La scuola di Barbiana

lettera ad una professoressa

La scuola di Barbiana è un’esperienza educativa avviata da don Lorenzo Milani negli anni cinquanta.

La scuola sconcertò e stimolò il dibattito pedagogico degli anni ‘60.Don Milani fu inviato alle priore di Barbiana (frazione di Vicchio), un piccolo borgo sperduto sui monti della diocesi di Firenze, a causa di alcuni dissapori con il cardinale di Firenze. Qui incominciò un’esperienza educativa unica e rivolta ai giovani di quella comunità che, anche per ragioni geografiche ed economiche, erano fortemente svantaggiati rispetto ai coetanei di città.

Don Milani

La scuola sollevò immediatamente delle eccezioni e molte critiche, gli attacchi ad essa furono tanti, dal mondo della chiesa (né Giovanni XXIII né Paolo VI intervennero mai a suo favore) e da quello laico. Le risposte a queste critiche vennero date con “Lettera ad una professoressa”, libro scritto dagli allievi della scuola insieme a don Milani (e infatti come autore del libro è indicato “Scuola di Barbiana”), che spiegava i principi della Scuola di Barbiana e al tempo stesso costituiva un atto d’accusa nei confronti della scuola tradizionale, definita “un ospedale che cura i sani e respinge i malati”, in quanto non si impegnava a recuperare e aiutare i ragazzi in difficoltà, mentre valorizzava quelli che già avevano un retroterra familiare positivo, esemplificando questo genere di allievi con il personaggio di “Pierino del dottore” (cioè Pierino, figlio del dottore, che sa già leggere quando arriva alle elementari). (from Wikipedia)

Don Milani

I ragazzi di paese

di  Don LorenzoMilani

Dopo l’istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente.
Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.
Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. 

Il maestro per loro era dall’altra parte della barricata e conveniva ingannarlo.
Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c’era registro.
Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio. 

Comunque sul principio era l’unica materia scolastica che li svegliasse.
Avevamo un libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio.
Due pagine erano tutte consumate. 

Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia.
Qualcuno non s’è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.
Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un’altra volta. 

Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. 

Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente.
E’ razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori. 

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l’avevano giudicato un cretino.

Volevano che ripetesse la prima per la terza volta. 

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l’avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno. 

Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l’officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età. 

Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita. 

Sandro se ne ricorderà per sempre. 

Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no. 

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma. 

Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perchè il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose estano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani. 

Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scriba per adulti.
Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese. 

Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare. 

A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. 

Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s’appasionò a tutto. la mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo. 

Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l’odio per i libri.
Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto. 

Ma agli esami una professoressa gli disse:- perchè vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere?
Lo so anch’io che il Gianni non si sa esprimere. 

Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l’avete buttato fuori di scuola l’anno prima.
Bella cura la vostra. 

Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle  all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. 

Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. 

Appartiene alla ditta. 

Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla.  E il babbo serio:- Non si dice lalla, si dice aradio. 

Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola. 

Tutti i cittadini sano uguali senza distinzione di lingua”; . L’ha detto la Costituzione pensando a lui. 


Barbiana
(da Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, LIBRERIA ed. fiorentine, Firenze, pp 16-19 )

DA “LETTERA AD UNA PROFESSORESSA”

(Libreria editrice Fiorentina 1967)

Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.

Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istruzione che chiamate scuola,

ai ragazzi che respingete.

Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate …

Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula

sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto. E’ il sistema che adoperano in America per creare le

differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini… Quando la scuola è poca il

programma va fatto badando solo alle urgenze. Pierino del dottore ha tempo di leggere anche le

novelle. Gianni no. Vi è scappato di mano a 15 anni. E’ in officina, non ha bisogno di sapere se è

stato Giove a partorire Minerva o viceversa. Nel suo programma di italiano ci stava meglio il

contratto dei metalmeccanici. Lei signora l’ha letto? Non si vergogna? E’ la vita di mezzo milione

di famiglie.. Che siete colti lo dite voi. Avete letto tutti gli stessi libri. Non c’è nessuno che vi

chieda qualcosa di diverso…Bocciare è come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse

una lepre. Si vedrà a comodo. Fino all’ottobre seguente non sapete cosa avete fatto. E’andato a

lavorare o ripete? E se ripete gli farà bene o male? Si farà le basi per seguitare meglio o invecchierà

malamente su programmi non adatti per lui?…Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati.

Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri, ma Dio non

fa questi dispetti ai poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi.


 


Dopo l’istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a   Barbiana  anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente. 


Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.
Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. 

Il maestro per loro era dall’altra parte della barricata e conveniva ingannarlo.

Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c’era registro.
Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio. 

Comunque sul principio era l’unica materia scolastica che li svegliasse. 

Avevamo un libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio.

Due pagine erano tutte consumate. 

Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia.
Qualcuno non s’è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.
Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un’altra volta. 

Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. 

Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente. 

E’ razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi.   Le  bambine le stimate più voi che i loro genitori. 

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l’avevano giudicato un cretino.

Volevano che ripetesse la prima per la terza volta. 

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l’avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno. 

Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l’officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età. 

Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita. 

Sandro se ne ricorderà per sempre. 

Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no. 

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma. 

Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose restano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani. 

Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scriba per adulti.
Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese. 

Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare. 

A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. 

Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s’appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo. 

Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l’odio per i libri.
Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto. 

Ma agli esami una professoressa gli disse:- perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere?
Lo so anch’io che il Gianni non si sa esprimere. 

Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l’avete buttato fuori di scuola l’anno prima.
Bella cura la vostra. 

Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri  e poi seguitano a rinnovarle  all’infinito. I   ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. 

Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. 

Appartiene alla ditta. 

Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla.  E il babbo serio:- Non si dice lalla, si dice radio. 

Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.  

“Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua”; . L’ha detto la Costituzione pensando a lui.>>

(da Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, LIBRERIA ed. fiorentine, Firenze, pp 16-19)

 

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