Sono passati 72 anni dal quel 12 agosto 1944 e ogni anno la memoria deve essere rinnovata. La strage di Sant’ Anna di Stazzema rimane una delle storie più dolorose di tutta la II guerra mondiale. Un omaggio doveroso ai nostri “cugini d’oltre Pania” in questo mio vecchio articolo. Un giorno da ricordare sempre, perchè quel giorno l’uomo decise di negare se stesso…

Sant’Anna di Stazzema
Il giorno della strage,
bambini morti a Sant’Anna

e gli stazzemesi  non c’entrano niente con la Garfagnana, anche se a dire il vero li possiamo serenamente riconoscere come nostri “cugini di montagna”, ci dividono le nostre meravigliose Alpi Apuane.Spesso con gli abitanti di Pruno, Sant’Anna, Ponte Stazzemese e Cardoso ci siamo incontrati sulle cime dei nostri monti,un cenno e un saluto bastava per riconoscersi, ma l’unico motivo di divisione non sono solo le Apuane, ci ha diviso anche l’amaro destino di una seconda guerra mondiale vissuta sempre con tribolazioni ma in maniera diversa, infatti in Garfagnana grazie a Dio non sono mai sostate le famigerate S.S. Per i nostri “cugini” fu nettamente diverso. Oggi ricorrono esattamente 70 anni dall’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, era il 12 agosto 1944.Queste immani

Walter Reder l’uffuciale
nazista che comandò le
operazioni a Sant’Anna

sciagure è bene sottolinearlo non hanno territorialità e vanno sempre e comunque ricordate e raccontate,pensare poi che tutto questo si compiva a pochi chilometri in linea d’aria dalle nostre case fa ancor di più rabbrividire. Ricordiamo allora i fatti. Ai primi d’agosto del 1944 Sant’Anna di Stazzzema era stata qualificata dal comando tedesco “zona bianca” ossia una località adatta ad accogliere sfollati, per questo la popolazione in quell’estate aveva superato le mille unità.Inoltre in quei giorni i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver compiuto particolari operazioni militari di rilievo contro i tedeschi.

Donne sopravvissute che assistono i morti

Nonostante ciò all’alba del 12 agosto la 16a compagnia S.S Panzergrenadier-Divison Reichsfuhrer su ordine dell’ufficiale Walter Reder (ufficiale Waffen SS) salirono a Sant’Anna, mentre un altra divisione rimase più in basso a chiudere qualsiasi via d’uscita.Alle 7 il paese era completamente circondato. Quando le SS giunsero in paese accompagnati da fascisti collaborazionisti, gli uomini si rifugiarono nei boschi per non essere deportati nei campi di lavoro in Germania,mentre vecchi, donne e bambini rimasero nelle loro case sicuri che non sarebbe successo niente…non fu così.In poco più di tre ore vennero massacrati 560 civili,la furia dei nazi-fascisti si abbattè improvvisa su tutto e tutti; i corpi vennero trucidati, bruciati, straziati Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti lassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto,

Originale in mio possesso
de “La Domenica degli Italiani”
Genny che lancia lo zoccolo al
nazista per difendere il figlio

uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo che implorava i soldati nazisti di risparmiare i suoi parrocchiani, uccisero gli otto fratellini Tucci con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. Non si trattò di rappresaglia. Com’è emerso dalle indagini della procura militare di La Spezia si trattò di un puro atto terroristico, di una azione premeditata studiata nel minimo dettaglio. L’obiettivo insomma era quello di sterminare la popolazione.La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso…
Alla memoria dei “cugini” montano- versiliesi d’oltre Pania…

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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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