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LA SCHIAVITU’ NEL MONDO ANTICO

 

LA SCHIAVITU’ NEL MONDO ANTICO

Dice la Bibbia che il faraone, preoccupato dall’aumento numerico degli ebrei in Egitto, e dal fatto che agissero come uno Stato nello Stato, ad un certo punto decise di sottometterli, costringendoli a fabbricare mattoni, come facevano gli egizi. Insomma decise di renderli schiavi. L’epoca in cui ciò sarebbe accaduto è incerta, ed oscilla tra il 1550 ed il 1250 a.C. . Qui in questa sede è un aspetto non importante, ed invece si pone l’attenzione sulla parola SCHIAVI. E’ un anacronismo, per la semplice ragione che in quei periodi non esisteva ancora la schiavitù, ma il LAVORO COATTO: la necessità di realizzare opere grandiose di interesse pubblico (i canali per governare il Nilo, ad esempio), o celebrative dei faraoni, induceva ad imporre ai sudditi l’obbligo di prestare la manodopera per la loro realizzazione: appunto si trattava di lavoro coatto.

LA SCHIAVITU’ INVECE E’ UNO STATO GIURIDICO, CON CUI SI SANCISCE CHE UN ESSERE UMANO E’ PROPRIETA’ PRIVATA DI UN ALTRO ESSERE UMANO. E QUESTO NASCE MOLTO TEMPO DOPO I FATTI NARRATI DALLA BIBBIA. SI IPOTIZZA L’OTTAVO SECOLO E NELL’ISOLA DI CHIO TRA I VITICULTORI.

Per le più disparate cause un proprietario terriero si sarà trovato nella necessità di cedere la propria terra, per mantenere se stesso e la propria famiglia. Privo, poi, della principale fonte di sostentamento, per vivere avrà preso prestiti, dando come garanzia quello che aveva, cioè la propria persona e quella dei familiari: lavoro dalla mattina alla sera, senza mai avere la possibilità di saldare il debito. Oppure si sarà offerto per il lavoro salariato, con un compenso di pura sussistenza, ma con esito identico: un rapporto di dipendenza totale. E a metà del VI secolo a.C. ad Atene quasi tutti gli individui che componevano il demos (la parte non aristocratica di Atene) erano schiavi. Tanto che Solone, divenuto arconte, impose una legge, con cui si aboliva la schiavitù per debiti. Fu allora che si verificò il primo clamoroso episodio di insider trading della storia: consiste nel venire a conoscenza in anticipo di un provvedimento imminente, ed approfittarne per avere dei vantaggi sugli altri. Pare infatti che parenti amici e benefattori di Solone, venendo a sapere delle intenzioni di lui, abbiano fatto una gran quantità di debiti, sicuri com’erano di non divenire schiavi per debiti grazie all’imminente legge, a loro nota ma non agli altri. E chi sa se Solone non fosse complice!

I debiti erano uno dei fattori del fenomeno schiavitù. Ma si diveniva schiavi anche come prigionieri di guerra. O catturati da briganti e pirati e poi venduti. E nacquero i mercati ed i mercanti di schiavi.

Il sistema schiavistico di produzione era già largamente diffuso nel Mediterraneo, quando vi dilagò la potenza romana, ma i nuovi padroni del mondo ne fecero un sistema scientifico ed universale. Tanto più perché si assiste in Italia ad un rapido cambiamento in ambito economico e politico. Il civis romanus manifestava la propria cittadinanza in vari modi, uno dei quali era fare il soldato. Questo diritto dovere, però, lo portava a non poter curare le proprie terre, e nel II secolo a.C. si assiste ad una catena infinita di guerre, per cui i piccoli proprietari cedono i terreni in loro possesso per andare a vivere in città di espedienti. Si assiste così alla formazione dei latifondi, con l’uso di legioni di schiavi da parte dei latifondisti, mentre a Roma la plebe scade a livello di massa amorfa e sottoproletaria. Si inizia a scavare il fossato, via via sempre più profondo, tra classe dirigente e popolo, causa prima della svolta autoritaria del sistema imperiale e poi del crollo di Roma.

In latino il vocabolo “famulus” indica la persona di servizio, e l’insieme dei famuli fa la familia (mentre il nostro concetto di famiglia è indicato dal termine “gens”). Esistevano la familia urbana, l’insieme dei servitori sia schiavi che liberi in servizio nella domus cittadina; e la familia rustica, i lavoratori della fattoria (villa): le condizioni di vita in città erano largamente migliori di quelle nella villa: era una cosa seria la minaccia da parte del padrone di un trasferimento in villa.

Uno schiavo era non dissimile da un animale o da una zappa: il padrone poteva farne ciò che voleva. Ed i suoi figli erano schiavi anch’essi, come gli agnelli hanno il medesimo destino delle pecore genitrici. I figli piccoli degli schiavi erano designati con il termine verna, e vernacolo era il linguaggio degli schiavi, prossimo più al modo di parlare plebeo che non a quello elevato. E, quando la classe elevata si suiciderà con le sue scelte politiche e crollerà sotto la spinta delle invasioni barbariche, sparirà anche il suo linguaggio: resterà solo la lingua plebea, volgare, l’italiano. Punire uno schiavo era cosa accettata dal senso comune, se lo schiavo si era comportato male, ma la crudeltà gratuita ripugnava al senso comune. Vedio Pollione, un ex schiavo (liberto) arricchito, era noto per la sua crudeltà. Un giorno nella sua villa a Posillipo era ospite Augusto: uno schiavo ruppe un recipiente di cristallo, e Vedio ordinò di frustarlo. Ma Augusto intervenne, esortandolo a moderare l’ira. Poiché quello non si dava per inteso, Augusto ordinò che si fracassassero tutti i cristalli di casa. E Vedio dovette abbozzare.

Tigellino, l’anima nera di Nerone, era un liberto, e spesso i liberti mettono insieme grandi ricchezze e inaspettato potere, con grande scorno dei patrizi romani. E nell’economia dell’impero romano il lavoro servile è la base su cui poggia l’intera costruzione. Pur avendo un’epoca di nascita, l’uso diffuso e protrattosi per secoli radicò la convinzione che fosse un sistema in vigore da sempre, e nessuno mai lo mise in discussione. Nemmeno il cristianesimo. E’ noto l’episodio relativo a san Paolo. Era arrivato a Roma, e tra i cristiani era persona di grande prestigio ed autorevolezza, tanto che uno schiavo cristiano di un cristiano milanese scappò per mettersi al servizio di san Paolo, esponendosi così al rischio di gravi conseguenze, morte compresa. San Paolo lo rimandò dal legittimo padrone, accompagnato da una lettera, in cui il santo invitava caldamente il proprietario alla moderazione: non era scappato perché ribelle, ma perché desideroso di stare con lui. E non è sufficiente il concetto evangelico della fratellanza universale tra gli uomini, per pensare ad un atteggiamento critico di Cristo verso l’uso schiavistico. Infatti Cristo dice di dare a Cesare quel che è di Cesare, come dire non ingerenza nei fatti politici in generale e sociali in particolare. Tanto più in considerazione della creazione della servitù della gleba da parte degli ultimi imperatori, cosa che nemmeno il cristianesimo ormai trionfante mise in discussione.
In America solo una guerra civile ha decretato la fine della schiavitù in quel paese, ma non della segregazione razziale, a danno dei discendenti degli antichi schiavi. Ed in Italia non è passato molto tempo dall’abolizione della mezzadria, forma strisciante di schiavitù. Ed il prevalere dell’impostazione finanziaria nella politica mondiale rischia di creare nuove e più insidiose forme di schiavitù: la rarefazione delle opportunità di lavoro crea di nuovo la condizione di bisogno, con un rapporto molto squilibrato tra datore di lavoro e prestatore d’opera. Ma a noi che ce frega! C’avemo ‘a machina, er tabblett, ‘a Roma, e san Remo!

di Fulvio Marino

 

  • Nella foto Mosè con le tavole della legge (Rembrandt)

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Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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