La tragica deportazione di un popolo

Gli Apuani.

La parola deportazione è senza dubbio un brutto vocabolo, proprio perchè ci riporta istantaneamente alla memoria la seconda guerra mondiale e nello specifico lo sradicamento degli ebrei dalle proprie case per esser mandati nei campi di sterminio di tutta Europa. Ma le deportazioni sono sempre esiste, è che nella nostra memoria storica questa è la più recente e quella che forse ci ha colpito di più, ma sicuramente non ci possiamo dimenticare la deportazione degli Israeliti da parte degli Assiri o quella degli africani verso le colonie europee o americane, oppure quella degli indiani d’America nelle riserve e fra le più recenti ed efferate rimane quella che fra il 1915 e il 1916 vide la deportazione di un milione e duecentomila armeni da parte dell’impero Ottomano. Fra tutte queste deportazioni che (come detto) hanno fatto da corollario alla storia dell’uomo rimane una che colpì anche la Garfagnana e la Lunigiana, per bene intendersi non fu una deportazione di piccole dimensioni ma riguardò un intero popolo composto da ben cinquantamila persone circa. Questi eventi saranno meglio noti come la “deportazione apuana“. Come abbiamo già visto in altri miei articoli i Liguri Apuani erano un etnia che abitava le nostre terre diversi secoli prima della nascita di Cristo, la loro vita si svolse tranquillamente sulle Apuane (e non solo) dedicandosi alla pastorizia e alla caccia, fino al momento in cui il loro destino non incappò con la dirompente espansione di Roma. Siamo intorno al III secolo a.C e qui incomincia la dura guerra contro i potenti romani che definirono gli Apuani: “durum in armis genus”(abili nell’uso delle armi), tali avvenimenti bellici sono ben raccontati dallo storico Tito Livio (Padova 59 a.C- Padova 17 d.C) in una sorta di “de bello Apuano” (“sulla guerra apuana”), sarà una lotta che si protrarrà per tredici lunghi anni (per questa guerra leggi qua). Roma di certo non poteva fermare la sua espansione verso nord a causa di un piccolo popolo e così dopo svariate battaglie senza mai giungere alla definitiva sconfitta degli Apuani, giunse alla più drastica delle decisioni… Correva l’inizio primavera dell’anno 180 a.C quando i proconsoli Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo decisero un’azione a sorpresa nel territorio apuano, in men che non si dica dodicimila apuani furono costretti alla resa. Il successo dell’impresa romana fu dovuto furbescamente grazie ad un fatto: infatti proprio quello era il periodo stagionale in cui i nostri antenati si dedicavano ancora ai pascoli invernali che si svolgevano in posizioni meno elevate e di conseguenza meno difendibili, per di più (di solito) le battaglie si sarebbero svolte nel periodo estivo. Una volta assicurato il successo della battaglia i proconsoli con una lettera avvisarono il Senato della vittoria ottenuta e ancora nella missiva si diceva di attendere istruzioni per stabilire il destino dei prigionieri. Il messaggero tornò dopo pochi giorni con la terribile ed impietosa risposta…Agli Apuani fu dato immediato ordine di scendere dalle montagne ma in zone ben lontane dai loro villaggi poichè non vi fosse speranza di ritorno: altrimenti si riteneva senza se e senza ma che la guerra ligure non avrebbe mai avuto fine. Una volta arrivati in pianura ai capi tribù apuani fu comunicata la decisione nei loro confronti: per loro era stata deliberata la deportazione. Roma possedeva un agro pubblico (n.d.r:terre conquistate ai nemici appartenenti allo Stato) nel territorio dei Sanniti (quel territorio che oggi possiamo inquadrare nella provincia campana di Benevento) appartenuto prima ai Taurasini e proprio qui in queste terre sarebbero stati deportati gli antichi garfagnini.In pochi giorni si sarebbero dovuti preparare per il lungo esodo, venne detto loro di far scendere dalle montagne anche donne e bambini e di portare con se i loro beni. La disperazione di questo popolo si manifestò nei loro ambasciatori che tentarono un  ultimo e disperato tentativo di convinzione nei confronti dei due proconsoli, in cambio della permanenza nella terra terra dei loro padri offrirono la consegna totale delle armi e di eventuali ostaggi, ma l’angoscia di questa gente – racconta ancora Tito Livio- toccò il suo apice quando una tribù situata ai piedi delle Apuane scelse la via del suicidio collettivo per non abbandonare la terra e i sepolcri degli avi, anche questo evento non sortì alcuna pietà e non avendo le forze per ribellarsi gli Apuani dovettero ineluttabilmente obbedire.

Il Sannio il territorio dove furono deportati gli Apuani

Così quarantamila uomini liberi, con le loro donne e i loro bambini furono trasferiti a spese dello Stato nel Sannio, inoltre perchè poi nelle nuove terre si potessero procurare tutto il necessario per vivere furono assegnate a loro centocinquantamila libbre di argento. Cornelio e Bebio in persona si occuparono dell’esodo apuano percorrendo la dorsale appenninica fino al raggiungimento del Sannio, ad attenderli lì c’erano cinque membri di un collegio con il compito di assegnare le nuove terre, ad operazione compiuta l’esercito romano tornò a Roma per celebrare il trionfo, furono i primi a trionfare-racconta ancora Tito Livio- senza aver condotto nessuna guerra:”nullo bello gesto“. Ma la tremenda diaspora non finì qui. Nel corso del medesimo anno il console Quinto Fulvio Flacco marciò da Pisa con due legioni contro gli Apuani che abitavano nella zona del fiume Magra, anche qui senza quasi colpo ferire furono costretti alla resa altri settemila uomini, nemmeno il tempo di rendersi conto della sconfitta subita e i prigionieri furono imbarcati sulle navi nel porto di Luni e di li portati via mare fino a Napoli per poi continuare a piedi nel Sannio dove raggiunsero i loro sventurati compatrioti, a questo punto si potè dichiarare conclusa una vera e propria pulizia etnica. Gli anni poi passarono e i rudi, caparbi e temerari Apuani furono sostituiti con fedeli coloni romani incentivati da sgravi fiscali ad occupare le nuove terre di Garfagnana. Così ecco nascere le nuove colonie garfagnine: vediamo allora il fido colono Cornelius Gallicanus fondare il paese omonimo (Gallicano), per non parlare del console Quinto Minucio Termo che si insediò nei territori dove sorge adesso il paese di Minucciano e ancora come non dire di Sillano, quando proprio li, il dittatore Lucio Cornelio Silla decise di far costruire alcune capanne per far riposare e ristorare i suoi uomini durante le abbondanti nevicate invernali.

Minucciano paese di fondazione romana

Ma però per Roma non fu tutta rose e fiori l’insediamento nei nuovi territori della nostra valle, difatti in alcune vallate isolate sopravvivevano ancora migliaia di irriducibili Apuani che si erano sottratti al loro amaro destino, agguati e imboscate erano ancora all’ordine del giorno e i nuovi abitanti non riuscivano a trovare pace. Nel 155 a.C venne mandato sulle nostre montagne il console Marco Claudio Marcello e il suo esercito per risolvere per sempre“la questione apuana”, questa volta non ci furono prigionieri e deportati ma solo morti. Così anche l’ultimo apuano fu estirpato dalla propria terra e Marco Claudio Marcello ottenne quel trionfo tanto agognato e sperato dai suoi predecessori nella gloriosa Urbe. E i nostri antenati come vivevano in terra di Campania? Si dice che vivranno per secoli in un isolamento etnico umiliante, divisi addirittura per nome in Ligures Baebiani e Ligure Corneliani, dal nome dei pro consoli che li sconfissero. Comunque sia, nonostante siano passati duemila anni ancora oggi nel Sannio c’è ancora traccia negli abitanti odierni di sangue garfagnino, spieghiamoci meglio. L’illustre genetista Silvio Garofalo da recenti studi fatti e da risultati usciti fuori da un convegno dal titolo “La storia scritta nel D.N.A umano. 

L’aspro territorio apuano

I geni dei Liguri deportati in Sannio” ha portato alla luce una clamorosa scoperta e così testualmente da una sua intervista ci dice: – La nostra ricerca ha messo in evidenza delle affinità sui geni del cromosoma Y tra gli abitanti della Garfagnana e della Lunigiana di oggi e quelli che vivono attualmente a Circello e in altre zone della Campania. Gli individui liguri hanno un marcatore che non esiste nel sud Italia, ma che ha un picco nelle zone dove furono deportati gli Apuani- 

Benchè anche l’ultimo degli Apuani sia sparito dalla faccia della Terra nelle nostre vene (e come abbiamo visto non solo nelle nostre)scorre ancora il sangue di questi guerrieri ribelli, ancora qualcosa del loro carattere e del loro spirito è nella nostra anima.

 

 


Bibliografia:

  • “Ab urbe condita” Tito Livio “Storia di Roma dalla sua fondazione” 1a edizione originale tra il 27 a.C e il 14 a.C
  • “La Repubblica” articolo di Laura Guglielmi “Cromosoma Y, i geni “deportati” dei Liguri
Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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