LA STORIOGRAFIA di Fulvio Marino

Herodotus_Massimo

Come dove e quando e per opera di chi nacque la storiografia?
“QUESTA E’ L’ESPOSIZIONE DELLA RICERCA ( historìes) FATTA DA ERODOTO DI TURI (O ALICARNASSO), PERCHE’ LE OPERE GRANDI E MERAVIGLIOSE FATTE SIA DAI GRECI CHE DAGLI STRANIERI NON RESTINO SENZA FAMA E NON DECADANO CON IL PASSARE DEL TEMPO, E ( PER NARRARE) LA CAUSA PER CUI GRECI ED ORIENTALI COMBATTERONO TRA LORO.”.
In queste poche righe c’è la natura della STORIOGRAFIA: a. narrare i fatti rilevanti (di guerra e di pace) compiuti da greci e stranieri; b. cercare le CAUSE degli eventi. Prima di Erodoto nessuno aveva detto né fatto nulla di simile. Per quanto le metodiche di ricerca e gli strumenti si siano raffinati nel tempo, se uno, oggi nel 2015, vuole dedicarsi alla scrittura della Storia, non può prescindere da queste righe scritte da Erodoto circa 450 anni prima di Cristo, all’inizio (proemio) della sua opera monumentale. Era di Alicarnasso o di Turi? Di entrambe le città. Era nato infatti ad Alicarnasso, che in turco oggi si chiama Bodrum, una città affacciata sul medesimo mare di Mileto, a due passi da Samo. Questa città divenne famosa, non solo per essere la patria di Erodoto, ma anche di Dionigi (storiografo del primo secolo a.C., trasferitosi a Roma e scrittore di cose romane: vedi web). Ma anche per altro fu famosa la città: circa un paio di secoli dopo la nascita di Erodoto, il re di Alicarnasso cominciò a costruirsi una tomba monumentale, che dopo la sua morte sua moglie Artemisia face completare, perché ospitasse le spoglie del marito (vedi web). E come si chiamava il marito? Si chiamava Mausolo, e quindi la sua tomba monumentale prese il nome di mausoleo, e tutte le tombe di quel tipo si chiamarono mausoleo (Castel Sant’Angelo a Roma – mausoleo di Adriano -, o il mausoleo di Augusto a Roma nei pressi dell’ara pacis, o quello di Cecilia Metella sull’Appia Antica, scelto come immagine per l’acqua Egeria, che sgorga da quelle parti.), E Turi? Questa città fu costruita per iniziativa di Pericle, e si trattò di una apoikìa (che errando chiamiamo colonia) panellenica, nell’area che un tempo era occupata da Sibari, nella Calabria ionica. Ed Erodoto fu tra le guide della nuova città, e questo ruolo gli venne dato per premio. Cosa aveva fatto, per meritare il premio? Per rispondere, è necessario qualche passo indietro nella storia.
Le guerre persiane (499 distruzione di Mileto, 479 vittorie greche a Platea e Micale) avevano provocato un allontanamento marcato tra il mondo greco ed occidentale, e quello persiano ed orientale. Venti anni di tensione e guerra avevano determinato una separazione netta in quell’area di confine, ma poi i commerci ed i contatti erano ripresi con comprensibile cautela, specie da parte greca. Ma il lungo periodo di distacco aveva di fatto reso misterioso il mondo orientale agli occhi dei greci, che però miravano a ristabilire i rapporti mercantili con quelle terre. Erodoto effettua un viaggio in lungo e largo in quel mondo sconosciuto, parla con i saggi locali, osserva e descrive abitudini usi e costumi dei vari popoli che compongono l’oriente, raccoglie e racconta tradizioni locali le più svariate ed affascinanti, registra eventi storici, e narra la vita di quei popoli ignoti ai greci. Tutto confluisce nella sua opera (Le Storie, appunto), che egli trascrive, e di cui fa pubblica lettura nell’agorà di Atene. E per questo è ritenuto meritevole di premio, guidare insieme ad altri la costruzione di Turi nel sito di Sibari. Gli ateniesi infatti si sedevano nell’agorà, ascoltavano i suoi racconti, e, pur stando fisicamente ad Atene, rapiti dalla bellezza della narrazione, seguivano le parole e con lo spirito viaggiavano nello spazio e nel tempo. E bravo, questo Erodoto! Compose la sua opera come opus continuum, ma poi nella biblioteca di Alessandria la divisero in nove libri, e ad ogni libro fu dato per titolo il nome di ognuna delle nove muse. E così la possediamo per intero. E da allora si è meritato l’appellativo di PADRE DELLA STORIA. E da allora chi scrive storia deve fare i conti con i precetti inevitabili di Erodoto. Ecco perché lo premiarono.
E la domanda ora è: ha inventato tutto di sana pianta? No, non è proprio così. L’attività storiografica è l’esito di una felice combinazione di vari fattori. Intanto l’inclinazione ad un approccio razionale alle cose da parte dei greci, razionalismo che li induceva a pensare che la realtà di oggi affonda le radici in quella di ieri. Quindi chi vuole capire l’oggi, è inevitabile che faccia una bella ricerca su ieri (e questo mi pare che valga anche per noi, uomini del 2015!). Qualche esempio. In piena epoca arcaica il poeta ionico Mimnermo scrive un’opera, del genere elegiaco, che porta il titolo di “Smirneide”. Dice Mimnermo che i suoi concittadini di Colofone, qualche generazione prima della sua, partirono dalla loro città, e presero con la forza la città eolica di Smirne. E da allora in quelle regioni la pace era una chimera: la violenza contro Smirne era la causa di tutte le violenze successive, come in una reazione a catena, fino al tempo del poeta: la tensione di oggi è spiegata con la violenza di ieri, in una chiara concatenazione di causa ed effetto. Ancora: chi ha letto il post in cui si parla di tirannide, ricorderà – spero – che spesso lo stato di tensione tra àristoi e demos induceva a rivolgersi ad un arbitro, che approfittava del ruolo e si faceva tiranno. Questi arbitri spesso si prospettavano come profeti, ma di un curioso – per noi – tipo di profeta: era capace di fare la profezia sul …… passato! In altri termini, per capire la realtà dell’oggi, che faceva? Una bella indagine sul passato, alla ricerca delle radici dei mali presenti. Ancora una volta si manifestava lo spirito che porterà all’opera di Erodoto. E contribuirono all’invenzione di Erodoto anche quelli allora noti come logografi (come Ecateo , Acusilao, e Ferecide), e logografo vuol dire “scrittore di racconti”. Operarono prima delle guerre persiane, ed anch’essi, come Erodoto viaggiarono molto, e dai loro viaggi riportarono notizie varie su terre e popoli. C’è rimasto molto poco delle loro opere, che pare fossero solo descrittive. Ma i loro reportages ebbero il merito di mettere in crisi le credenze ingenuamente mitologiche dei greci, (con ciò dimostrando la sciocchezza del chiudersi al contatto con gli altri, anche già sul piano genetico), e fornirono importanti stimoli per la revisione dei miti. Ciò fu molto importante nella polemica politica delle città in crisi: gli àristoi pretendevano il primato grazie al fatto di essere spesso discendenti di eroi del mito, e questi logografi, dopo aver visto e sentito cosa pensavano all’estero, definivano “ridicole” quelle credenze, senza mezzi termini. Nell’opera di revisione del mito giocò un certo ruolo anche la diffusione dei culti misterici, portatori di un senso religioso molto più profondo ed intenso e spirituale della banale religione olimpica, nella quale era evidente come gli dèi fossero solo proiezioni dell’uomo comune. Dalla combinazione di queste tendenze culturali vennero fuori una religione più seria, ed anche lo sviluppo di quel modo di interpretare la realtà su base razionale, chiamata filosofia.
Erodoto, dunque, padre della storia? Per quelle poche righe iniziali la risposta è certamente sì. Erodoto storiografo affidabile? Non proprio. Molto sarebbe da dire sull’inaffidabilità storiografica del padre della Storia. Mi limito alle incongruenze più evidenti. Intanto operano, esplicite o nascoste che siano, alcune componenti culturali, che condizionano la sua lettura delle cose. E’ convinto – ad esempio – dell’invidia degli dèi verso gli uomini troppo felici. Esemplare il caso di Policrate, tiranno di Samo. Era ricco, potente, prestigioso e tutto ciò lo rendeva felice, e non ne faceva mistero. Il suo amico, Amasi, faraone d’Egitto, lo esortò a moderarsi, per non provocare l’invidia degli dèi. Lui capì, accettò il consiglio, anzi si inflisse una punizione da solo. Si fece portare in alto mare, e sacrificò, gettandolo in acqua, l’anello più bello in suo possesso. Non passò molto tempo, ed un pescatore si presentò a palazzo, portando un magnifico pesce appena pescato, degno della tavola di un tiranno. Policrate lo elogiò e premiò, e consegnò ai cuochi il pesce. E, quando questi lo aprirono, cosa trovarono? L’anello sacrificato! Gli dèi glielo rimandavano indietro: troppo tardi s’era ravveduto. E Policrate morì per una congiura di palazzo! La congiura e la fine di Policrate sono fatti storici, ma Erodoto li inquadra in un contesto ideologico chiaramente arcaico. Le colpe dei padri ricadono sui figli, altra convinzione arcaica. Candaule, re della Lidia, aveva una moglie bellissima. Così si diceva: infatti nessuno mai l’aveva vista, perché le donne già allora andavano velate. Ma lui si fece venire una idea pazza: chiamò Gige, suo fidatissimo, e lo costrinse a nascondersi dietro la tenda della camera da letto, e di lì ammirare la regina com’era fatta. Lei, però, con la coda dell’occhio lo vide, ma non disse nulla, avendo capito com’erano andate le cose, in quanto conosceva la serietà di Gige. Il giorno dopo lo chiamò, e lui andò, perché non era raro che lo chiamasse. E lei gli pose la scelta da fare e subito: uccidere Candaule e poi sposare la regina, divenendo re, oppure subire la condanna a morte per quello che aveva visto. Gige pregò, scongiurò, ma fu tutto inutile. Così si nascose dietro la medesima tenda e nel sonno uccise Candaule e sposò la regina. Ma era divenuto re con un fatto di sangue, ed il sangue versato andava lavato con altro sangue, o del colpevole o di un suo discendente. E fu così che Creso, quinto discendente di Gige, passò un sacco di guai: un figlio sordomuto, un altro morto a caccia, la guerra e la sconfitta con Ciro, re dei persiani, la perdita del trono. Le colpe dei padri ricadono sui figli. Un po’ mi pare vero!
C’è un sottofondo etico e culturale che orienta la narrazione di Erodoto, al punto da indurlo a compiere ANACRONISMI (come narrare di Colombo nell’oceano a consultare il GPS), forzature storiche, sogni apparizioni premonizioni interventi espliciti del divino nelle cose umane.
Ma anche una miniera di notizie importanti: i canali costruiti in Egitto e Mesopotamia, la prostituzione sacra presso i babilonesi, l’invenzione della birra e del paté de fois da parte egizia, lo yogurt inventato dagli sciti (con una sola i), gli abitanti del nord Eufrate, che in un determinato periodo dell’anno costruiscono grosse zattere circolari con pelli di animali, su cui caricano mercanzie da vendere a sud, dove arrivano affidandosi alla corrente del fiume, e pare di vederle queste mongolfiere acquatiche che scendono a valle. Una volta arrivati, vendono tutto, pelli comprese, e se ne tornano a casa. Ed altro, altro ancora. Una lettura straordinariamente affascinante, da fare magari sotto l’ombrellone.
A metà dei nostri anni 70 la rivista francese Les annales proclamò l’impossibilità di fare una storiografia obiettiva, perché è inevitabile che lo storiografo selezioni le notizie. Se io fossi uno storiografo, ad esempio, potrei essere tentato di inserire nella storia di questa giornata anche questo post, ignorando quelli altrui, ed altri farebbero la stessa cosa con il mio. Sono d’accordo che la storiografia obiettiva è impossibile, però non mi pare una cosa trascurabile una storiografia seria e soprattutto onesta (lo storiografo, ad esempio, dà conto del suo orientamento politico, avvertendone il lettore della sua opera, il quale poi farà le sue deduzioni.). Ma la storia a mio avviso E’ la medesima di sempre. Anche il giapponese Fukuyama disse, dopo il crollo del muro di Berlino, che la storia era finita: l’abbiamo visto!

 

 

 

 


 

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Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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