono di essere vittime di una violazione di uno dei diritti citati nel testo del documento, da parte dello Stato e per il quale lo Stato firmatario riconosce la competenza del Comitato dei Diritti Umani.
Il secondo, invece rifacendosi agli artt 21-27 della Dichiarazione Universale, affronta specificatamente argomenti come il diritto al lavoro, il tema della protezione della famiglia, il diritto alla sicurezza sociale, all’educazione ad all’assistenza sanitaria.
Anche in questo caso, i contraenti si assumono l’impegno di garantire i diritti elencati senza discriminazione alcuna di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine sociale, nazionale, nascita o altra condizione.
L’attività delle Nazioni Unite nel campo dei Diritti Umani non si è conclusa con i Patti del 1966, ma ha prodotto altri importanti documenti come, per esempio, la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (21 Dicembre 1965) o la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Particolare importanza riveste la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata dalle Nazioni Unite nel 1979, all’interno della quale viene finalmente affrontato il problema della discriminazione basata sul sesso. Infatti, pur essendo stata la questione diverse volte affrontata in molte risoluzioni precedenti, questa è la prima occasione in cui il tema viene analizzato esplicitamente, in maniera diretta prevedendo anche un’azione di controllo, attraverso disposizioni sulla costituzione di un Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della Donna, eletto per la prima volta il 16 Aprile 1982, la cui funzione è quella di esaminare regolarmente i rapporti degli Stati sulle misure adottate in conseguenza delle disposizioni della Convenzione e valutarne i progressi.
Un altro basilare documento è la Convenzione contro la tortura e ogni altro trattamento o punizione crudele, inumana o degradante, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 10 Dicembre 1984, all’interno della quale viene data una precisa definizione di che cosa sia la tortura “ogni atto per mezzo del quale un dolore o delle sofferenze acute, sia fisiche che mentali, vengono deliberatamente inflitte ad una persona da agenti della pubblica amministrazione o su loro istigazione o comunque da altre persone che agiscono in posizione ufficiale, ai fini principalmente di ottenere da questa o da un terzo delle informazioni
o delle confessioni, di punirla di un atto che essa ha commesso o che è sospettata di avere commesso, o di intimidirla o di intimidire altre persone…” e viene stabilito che “nessuna circostanza eccezionale, neppure la minaccia o lo stato di guerra, od ogni altra situazione di emergenza può essere invocata come giustificazione della tortura.
Infine stabilisce che ogni Stato membro predisponga l’informazione e l’educazione sulla proibizione della tortura .

 

 

 

I Centro Studi per l`Evoluzione Umana e` sempre stato in primo piano nella difesa e nella diffusione di una coscienza universale dei diritti umani. Tra le numerose attivita`:

 

Convegno di studio sul tema: “Fisiologia di uno Stato democratico: comparazione tra diritto positivo e realtà concreta” (Palazzo di Giustizia, Roma, 1992) organizzato insieme alla Corte Suprema li Cassazione.

 

Conferenza Europea di lancio del Decennio per l’Educazione ai Diritti Umani (Palazzo Barberini, Roma, 1993).

 

Costituzione, come previsto nella Dichiarazione Conclusiva della Conferenza Europea, di un Comitato Permanente Internazionale per l’attuazione del  HYPERLINK “http://www.ceu.it/corso-3-diritti.htm” t “principale” Decennio per l’Educazione ai Diritti Umani (riunitosi alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Roma, 1994).

 

A cinquant’anni dalla costituzione dell’ONU la proclamazione del Decennio per l’Educazione ai Diritti Umani” (Scuola li Perfezionamento per le Forze di Polizia, Roma, 1995), convegno internazionale organizzato in collaborazione con il Comitato nazionale per il cinquantenario della costituzione delle Nazioni Unite, il cui rapporto introduttivo è stato tenuto dall’Alto Commissario ONU ai Diritti Umani.

 

I diritti umani come fondamento politico per una coscienza democratica: priorità d’intervento (Aula Magna, Università La Sapienza, Roma, 1996) convegno internazionale organizzato con il supporto dell’Unione Europea nell’ambito del Decennio ONU per l’Educazione ai Diritti Umani e del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.

 

Progetto di “Educazione ai diritti umani” (realizzato con il contributo dell’Unione Europea e autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione) per docenti di scuole di ogni ordine e grado

Corso di formazione per i formatori su “Educazione ai diritti umani” in convenzione con la Terza Università di Roma.

 

Razzismo, xenofobia e intolleranza: educazione al rispetto della diversità Diritti umani: dalla legalità alla giustizia.

 

        Presentazione dell’audiovisivo “Educazione ai diritti umani (S.I.O.I. Palazzetto Venezia, Roma 1997 – Parigi, UNESCO

 

Tuttavia alcuni particolari hanno reso e continuano a rendere l`apporto del Centro innovativo ed essenziale: in primis la capacita` di saper cogliere i punti fondamentali dell`impegno internazionale alla difesa dei diritti umani, focalizzando le energie su obiettivi precisi, tramutando I propositi in un solido e continuo impegno, nel campo dell’educazione ad esempio.

 

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Insegnare i Diritti Umani

È possibile insegnare i diritti umani? A chi spetta questo compito? Come si può fare? In che modo si può essere efficaci? Il CEU ha fornito più risposte tramite corsi di formazione ai Diritti Umani:

I diritti umani, come la pace, si insegnano e si imparano. Ma per «insegnare i diritti umani» è necessario percorrere un itinerario nuovo. Educare ai diritti umani è una responsabilità di tutti: della scuola, certamente, ma anche degli Stati, delle regioni, degli enti locali, dei mezzi di comunicazione e, più in generale, di tutte le forze educative. L’educazione ai diritti umani non si deve limitare all’insegnamento dei valori e dei principi ma deve essere orientata all’azione. La premessa fondamentale è che i diritti umani si insegnino rispettando i diritti umani. Non si può parlare di pace o di diritti umani con metodi che li contraddicono o li negano.

La promozione e la difesa dei diritti umani non può prescindere da una corretta e continua attività di educazione, che, in qualche modo, ne rappresenta la premessa essenziale.

I corsi sono destinati a magistrati, avvocati, ai funzionari di Polizia e delle Forze Armate e soprattutto ad insegnanti, perché  un insegnante è il primo a dover educare ai diritti umani, percorrendo una strada nuova, riconoscendo l’importanza dell’integrazione delle diverse materie scegliendo il metodo della partecipazione, mettendo da parte le dinamiche della competizione, i comportamenti autoritari e repressivi, l’insegnamento senza relazione, il trasferimento di informazioni senza comunicazione.

L’educazione ai diritti umani ha alla base moderni contenuti interdisciplinari e deve favorire i legami comunitari nella scuola, nella classe, con la famiglia, ecc. È un’educazione che lotta contro le violazioni e le discriminazioni, che prepara le persone a sostenere e difendere la democrazia, la tolleranza, la non violenza. Educare ai diritti umani significa imparare a coesistere, a convivere, a cooperare con persone di diversi gruppi sociali e culturali, sentendosi portatori e depositari della stessa dignità. Per questo è importante ricordare che insegnare i diritti umani significa evitare «le prediche» e tutte le forme di ipocrisia. Significa insegnare in modo da rispettare i diritti umani già nella classe e nello stesso ambiente scolastico. Significa educare ai diritti umani con i diritti umani.

 

 

La forza della Legge al servizio dei Diritti Umani

 

E’ interessante notare quanta attenzione il CEU abbia rivolto e continua a rivolgere alla formazione dei membri degli apparati di tutela, come Polizia, Guardia di Finanza. Ad essi, in qualità di rappresentanti dello Stato, spetta il dovere e proteggere e garantire la dignità di ogni cittadino. Eppure  l’intero apparato delle forze preposte all’ordine sociale risulta ancora oggi non completamente efficiente, sotto accusa per incomprensione delle esigenze degli stessi cittadini. La causa non risiede nella mancanza di uomini, ma nel sottovalutare il rapporto diretto con il cittadino. Dobbiamo riconoscere che il cittadino non possiede nei riguardi delle forze dell’ordine una completa fiducia ed un’immagine onorevole di esse. Di fatto, le forze dell’ordine stentano ad abbandonare i prevalenti mezzi coercitivi a vantaggio di una maggiore conoscenza dell’individuo. Vengono trascurate semplici conoscenze di psicologia e soprattutto le potenzialità del cervello umano, il suo funzionamento e le modalità di rieducazione.  L’intervento delle forze dell’ordine nelle più svariate situazioni deve essere non solo efficiente, ma soprattutto efficace.  Si torna così a parlare di educazione; a tal proposito proprio gli studi integrati del CEU si sono rivelati essenziali, conducendo ad una metodologia scientifica che consenta  di assimilare le norme giuridiche come valore fondamentali nella formazione della coscienza umana.  I risultati di tali studi possono fornire un più che valido supporto, dalla modalità dei casi al momento focale del giudizio.La Legge stessa è una sorta di pedagogo, in quanto non punisce, ma educa..

 

Comprendere ed amare l’Uomo per proteggere i suoi Diritti

(Cenni agli innovativi studi del CEU)

 

 

Uno dei diritti fondamentali dell’uomo è senza dubbio la libertà: ma tale termine non va inteso solo in senso formale. Credo che nel suo significato sostanziale significhi anche integrità. Cogliere l’uomo in ogni suo aspetto  implica l’analisi dell’insieme uomo-ambiente-società, e soprattutto l’ausilio contemporaneo di tutte le discipline. E’ infatti possibile parlare di evoluzione  educazione e consapevolezza dei diritti fondamentali grazie ai risultati ottenuti  con l’apporto di un’attività multidisciplinare integrata. L’uomo vive costantemente in relazione con l’ambiente che lo circonda, ne assorbe gli influssi e produce reazioni, a seconda degli stimoli. Qualsiasi scambio d’informazioni tra l’ambiente e l’individuo è disciplinato da leggi fisiche, che la psicologia non può non prendere in considerazione. Grazie alle scienze integrate è possibile seguire il percorso di uno stimolo informazionale in tutte le fasi della percezione e derivarne le risposte conseguenti. Il cervello può essere definito come la macchina di costruzione, di cui la natura dota alla nascita ogni individuo, della coscienza con la quale inserirsi attivamente  nella società, nella natura e nell’universo. Alla nascita ogni individuo già possiede una struttura fisica, chimica e biologica con circa14 miliardi di neuroni, specifici a livello cromosomico e genetico.

Sul modello della formazione biologica del bambino durante  l’embriogenesi, sono ricalcate la sua formazione psicologica, comportamentale, culturale, plasmata dal processo educativo verso il bambino della madre e del padre.

Le basi del progressivo sviluppo della coscienza dell’essere umano sono rappresentate dai due emisferi cerebrali, connessi fra loro da una miriade di fibre nervose, suddivise in fasci separati. Anatomicamente i due emisferi sono speculari, ma fisiologicamente elaborano e codificano le informazioni in maniera differente. L’emisfero destro memorizza le informazioni identificando la realtà fisica esterna oggettivamente ed oggettivamente risponde alle informazioni dinamiche, con risposte sempre adatte a quelle che sono le interazioni di partenza, anche se non rispondenti a quanto gli venga richiesto. Per capire il funzionamento dell’emisfero sinistro possiamo paragonarlo ad un computer: ogni nozione appresa viene memorizzata tramite ripetizione. All’origine del comportamento “robotico che l’individuo spesso assume, vivendo esclusivamente di nozioni, sta il fattore predominanza dell’emisfero sinistro. L’educazione non può modificare  l’emisfero destro, la cui genetica rimane fisiologica in accordo alle leggi fisiche, che disciplinano i processi naturali. E’ chiaro quindi che le risposte fornite all’ambiente dall’emisfero destro saranno sempre corrispondenti alle leggi fisiche, spesso in palese contrasto con la società. Il funzionamento dei due emisferi ci richiama alla memoria l’antica dicotomia del bene e del male, delle componenti negativa e positiva dell’individuo. Nessun essere umano nasce buono o cattivo, poiché sui suoi comportamenti vanno ad incidere elementi esperienziali,, culturali e sociali. Genitori prima, scuola, società forniscono informazioni al bambino che sono ricostruite nelle varie aree corticali tramite engrammi mnemonici: si crea una forma astratta di pensiero con cui si interagisce a livello socio-culturale. E’ vero che l’emisfero sinistro consente all’individuo di adattarsi alle varie situazioni, di acquisire conoscenze tipicamente nozionistiche, come la matematica, le lingue, insomma un background di strumenti logici che usiamo per immaginare, produrre idee. Nella maggior parte dei casi le esperienze modellano il  pensiero in modo più o meno coerente alle regole della società. Teoricamente tali regole accompagnano l’espressione comportamentale dell’emisfero sinistro con “ fattori attivanti ed inibenti relativi ai circuiti neuronali che sottostanno agli engrammi mnemonici”, cioè fattori che premiano o puniscono il comportamento. In  mancanza di un “premio” l’emisfero sinistro non opera. Idem  nel caso di una punizione: innanzi ad uno stimolo imperativo l’emisfero sinistro elabora attraverso gli engrammi mnemonici in possesso un’azione di convenienza. A confronto giocano compenso e scompenso: se quest’ultimo risulta più forte, l’ostacolo rappresentato dallo stimolo imperativo può essere superato anche con l’aggressività. Un ambiente sociali, leggi statuali ecc., che impongano coercizioni di vario tipo favoriscono l’innescarsi di quest’ultima reazione.

Viene definita “disconnessione interemisferica” una vera e propria sindrome che nasce da un’educazione sbagliate, da stereotipi e convenzioni, nozioni su nozioni, che  inibiscono la naturale e corretta attività biologica e psicologica dei due emisferi cerebrali. Ne deriva un conflitto; immaginiamo questo processo portato all’estremo e troveremo spiegazione al comportamento criminale, alle lesione della propria dignità e all’offesa degli altrui diritti..

 

Il discorso sul metodo non è completo senza un forte richiamo agli obiettivi. «Educare ai diritti umani — ci ricorda la signora Mary Robinson, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella sua lettera aperta — non vuol dire solo insegnare i diritti umani ma anche educare per promuovere i diritti umani. Il ruolo fondamentale dell’educazione ai diritti umani è rendere gli individui in grado di difendere i propri diritti e quelli degli altri».

Questo significa che l’educazione alla pace e ai diritti umani deve essere orientata all’azione. «Significa — sostiene il professore Antonio Papisca — partire dall’idea che i diritti umani non sono dei valori da contemplare, non sono un decalogo che è bello proclamare: i diritti umani sono delle urgenze esistenziali. Si dice diritti umani quando si ha veramente bisogno, quando si è nella sofferenza, quando si è sotto il torchio di un potere prevaricatore, quando si è in condizione di vita indigente. Allora i diritti umani sono soprattutto ciò che essi implicano in termini di impegno per la loro promozione e la loro protezione. Quindi, quando ci si forma ai diritti umani, quando ci si impegna in programmi educativi per i diritti umani, significa che bisogna subito chiedersi cosa posso e devo fare io in questo momento, cosa devono fare le istituzioni, cosa possiamo fare come associazioni, come gruppi. Quindi bisogna vedere subito i diritti umani come percorsi di vita sociale, di vita politica e anche di condivisione di beni».

 

 

Educare ai Diritti Umani

 

Dr.-Enrico-Furia

 

 

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