LA RIPRESA DELLE CITTA’ NEL MEDIOEVO

Monteriggioni

Introduzione

Dopo l’Impero di Carlo Magno, superata la psicosi delle invasioni e della fine del mondo con il superamento del millennio, la ripresa delle campagne ebbe conseguenze positive anche sulle città.

Grazie ai progressi tecnici e dei sistemi di coltivazione i contadini, che prima riuscivano a malapena a sfamarsi, potevano ora disporre di un sovrappiù da spendere nei mercati cittadini. Vi acquistavano strumenti, vestiti, oggetti di artigianato.

Queste città rinate chiedevano a loro volta più viveri alle campagne, stimolandone la produzione.

Le botteghe ed i negozi si rianimavano, assumevano manodopera, pulsavano di nuova vita: era dal tempo dell’Impero Romano che non si assisteva a nulla di simile. I prodotti artigianali, che prima erano fabbricati dagli stessi contadini nelle campagne, venivano ora fabbricati in misura sempre crescente nelle botteghe specializzate in città.

(Lo stesso tipo di rinascita lo scrivente ha avuto modo di osservare anche negli anni del 1950 quando, aiutando il lavoro dei genitori, verificava come nei giorni di fiera dalla montagna e dalla campagna venivano in paese tutti quelli che potevano portare merci da scambiare in baratto, poiché la moneta scarseggiava o era completamente mancante).

Gli artigiani

Gli artigiani si univano in associazioni chiamate arti o corporazioni (tessitori, orefici, fabbri, pellicciai, setaioli, calzolai, cerusici, ecc.). Ogni bottega era diretta da un maestro ed era composta dai compagni di lavoro (socii) e dagli apprendisti (discipuli). Queste associazioni avevano norme molto precise, che regolavano i rapporti di lavoro, la concorrenza tra le varie botteghe, i requisiti per diventare apprendisti. Venivano stabilite regole per garantire la qualità dei prodotti ed evitare le contraffazioni. Le arti e le corporazioni tenevano molto al loro buon nome ed il loro marchio rassicurava una clientela esigente e sospettosa.

(Lo scrivente ha avuto modo di verificare come una delle ultime fratellanze “Fratellanza Artigiana” abbia cessato di esistere negli ultimi anni del 1960).

I mercanti

Come gli artigiani, anche i mercanti cominciarono ad unirsi in associazioni, chiamate confraternite, che avevano come scopo non solo il commercio, ma anche la tutela dei membri.

Il commercio (non quello dei piccoli negozi, ma quello su lunga distanza), era un’attività piena di rischio e di avventura: attraversare una foresta covo di banditi e di predoni, passare vicino al castello di un signore prepotente, e solcare mari battuti dai pirati e dalle tempeste, tutto per i mercanti costituiva un rischio. La lettera scritta1 da un mercante del Nord Europa ai suoi corrispondenti esprime molto bene questa mentalità.

Vi invio, nel nome di Dio, mille pellicce. Spero poi, per l’onore di Dio, che abbiate già da tempo ricevuto due altre tonnellate di pellicce molto belle. Dio che è nei cieli sa quanto sono costate.

I porti e le fiere

Oltre che nei grandi porti, il commercio si svolgeva nelle fiere delle città. Le principali fiere si tenevano nella zona di contatto tra il commercio mediterraneo e quello nordico, nelle Fiandre, in Champagne, ma il fenomeno si diffuse rapidamente in tutta Europa. Le fiere erano grandi momenti di incontro e di confronto; vi si scambiavano merci, ma anche idee ed esperienze. Il mercato era di nuovo globalizzato.

Le banche

Rinascita del commercio vorrà dire anche rinascita della moneta, giacché il baratto, fonte iniziale di scambio, non aveva la stessa duttilità della moneta.

Questo fondamentale strumento di scambio, che nel mondo greco e romano aveva avuto un’importanza enorme, era praticamente scomparso nei primi secoli del Medioevo (n.d.r., anche negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale).

Le città ed i signori, con o senza l’autorizzazione del re o dell’imperatore, cominciarono a battere e mettere in circolazione un gran numero di piccole monete d’argento, che entrarono nel circuito degli scambi per concludere le transazioni. Si trattava di monete diverse per taglio e qualità, per cui era necessario “cambiarle” e questa operazione veniva svolta presso appositi banchi dei mercati e delle fiere. Gli addetti a tali operazioni furono chiamati banchieri. La prima testimonianza dell’uso di questo termine (bancharius) va fatto risalire da molti ricercatori alla Genova del 1180. Il termine è dunque nato in Italia e questo la dice lunga sulla vivacità economica del tempo in quel luogo.

L’attività commerciale stimolava anche la formazione di nuovi modi di investire il denaro (le cosiddette commende).. Si trattava, ad es., su accordi tra i detentori di monete (capitale) ed i mercanti. Secondo questi accordi, che possedeva denaro, e con esso finanziava il mercante, otteneva i ¾ del guadagno e si faceva carico di tutte le eventuali perdite; il mercante, da parte sua, impegnava il proprio lavoro r rischiava spesso la vita per ottenere come compenso la rimanente quota di utili.

Ben presto questa funzione di finanziamento delle attività commerciali (ma anche di quelle artigiane ed agricole) fu svolta da professionisti. Il loro ruolo crebbe a tal punto da richiedere la formazione di vere e proprie società bancarie, dotate di succursali su tutto il mercato mondiale.

Le città marinare

La rinascita della vita urbana si manifestò in due modi: come fondazione di nuovi insediamenti (più di tremila nella sola Germania) e come rinnovamento delle antiche città romane sopravvissute alla caduta dell’Impero romano ed ai secoli più difficili delle invasioni e delle migrazioni medioevali.

La regione d’Europa dove si ebbe il più notevole sviluppo urbano fu l’Italia dove le prime a trarre vantaggio dalla ripresa commerciale furono le città marinare di Amalfi, Venezia, Pisa e Genova.

Queste città erano state già da un secolo (da quando era declinata la potenza navale bizantina) costrette a difendere da sole le proprie rotte commerciali, a potenziare una flotta in grado di resistere alle temibili navi corsare saracene e a trattare in prima persona con i califfi arabi. Questo patrimonio di esperienze e di organizzazione cominciò ora a dare i suoi frutti: le città marinare apparivano a tutta l’Europa come il tramite più efficiente tra l’entroterra continentale ed il Mediterraneo arabo e bizantino.

Un’altra regione di intenso sviluppo urbano e mercantile fu a zona costiera del Mare del Nord e del Mar Baltico che gli storici, per definire la complessità dei suoi traffici, chiamano il “Mediterraneo settentrionale”. Qui si affermano i centri della Lega Anseatica fondata nel XII secolo, quali Colonia, Amburgo, Lubecca, e quelli delle Fiandre quali Bruges, Gand, Lovanio, Arras.

Il Comune

Artigiani e mercanti erano le forze sociali nuove ed emergenti. In una società sempre dominata dal vecchio potere feudale, ferreo ed immobile, essi rappresentavano la spinta al cambiamento, alla trasformazione. Su loro pressione e spesso sotto la guida dei proprietari terrieri nobili, che si erano trasferiti entro le mura, le città si davano anche un governo autonomo, che prendeva il nome di comune. Gli appartenenti al comune non negavano di dipendere dall’imperatore, ma chiedevano l’autogoverno, cioè tutto quello che si riassumeva nelle cosiddette “libertà”: eleggere i magistrati, amministrare la giustizia, riscuotere i tributi, battere moneta, provvedere alla difesa militare. Il comune nacque solitamente come associazione spontanea e privata tra gruppi di cittadini e si sviluppo gradualmente. In un primo momento affiancò il potere del vescovo, poi lo soppiantò. Il fenomeno interessò quasi tutta l’Europa, dalla Germania all’Inghilterra, dalla Francia alle Fiandre, ma soprattutto in Italia dove l’antica tradizione urbana del mondo romano era rimasta più viva.

Enrico Furia


1 Cfr. “I tempi dell’uomo”, Vol. II, V. Calvani e A. Giardina, Arnoldo Mondatori, 1986, pag. 58.

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