I presunti assassini di Desirée avrebbero dovuto essere da tempo fuori dai confini italiani. Invece c’erano e delinquevano ampiamente. La legge – cioè, da noi, la finzione – li voleva lontani dall’Italia e invece loro erano qui e svolgevano una funzione criminale assolutamente indisturbati. Nessun cittadino, ovviamente, si periterebbe mai di denunciare situazioni del genere, per paura che la finzione si possa abbattere su di lui, in quanto incauto soggetto desideroso di interrompere un sistema perverso. E così, come da decenni, ormai, la finzione prendeva il posto della funzione e si spacciava per essere cosa seria…
       Il “caso Cucchi” dimostra, ex inverso, il medesimo concetto. Non serve a nulla, sotto questo profilo, sottolineare con forza come il Cucchi stesso fosse un piccolo criminale, perché allora occorrebbe anche riconoscere che chi ha attivato – come pare – il sistema di copertura del suo pestaggio non era proprio uno stinco di santo neppure lui…
       Tutto funziona così, in questa espressione geografica in deriva sempre più farsesca, ma di farsa tragica, non comica. Chi vuole, in qualsiasi campo, fa ciò che vuole, anche solo approfittando di un cumulo di leggi che dicono tutto e il contrario di tutto. Chi ancora, forse per paura, le rispetta, subisce ogni tipo di vessazione, come i negozianti che si vedono irrompere in negozio i “volonterosi carnefici” di Stato, animati dalla sadica volontà di rovinarli, nel mentre davanti agli ingressi dei loro esercizi stazionano – e vendono senza alcun tipo di controllo… – decine di “migranti per motivi umanitari“.
       L’elenco potrebbe continuare, ed è lunghissimo: se mi ritrovo casualmente, per una dimenticanza, senza documenti, posso incorrere in qualche spiacevole situazione. Decine di migliaia di persone, che non sono autoctoni, possono fare invece qualunque cosa e nessuno dirà mai loro nulla, perché non è “politicamente corretto”.
       Non c’è niente di razzistico in tutto questo, da parte mia. C’è molto di razzistico a mio carico, invece, da parte di chi vede in me – cittadino italiano incensurato – un “figlio di un dio minore”, un suddito/schiavo (dire cittadino di serie B sarebbe un’amenità troppo grande); un soggetto che ha molti meno diritti degli altri, italiani e stranieri, perché anche a molti italiani sono inferiore, non facendo parte di alcuna casta…
       Nessuno pare aver compreso che, seminando tempesta con questa insistenza e insipienza; conculcando i diritti di chi pure dovrebbe averne, seguendo (a parole, solo a parole…) la “Teoria dei Diritti dell’Uomo” ma negando ogni giorno i più elementari diritti dei singoli uomini, non ne scaturirà nulla di buono. E non saranno lo spread, l’UE, o la distruzione economica di cui quest’ultima è latrice a far saltare il nostro ex-Paese, Patria diventata ingrata meretrice matrigna. Saranno l’ingiustizia praticata da decenni e contrabbandata per legge; gli abusi, i soprusi, le omissioni, la finta legalità, la totale illegalità, la copertura di tutto questo orrore dietro il falso paravento della modernità e del “politicamente corretto”.
      Magari non avrò la fortuna di vederla, l’esplosione, quella fantastica esplosione consolatrice che attendo e che amerei anticipare il più possibile, ma il botto mi raggiungerà nell’Aldilà (ammesso e non concesso che ve ne sia uno…) e mi farà sorridere di una gioia sottile e infinitamente sadica. “A ciascuno secondo i suoi meriti”. E questo noi – con i nostri silenzi, le nostre viltà grandi e piccole, le nostre classi politiche da museo degli orrori, la nostra progettualità da “Vacanze di Natale”, “Un’estate al mare” e in pensione a 25 anni – è esattamente ciò che ci meritiamo e ci meriteremo.

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