è necessario tenere alta l’attenzione sull’estensione e sull’ampliamento dei termini di conservazione dei dati di traffico telefonici e telematici; il tecnocontrollo continua a crescere, i diritti civili sono sempre in pericolo.

I 24 informatissimi lettori ricorderanno bene l’italica manovruccia

con cui a fine Luglio una parte, e non certo la migliore, del Parlamento italiano ha cercato di pugnalare gli italici cittadini onesti della Rete, inserendo ad umma ad umma un devastante emendamento sulla data retention in una legge agostana che trattava di sicurezza degli ascensori.

Non è neppure il caso, ma forse si, di sottolineare la necessità di mantenere ben desta l’attenzione sulla questione, visto che si sono udite voci, di solito bene informate, di una possibile approvazione di imperio anche al Senato, che pare possa avvenire tra il 26 ed il 28 settembre, o di una sua trasformazione ed approvazione via decretazione d’urgenza da parte del Governo.

L’attenzione sulla questione deve restare massima, anche se sui media, dopo la cronaca nera, i disastri naturali, ed i teatrini della nuova guerra nucleare globale, le uniche notizie sui lavori parlamentari riguardano la finanziaria (ribattezzata da tempo “legge di stabilità”), le relative stangate e l’ormai logora polemica sullo “ius soli”

Ma oltre a mantenere desta l’attenzione, vale certamente la pena di parlare delle classiche argomentazioni che i soliti noti (ed ignoti) portano sempre e da sempre a giustificazione della necessità di queste leggi liberticide.

Negli Stati Uniti si dice che usando l’invincibile scudo della crittografia la criminalità “is going dark”, si nasconde nell’ombra, diventa irrintracciabile, insomma la fa sempre franca malgrado gli sforzi della polizia e delle altre agenzie di law enforcement.
Quindi, per impedirlo, l’uso della crittografia deve essere limitato, e la data retention ampliata al massimo.

Finalmente anche molti giornalisti si stanno accorgendo di quello che Cassandra sostiene da anni.

Sono balle!
Viviamo nell’età dell’oro per il tecnocontrollo.

Sono le tecniche di tracciamento che stanno diventando onnipotenti e pericolose, e devono per questo essere limitate.

Mai nella storia gli investigatori hanno avuto mezzi così potenti per tracciare i criminali.
Mai nella storia gli stati nazionali e le big data company, hanno avuto mezzi cosi’ potenti per spiare i cittadini ed i consumatori.

Ottenere l’onnipotenza portando all’infinito i limiti legali del tecnocontrollo non serve certo a colpire quei criminali che veramente si adoperano per nascondersi; altri metodi convenzionali ed efficaci esistono, a cominciare dai pizzini in gergo, efficacissimi e tanto popolari tra i boss italici.

Mentre invece queste misure moltiplicano opportunità e tentazioni di derive antidemocratiche verso un maggiore tecnocontrollo sociale. Se non oggi, domani.

Non cascateci, non difendetevi da queste affermazioni faziose solo balbettando pur giustissime parole sui diritti degli innocenti e degli onesti.
Rilanciate dicendo le cose come stanno.
Non sono i criminali a diventare invincibili avvantaggiandosi della Rete e delle tecnologie che vi si usano, come Pgp e Tor.
Sono coloro che voglio azzerare la privacy e spiare le persone che stanno diventando onnipotenti.
E’ da loro che ci si deve difendere.

E visto che esiste una naturale alleanza tra investigatori, big data company e stati diversamente democratici, non bisogna stancarsi di parlarne.

Ma soprattutto non bisogna sentirsi in difficoltà di fronte a tesi e giustificazioni apparentemente ragionevoli; queste misure devono essere descritte per quello che sono, inefficaci, sproporzionate nel merito, e certamente pericolose per una società civile.

 

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