La teoria costituzionale dello storico greco Polibio

 

Dio creò l’uomo, e lo fece a sua immagine e somiglianza. Vuole forse dire, la Bibbia, che noi abbiamo la medesima fisionomia di Dio? Esiste insomma da qualche parte un Essere, che come noi ha braccia gambe occhi eccetera? La mia idea è che il passo della Genesi voglia dire che somigliamo a Dio nell’essere noi sulla faccia della terra i più LIBERI nel decidere, nello scegliere. Non sono un biblista, e spero che nessuno si scandalizzi, ma da cultore della storia antica a me pare così.

I primi nella Storia ad avere un’idea sufficientemente chiara della LIBERTA’, sono stati i greci in epoca arcaica (900-500 a,C, ), se non già nel Medio Evo Ellenico (!200-900 a.C.). E tutta la copiosa elaborazione di pensiero politico dei greci è orientata a cogliere quel sottilissimo limite di separazione tra diritto individuale e diritto collettivo. In quel limite così difficile da definire sta appunto la realtà della LIBERTA’. Il nostro comportamento personale, la nostra libertà ha nella libertà altrui il suo limite naturale, e compito dello Stato è individuarlo quel limite, e definirlo con le LEGGI. Già, ma quale tipo di Stato offre maggiori garanzie, quando elabora le leggi?

Su questo interrogativo si sono impegnati moltissimi intellettuali della Grecia antica nelle più diverse zone della regione, e perfino la nascita di quell’attività, da Pitagora in poi chiamata FILOSOFIA, ha nel suo DNA l’individuazione della forma politica ideale, o almeno efficiente.

In un noto passo della sua opera, Erodoto inventa quello che noi conosciamo come “Logos tripolitikos”, dialogo a tre sulla politica. Immagina Erodoto un confronto di opinioni tra Megabizo Otane e Dario sulla forma migliore di Costituzione.

Ed uno dice che la forma migliore sia la monarchia, e ne tesse l’elogio; un altro invece esalta l’aristocrazia, il terzo fa le lodi della democrazia.

Platone nel dialogo intitolato Menesseno (sulla cui attribuzione non tutti gli studiosi concordano) fa dire ad Aspasia, compagna e moglie di Pericle, parole di elogio per la democrazia, eccellente tra i sistemi, a patto però che il Demos scelga i MIGLIORI (àristoi), per cervello e per cuore.

Quindi la vera democrazia è UN’ARISTOCRAZIA SCELTA E SOSTENUTA DALLE MASSE.

Concetti analoghi sono espressi da Tucidide, che ricostruisce (se non riporta alla lettera) il famoso di scorso di Pericle, pronunciato per glorificare i caduti ateniesi nel corso del primo anno della guerra con Sparta (guerra del Peloponneso, quindi pronunciato nel 430 a.C.).

Ma, a causa degli eccessi di cui il demos si rende protagonista, è raro che qualche intellettuale antico sia senza riserve favorevole alla democrazia. Socrate nel dialogo platonico Gorgia formula un giudizio nettamente negativo sulla democrazia di Pericle: ha preso – dice il grande filosofo – gli ateniesi che erano un misto di bene e di male, e li ha resi tutti pessimi. Quindi è stato un pessimo statista. In un altro passo dice che, se uno vuole fare l’attività ginnica, non si rivolge al primo venuto o incontrato, ma ad un maestro di ginnastica di provata capacità. E così se ci si vuole costruire una casa che non ci crolli sulla testa, ci si rivolge ad un architetto di provata capacità. La ginnastica e l’architettura sono due aspetti molto importanti nella nostra vita, e quindi è logico che noi ci si rivolga a persone esperte. Ma non è forse la politica un’attività più importante di queste? E non è allora saggio e logico per la politica cercare persone di provata capacità, e nelle loro mani affidare il destino della comunità? Un errore di un architetto provoca gravi danni, ma circoscritti; quello di un dirigente politico ricadono sulla e contro la vita di tutti.

Si fa strada allora l’ipotesi della costituzione mista. La caldeggiano importanti filosofi e pensatori, ed è quella che anche Polibio propone come la migliore. Anche perché, vivendo egli a Roma (vedi il post di domenica scorsa) studia da vicino il sistema romano, e trova che a Roma hanno realizzato la forma perfetta della Costituzione mista.

Dice infatti – riprendendo analisi di altri pensatori precedenti – che una comunità all’inizio è governata da una monarchia, una forma costituzionale da considerare PURA, finché il re, come Edipo a Tebe, si comporta da buon padre verso i suoi sudditi, ed è giusto ed equanime. Ma la monarchia è destinata con il tempo a trasformarsi nella propria forma DEGENERATIVA, la tirannide, regime violento e spesso sanguinario, al punto che, divenuto insopportabile, induce i sudditi alla rivolta. Ed i capi della rivolta sono i migliori, gli ardimentosi, che scalzano il tiranno e fondano il potere dei migliori, l’aristocrazia, altra forma PURA. Ma anche questa con il tempo è destinata a passare alla sua forma DEGENERATIVA, la oligarchia, che presenta i caratteri della tirannide, ma in forma collettiva e di gruppo ristretto. E’ fatale la rivolta, questa volta da parte del demos, delle masse, che detronizzano gli oligarchi e fondano la democrazia, altra forma PURA di costituzione. Per un certo periodo di tempo le cose vanno bene, ma anche la democrazia è fatale che decada nella OCLOCRAZIA (noi diremmo nell’anarchia, intesa come caos sociale e politico), forma DEGENERATIVA della democrazia. Ma la situazione di caos impone la necessità del ritorno all’ordine, se non si vuole lo sfascio generale, in cui ci rimettono tutti. Ed ecco allora che ci si affida di nuovo ad uno, all’uomo della provvidenza, che si fa – o si fa fare – re, e la storia inizia da capo. Questo CICLO CHE SI RIPETE sta scritto nella storia realmente accaduta, ed è la causa di una grave instabilità politica e sociale, che ha impedito a città anche potenti, come Atene, di creare un impero vasto e soprattutto stabile.

A Roma Polibio individua la soluzione costituzionale ideale, la costituzione mista. I consoli, infatti, incarnano la forma PURA della monarchia, il senato quella PURA dell’aristocrazia, ed i comizi popolari quella PURA della democrazia. Non è una realtà inedita, essendo questa struttura, che mette insieme le tre forme pure, un’esperienza comune già a Sparta ed a Cartagine. I tre poteri puri sono in perfetto equilibrio tra di loro, generando con ciò una duratura stabilità. Però Sparta e Cartagine, nonostante la loro costituzione ideale, sono decadute: come mai? A soppesare bene le loro vicende si conclude che la decadenza è un esito inevitabile, quando quell’equilibrio si rompe. E Polibio qui si inserisce nel filone dei critici della democrazia alla Pericle, plebiscitaria e demagogica. Le masse, infatti, istigate da arruffapopolo, assumono un atteggiamento critico e rivendicativo, e, facendo leva sulla forza del numero, rompono quell’equilibrio che aveva prodotto la crescita complessiva della comunità, e, prive come sono di preparazione culturale e politica, agiscono accodandosi a portatori di parole d’ordine facili e non di rado eversive e violente. Ed allora abbiamo anche le ghigliottine. E Polibio è ancora vivo, quando inizia a Roma la vicenda dei Gracchi, lontano seme della dissoluzione dell’impero romano. Inizia infatti allora quel processo di distacco tra classe dirigente e popolo, ben narrato da Petronio nel suo Satyrikon al tempo di Nerone, che esautorerà la plebe dalla partecipazione alla gestione della cosa pubblica.

Ma Polibio questo non lo vede, perché si inserisce nel filone antidemocratico del pensiero greco, d’altra parte abbondantemente alimentato dal comportamento insensato e sfrenato di masse convinte della bontà delle parole d’ordine di avventurieri e demagoghi, per le quali hanno perduto la bussola.

Oggi da noi abbiamo avuto qualche uomo della provvidenza: Berlusca, ad esempio, e molti gli hanno creduto purtroppo, quello che ebbe a dichiarare che la maturità media del telespettatore è quella dei tredicenni, e sappiamo quanto abbiano giocato a suo favore nell’arruffare il popolo le TV; e poi Renzi, durante la cui gestione solo biennale del PD gli iscritti al partito si sono ridotti al minimo storico, e sono state chiuse un gran quantità di sezioni, luogo in cui per cinquant’anni gli iscritti al partito erano chiamati a dibattere, ed erano una vera fucina di formazione, anche per fare emergere persone di qualità (gli àristoi del Menesseno); ed infine Beppe, quello del movimento, che non si riesce a capire in quale direzione vada, quello della democrazia via web, sulla cui prassi e fondatezza è inevitabile che si formulino i più inquietanti dubbi.

 

 

Fulvio Marino
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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