LA VERA MUSICA POPOLARE BRASILIANA

di Gianfranco Carignani

 

Quando si pensa alla Musica Popolare Brasiliana la mente corre imediatamente a Samba e Bossa-Nova, perché sono i due ritmi che maggiormente sono stati fatti conoscere nel mondo grazie alle esibizioni, fuori dal Brasile, di grandi artisti brasiliani quali Tom Jobim, Vinicius de Morales, Toquinho, João Gilberto, Chico Buarque de Holanda, Gilberto Gil, Caetano Veloso, Alcione, Gal Costa, Martinho da Vila, Dudu Nobre fra i maggiori, spesso anche autori delle musiche interpretate. Può anche darsi che qualcuno, amante del genere latino o semplicemente più informato, conosca anche altre espressioni musicali brasiliane quali il Forró, il Bajon e il Frevo, ma senza alcun dubbio Samba e Bossa si sono inserite nell’immaginario colletivo quali archetipi dela Musica Popolare Brasiliana.

Il CHORO

Tuttavia la struttura portante della musica strumentale tradizionale brasiliana é il cosiddetto Choro [ˈʃoɾu] (pronuncia figurata: sciòru, termine portoghese che significa lamento o pianto), popolarmente chiamato col diminutivo chorinho. Lo stesso grande compositore classico brasiliano Heitor Villa-Lobos lo definisce come “l’essenza dell’anima musicale brasiliana”. Era tanta la considerazione del grande musicista per questo genere musicale tipicamente brasiliano che ne fece la base di una delle sue più importanti composizioni per chitarra sola: Suite populaire bresilienne.

Il Choro nasce in Rio de Janeiro nella metá del secolo XIX, assai prima quindi di samba e bossa, anche se i tre generi vantano le medesime origini stilistiche, pur con contaminazioni assai diverse, rappresentate dal lundu, ritmo tipico della costa occidentale africana (Angola e dintorni) a base percussiva

choro

La formazione che ha caratterizzato il Choro sin dalla sua nascita era il cosiddetto “quarteto ideal” composto da flauto (solista), chitarra a 7 corde (accompagnamento rítmico e basseria), cavaquinho (uma specie di piccola chitarra dal suono piú acuto che gestiva al contempo l’armonia e il ritmo), e pandeiro (un tamburello con sonagli che si occupava della percussione ritmica). Tant’é che questo tipo di musica era anche conosciuta, all’epoca della sua nascita, colla denominazione popolare di “pau-e-corda” ovvero “legno e corda” derivato dal fatto che il flauto era fatto di legno d’ebano, mentre “corda” era riferito ovviamente alla chitarra e al cavaquinho

LA NASCITA

Dicevamo che il Choro, come genere musicale, é nato intorno alla metá del sec. XIX nella cittá di Rio de Janeiro, nei quartieri popolari, divenendo la prima vera musica popolare “urbana” típica del Brasile. La sua origine é conseguente all’arrivo della Famiglia Reale portoghese avvenuta nel 1808: Rio de Janeiro assunse pertanto nel 1815 il ruolo di Capitale del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarves, subendo uma importante reforma urbana e culturale che vide inoltre la creazione di numerosi incarichi nel pubblico impiego, dovuti alla nuova organizzazione della struttura amministrativa statale. Al seguito della Corte portoghese approdarono in Brasile vari strumenti musicali di origine europea quali il Pianoforte, il Clarinetto, la Fisarmonica, il Violino, il Mandolino assieme ai loro strumentisti scritturati dalla Corte per il suo intrattenimento. Assieme ai musicisti approdò in Brasile la musica típica della “danza di sala” della tradizione europea, come valer, quadriglia, mazurca, schottish (volgarizzato xote) e sopratutto la polca che diventarono di moda nei balli dell’alta societá che gravitava attorno alla Corte portoghese.

Il Choro quindi fu un adattamento, una imitazione personalizzata da parte dei musicisti amatoriali locali della maneira da loro considerata “strappalacrime” che caratterizzava l’esecuzione delle musiche succitate da parte degli strumentisti professionisti importati dall’Europa. Da qui l’accostamento alla parola “choro” e al suo significato di pianto, commozione, lamento, che fu attribuito alla maniera con cui i suonatori dilettanti brasiliani, chiamati poi “chorões” (piagnoni), eseguivano queste musiche europee misturate agli elementi ritmici autoctoni, derivati a loro volta da quelli importati dall’Africa assieme alla deportazione degli schiavi. La musica suonata dagli “chorões”, europea misturata col “lundu” africano, quindi si differenzió molto da quella suonata nei saloni della nobiltá carioca e della Corte portoghese, pur avendo in comune la stessa origine.

I SUONATORI

Passiamo a conoscere chi erano in effetti questi musicisti dilettanti che crearono um “genere” di musica assolutamente originale, accostabile, per certe caratteristiche che vedremo poi, solo al Jazz che nascerá um po’ piú tardi in Nord America.

Gli chorões appartenevano alla classe medio-bassa della società carioca (è questo l’appellativo classico degli abitanti di Rio de Janeiro), essendo generalmente modesti impiegati della Dogana, delle Poste e Telegrafo, o della Ferrovia Centrale Brasiliana, abitanti prevalentemente nel quartiere di Rio chiamato “Cidade Nova”. Questo lavoro sicuro permetteva loro di fare una vita regolare senza preoccupazioni economiche. Per diletto e passatempo, queste persone cominciarono a formare gruppi musicali per suonare “a orecchio” le musiche importate dall’Europa come giá abbiamo detto sopra, misturandole con ritmi di provenienza africana giá radicati nella cultura brasiliana, come il “batuque” e il “lundu”, interpretandole in maneira per cosí dire “brasilianizzata”. Si riunivano inizialmente la domenica nel cosiddetto “fundo do quintal”, spazio coperto a tettoia in fondo al terreno dietro una casa, nelle periferie di Rio de Janeiro o di preferenza nel quartiere Cidade Nova. Fondamentale in questi ritrovi musicali domenicali era la presenza di una tavola bem fornita di cibo e bevande. Questo infine era il principale canale di divulgazione di questa musica.

musici

Un buon chorão doveva possedere come qualitá di base un’ottima capacitá di improvvisazione nonché un alto livello di virtuositá nella tecnica strumentale; altra caratteristica alquanto singolare era la capacità di improvvisare soluzioni armoniche e modulazioni repentine col proposito si sfidare la capacitá di adattamento e il senso armonico e polifonico degli accompagnatori.

Abbiamo giá citato che la composizione del classico “conjunto de choro”, altrimenti nominato “roda de choro” dall’abitudine dei partecipanti di sedere in circolo (roda) magari attorno a una tavola imbandita, era il quartetto “pau-e-corda” formato da un flauto, una chitarra a sette corde (violão), un cavaquinho e un tamburello (pandeiro); questa formazione strumentale, per quanto classica dalle origini del genere, ammetteva una grande varietá di scelte nella composizione dell’organico di ogni “conjunto”, come pure il numero di partecipanti non era assolutamente prefissato, ammettendo, a seconda della disponibilitá dei suonatori, clarinetto, pianoforte, fisarmonica, bandolim e altri strumenti a fiato o a corda. È quindi proprio il caso di dire: chi piú ne ha più ne metta.

Voglio qui ricordare solo alcuni musicisti che formarono famosi “conjuntos de choro” e che hanno lasciato composizioni che hanno fatto la storia della Musica Popolare Brasiliana: in primo luogo, il flautista e compositore Joaquim Antônio da Silva Callado Junior, generalmente conosciuto come “Calado”, figura che ha illuminato il periodo della nascita dello choro in Rio de Janeiro nella seconda metà dell’800. Questo eccellente musicista, professore presso la cattedra di flauto nel Conservatorio Imperiale di Rio de Janeiro, era considerato un leader nel campo musicale dell’epoca, tanto che gli fu facile riunire intorno a sé i migliori musicisti dilettanti che suonavano per il puro piacere di fare musica insieme. Calado ha fissato i fondamenti del nuovo genere musicale e ha curato la formazione di numerosi gruppi strumentali. Inoltre i pianisti Ernesto Nazaré, Chiquinha Gonzaga e Anacleto de Medeiros, i quali composero numerose polche, quadriglie, tanghi, maxixes (masciscis), marce e xotes (scotischs) stabilendo i pilastri del genere popolare “choro” nonché della musica popolare carioca, nel periodo di transizione dal XIX secolo al XX, approfittando anche della diffusione della radio su tutto il territorio nazionale. Nei gruppi formati e curati dal mentore Calado si distinguevano ottimi strumentisti quali Viriato Figueira da Silva, Patóla, Saturnino, Luizinho, Silveira, nonché successivamente il flautista Patápio Silva, tutti grandi improvvisatori che eccellevano nella sottile arte di arrischiare complicate modulazioni nel contesto dei loro “a solo” collo scopo di sfidare,mettere in difficoltá gli altri musicisti accompagnatori

.ChiquinhaGonzagaErnesto Nazare

SilvaCallado

Un grande musicista brasiliano, Pixinguinha, pseudonimo di Alfredo da Rocha Viana Filho, virtuoso flautista e saxofonista, fu il principale erede di questa tradizione musicale nella prima metá del ‘900, consolidando il choro come genere musicale prettamente brasiliano e interpolandolo con influssi jazzistici.

Pixinguinha può essere sicuramente riconosciuto come il maggior compositore di choro.

 Pixinguinha

IL NOME

Vediamo adesso di fare alcune brevi considerazioni riguardo al nome che ha ricevuto questo nuovo genere musicale. Già si è detto della parola portoghese “choro” e del suo significato di “pianto”, “lamento”. Come pure abbiamo citato il fatto che lo stile d’esecuzione delle musiche di sala di importazione europea, base delle interpretazioni dei gruppi di chorões, era considerato un po’ commovente, quase “strappa-lacrime” per cui cominci{o ad essere chiamata “musica da far piangere”

Un’altra possibile accezione del termine “choro” potrebbe essere l’accostamento alla parola latina “chorus” che significa “coro”, intendendo persone che cantano o suonano insieme, ma personalmente ritengo assai improbabile questa derivazione, anche per la completa mancanza di cultura classica nella societá brasiliana dell’epoca.

Altra possibile interpretazione, secondo me un po’ farraginosa, del termine “choro” potrebbe essere la corruzione dell’appellativo di “choromeleiros”, o suonatori di ciaramello, strumento di origine medievale-rinascimentale ad ancia doppia che ancor oggi, accompagnato dalla cornamusa, é in uso presso i pastori dell’Appennino. Gli choromeleiros erano una corporazione di musici che avevano un ruolo di particolare importanza nelle cerimonie pubbliche nel periodo coloniale brasiliano. Gli choromeleiros però, a dispetto del nome, non si esibivano esclusivamente col ciaramello ma utilizzavano anche altri tipi di strumento a fiato, cosicché il termine passò a designare popolarmente qualunque tipo di gruppo strumentale. La teoria è sicuramente abbastanza suggestiva, tuttavia la ritengo poco probabile.

L’antropologo folklorista Luis da Câmara Cascudo ci propone una derivazione della parola “choro” dal termine “xolo” (il fonema “x” in portoghese si pronuncia come “sci”), che designava un ballo tipico di origine africana che era praticato dagli schiavi nelle fazendas brasiliane. Questa espressione, nella lingua parlata popolare, cominciò col tempo ad essere assimilata alla parónima portoghese “xoro” (scioro), cosí da passare facilmente, nell’uso urbano, alla grafia “choro” (che ha esattamente la medesima pronuncia “scioro”)

Originariamente il termine “choro” designava il gruppo musicale e anche la festa nella quale il “conjunto” si esibiva, finché, dal 1910, il medesimo termine cominciò ad essere usato, e lo è ancora oggi, per denominare un genere musicale ormai consolidato. Parimenti è molto usato fra i musicisti che praticano questo genere, il suo diminutivo “chorinho”.

CARATTERISTICHE DELLO STILE

Lo Choro come forma musicale si presenta generalmente composto di tre parti:

  1. Esposizione del tema da parte di tutto il gruppo di chorões;

  2. Improvvisazione sulla melodia tematica da parte di ciascun musicista accompagnato da uno o piú strumenti;

  3. Ripresa del tema completo da parte di tutto il gruppo e finale.

È questo un genere che esige, da parte del musicista che lo pratica, un grande dominio del suo strumento e una grande capacità di percepire le mutazioni armoniche provocate durante le improvvisazioni e prontezza assoluta nel rispondere agli stimoli dei colleghi, adattandosi in tempo reale e ovviamente “a orecchio”.

Questa formula che caratterizza il “choro” (tema e improvvisazioni) è in effetti molto simile al Jazz, che però nascerà solo cinquanta anni più tardi: la musica negra nord-americana, basata pure su di un tema e varie improvvisazioni solistiche, è anch’essa un libero gioco interattivo, quasi una tenzone musicale, una sfida dialogica fra i componenti del gruppo musicale, eseguita con grande abilità tecnica e genialità creativa.

Pertanto si può certamente affermare che la cosiddetta “improvvisazione jazzistica” già esistesse in Brasile ai tempi dell’Impero, con l’unica differenza che le modulazioni e le armonie proposte dai singoli musicisti durante l’episodio solistico generano nello choro una costruzione musicale estremamente volubile, provocata dall’attitudine di provocare la capacità altrui testando il senso polifonico e armonico dei colleghi accompagnatori. Parimenti questa subdola disposizione poteva essere attuata da parte degli strumenti accompagnatori (chitarra, cavaquinho, pandeiro) per provocare viceversa lo strumentista di turno nell’ “a-solo”.

Come ho già accennato nel corso di queste considerazioni a proposito della composizione strumentale del gruppo di chorões, vorrei ribadire che quel che determinava come qualsiasi strumento potesse partecipare alla “roda do choro” era essenzialmente in funzione della destrezza di colui che suonava e non del tipo di strumento musicale inserito nel contesto sonoro; pertanto non importava assolutamente che fosse un pianoforte, un cavaquinho, un trombone, un clarinetto o una fisarmonica, quello che importava era che lo strumentista fosse sufficientemente abile per eseguire le improvvisazioni solistiche.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il Choro come genere musicale è senza dubbio la prima forma di musica popolare urbana nell’universo musicale brasiliano, nata come espressione amatoriale nei quartieri medio-bassi di Rio de Janeiro, dove pure si sviluppò successivamente. Pur essendo nata a livello non professionistico e praticamente dopo-lavoristico, prende origine dalla musica “colta” di provenienza europea, importata coll’arrivo della Corte Imperiale portoghese.

La Samba e poi la Bossa-Nova, universalmente e, ormai lo possiamo dire, erroneamente conosciute per essere la vera e unica MPB (Musica Popolare Brasiliana), nasceranno più tardi nello stato di Bahia, con forte caratterizzazione ritmica ed anche religiosa afrobrasiliana, dovuta alla grande concentrazione in quello stato del nordest brasiliano dei negri tratti in schiavitù dalle coste dell’Africa occidentale.


FONTI

ESEMPI MUSICALI

https://www.youtube.com/watch?v=a1Vwz1tHtQs

https://www.youtube.com/watch?v=c5NGOcNyF4g

https://www.youtube.com/watch?v=4oWEv9B_KLo

https://www.youtube.com/watch?v=WJ1r7FddtWU

https://www.youtube.com/watch?v=JH6344LQPtA

https://www.youtube.com/watch?v=EhjK9xTBhKE

https://www.youtube.com/watch?v=jx4Ts12b4QE

https://www.youtube.com/watch?v=dHGncNzJazY

https://www.youtube.com/watch?v=oNDEsRigegg


[team_manager category=’external_colloborators’ orderby=’menu_order’ limit=’0′ post__in=’8763′ exclude=” layout=’grid’ image_layout=’rounded’ image_size=’thumbnail’]

Gianfranco Carignani
Gianfranco Carignanihttp://francoartes.comunidades.net
Pescia1949, Martina Franca 2017. Toscano DOCG col salmastro dell’amata Versilia nelle vene. Musicista si puó dire da sempre (a 4 anni giá suonava la fisarmonica): Organista con particolare predilezione per gli antichi organi a trasmissione meccanica e per la musica italiana antica (secc. XVII e XVIII). Direttore di Coro, fondatore e direttore dell’Ensemble Vocale “Climacus” alla guida del quale ha tenuto concerti in varie città d’Italia; Compositore e arrangiatore di musica vocale e strumentale, vincitore del 1° premio nel Primo Concorso Internazionale “La canzone napoletana in polifonia” con l’arrangiamento per coro a 4 voci miste della brano “ I’ te vurria vasà “; è stato membro della Commissione Artistica dell’Associazione Cori della Toscana, interessandosi in particolare, oltre che dei problemi della didattica vocale rivolta a gruppi non professionistici, alla ricerca e al recupero degli eventi musicali di tradizione orale popolare sopratutto toscana. Innamorato dell’italico idioma, e supportato da una cultura classica basata sulle letterature greca, latina e italiana, storia dell’arte e della musica, si dedica volentieri allo studio delle tradizioni popolari che coinvolgano la musica assieme agli aspetti storici, antropologici e geoculturali, ricerca questa che si è rivitalizzata particolarmente una volta che si è trasferito stabilmente in Brasile, Paese fertilissimo in questo terreno culturale. Il est bel et bon (tra 1500 e 1700) Ensemble vocale e strumentale Climacus Articoli

Latest articles

Previous articleITALIA DIGITALE
Next articleLa barba – Beard

Related articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.