Oramai il 4 marzo è vicino e siamo quindi alle porte di un voto importantissimo. Questo gesto semplice ma fondamentale è diventato con gli anni una consuetudine , ma dietro di se conosce anni di lotte e sangue. La Garfagnana in questo caso detiene un primato, cioè quello che è stata una delle prime zone d’Italia a mandare al voto per la prima volta le proprie donne. Il 2 giugno 1946 tutte le italiane andare al voto, ma le garfagnine nel marzo del medesimo anno avevano già fatto questa operazione votando per le amministrative. Ecco allora in questo mio vecchio articolo le emozioni, le preoccupazioni e i timori di quelle donne della nostra terra che votarono per prima volta. Uno spaccato di vita eccezionale

Purtroppo i tempi della ricerca e dello studio non vanno quasi mai di pari passo con i tempi delle ricorrenze o degli eventi importanti, questo articolo doveva essere pubblicato ben due settimane or sono, ma la data era, ed è talmente importante e significativa  che ho deciso di portarlo avanti comunque, anche se fuori tempo massimo. Il mio omaggio alle donne a settant’anni della loro prima volta al voto non poteva mancare, ricordando tale avvenimento attraverso le testimonianze delle garfagnine che vissero quel giorno. Testimonianze ritrovate (finalmente!!!) negli appunti della mia mamma che da ottima maestra elementare quale era, già più di venticinque anni fa ai suoi alunni ricordava l’importanza di quel lontano 2 giugno 1946.
Dire oggi alle mie figlie che la mia nonna (e quindi la loro bisnonna) è nata e le donne non potevano votare, sinceramente mi fa un certo effetto. Pensiamo che l’Italia nella classifica mondiale dei paesi che per primi approvarono il suffragio femminile arrivava in un netto e clamoroso ritardo. Da apripista per tutti fu la Nuova Zelanda nel 1893, poi l’Australia, i paesi scandinavi e perfino la Russia nel 1917 (con la Rivoluzione d’Ottobre), a seguire la Gran Bretagna, la Germania dopo la I guerra mondiale, gli Stati Uniti nel 1920 e dopo tutti l’Italia nel 1946 (meglio tardi che mai), peggio di noi solo la Svizzera nel…1971. Fino a quel giorno quando arrivava il momento del voto, gli uomini uscivano a dare la loro preferenza sul partito e sulla persona che lo rappresentava. Rimanevano a casa solo gli animali, i bambini e…le donne.

Manifestazione a New York nel 1912 per il voto alle donne in USA

Purtroppo in Garfagnana tale consapevolezza era ben poco radicata in una società rurale dove l’uomo spesso la faceva da padrone, le nostre nonne (per alcuni bisnonne) avevano la convinzione che fosse una cosa naturale che tali oneri fossero ad appannaggio esclusivo dell’uomo, tutto questo spesso era dovuto all’ignoranza, alla poca istruzione, attaccate perciò a leggi non scritte e alla loro cognizione di donna, di rimanere a casa a riassettare e ad allevare figli. Questo praticamente era il quadro generale della condizione femminile in Garfagnana nella prima metà del 1900. Arrivò poi finalmente quel 2 giugno 1946 e (quasi) d’incanto le menti si aprirono, erano le prime elezioni libere dal lontano 1924 (escludendo il plebiscito a Mussolini del 1929) dopo la caduta del fascismo, dove tutta l’Italia fu chiamata al voto referendario per scegliere fra monarchia e Repubblica e per votare i membri dell’Assemblea Costituente, ma è però corretto dire che una parte della Garfagnana stessa ebbe l’onore di far votare le proprie donne (e i propri uomini) ben prima che nel resto d’Italia, quindi è giusto ribadire che per le nostre nonne quel 2 giugno fu la seconda volta che le vide al seggio elettorale.In buona parte della Valle del Serchio infatti fu il 10 marzo 1946 il reale giorno in cui le donne della nostra valle andarono a votare, dato che si svolsero le elezioni amministrative in Toscana. L’affluenza fu altissima, superiore all’89% nei comuni di Barga, Careggine, Castelnuovo Garfagnana, Castiglione Garfagnana, Fabbriche di Vallico, Gallicano, Piazza al Serchio, Vergemoli e Villa Collemandina.

Il decreto legislativo che sancisce il diritto di voto alle donne, firmato dal Luogotenente del Regno Principe Umberto di Savoia

Ma come si arrivò a far votare le donne anche in Italia? Il 30 gennaio 1945 con l’Europa ancora in guerra e il nord Italia sotto l’occupazione tedesca, durante una riunione del Consiglio dei Ministri si discusse del suffragio femminile che venne sbrigativamente approvato come qualcosa di ovvio ed inevitabile. Il decreto fu emanato il giorno dopo: potevano votare le donne con più di 21 anni di età ad eccezione delle prostitute che esercitavano “il meretricio fuori dai locali autorizzati”. Nel decreto venne però dimenticato un particolare non da poco: l’eleggibilità delle donne, che venne stabilita con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo 1946, appena in tempo per le amministrative che si svolsero quel giorno.

Quella data rappresentò una rivoluzione, per la prima volta la figura femminile sperimentò una prima e decisiva emancipazione. Ecco dunque le testimonianze dirette di chi visse quel giorno. La prima se mi permettete è della mia nonna Beppa di Gallicano che quel 10 marzo 1946 si mise cappello e guanti (l’ultima volta l’aveva fatto per la comunione delle figlie)e si preparò per uscire a compiere a 40 anni e per la prima volta il suo dovere di cittadina. Ricordava sempre che nell’attimo che aprì la porta di casa  per recarsi al seggio ebbe un attimo di esitazione, guardò il nonno che già era andato a votare e gli chiese: – Alfredo, cosa devo votare?- La cara nonna era stata impaurita dalla troppa libertà che gli si presentava in età adulta, lei che fino a quel giorno aveva accudito e pensato solo alla numerosa famiglia, mentre il nonno“si occupava di cose importanti,di cose da uomini”.
Elena, sempre di Gallicano cambiò finalmente percorso, deviò strada del suo andar quotidiano, lasciò così la via che la portava da casa alla bottega e di li alla fabbrica, per avviarsi quella domenica 10 marzo’46 ai seggi: –Ho sentito un’emozione forte, perchè era la prima volta che le donne votavano. A dire il vero mi era subentrata anche un po’ di paura, avevo il presentimento di sbagliarmi al momento del voto. Però la contentezza era il sentimento che prevaleva, mi ero fatta il vestito nuovo per un’occasione che credevo e credo importante poichè mi dette l’opportunità che la mia opinione contasse. Ma che emozione! Ricordo ancora che quando uscì dalla cabina elettorale, vi rientrai subito per controllare se avevo fatto giusto-
Qui i ricordi invece vanno a quel due giugno, la signora Augusta di Piazza al Serchio si recò al voto insieme alla nuora Maria Laura maestra elementare, che già aveva istruito la suocera su chi votare:
Prendi la matita, fai una croce sul simbolo della Democrazia Cristiana e scrivi il nome e il cognome di chi abbiamo scelto-

Fattostà che dopo aver espletato le operazioni di voto nuora e suocera si ritrovarono fuori dal seggio per confrontarsi sulle emozioni di quel gesto: -Com’è andata?- chiese Maria Laura ad Augusta, la vecchietta rispose:

Benissimo ho votato per me, fra tutti quei nomi a dire il vero non conoscevo nessuno, l’unica che conoscevo ero me stessa, per cui ero l’unica persona cui potessi votare e ho scritto il mio nome e cognome: Augusta Vanni- 

Manifesto di propaganda della Democrazia Cristiana che invita le donne al voto

Fu il gesto irriverente (e se si vuole anche logico) di una donna stufa di ricevere ordini ed imposizioni che stava subendo ormai da venti lunghi anni di era fascista.
Nonostante il diritto accordato, le donne però erano talvolta considerate incapaci di poter capire e di conseguenza partecipare alla vita politica. La Garfagnana da questo punto di vista non si dispensava da questa stupida idea, per di più anche la chiesa nella nostra valle faceva sentire il suo notevole peso politico, incutendo paura sulle persone di macchiarsi di peccati gravi. In questo caso sentite allora la signora Maria di Barga: – Molti uomini sposati obbligavano le proprie mogli a votare per il partito a cui davano loro preferenza- e ricordava fra l’altro che nella primavera del 1946 infuriava più che mai la contesa per accaparrarsi i voti fra comunisti e democristiani.I  preti in questo caso – affermava Maria – andavano a casa delle persone più anziane facendo aperta propaganda per la D.C  e qualora se qualcuno avesse dichiarato apertamente di votare Partito Comunista, la Chiesa avrebbe fatto in modo di non celebrare un eventuale matrimonio futuro, oppure se celebrato veniva fatto “fuori altare”-

Le madri costituenti elette quel 2 giugno spiccano Nilde Jotti e Lina Merlin

 
Infine ecco l’ultima e bellissima testimonianza della signora Luisa nata nel 1923 a Castelnuovo Garfagnana, professoressa liceale trasferitasi in Versilia negli anni’50:- Fu una cosa meravigliosa che si potesse essere uguali nei diritti. Prima chi ne parlava di diritti! Non mi sono mai sentita inferiore ad un uomo, erano gli altri che non ti facevano contare socialmente, ed era così punto e basta, non si poteva fare niente- Gli anni durissimi della guerra sulla Linea Gotica avevano trasformato la sua vita in un inferno:
-Fino al settembre 1943 vivevamo secondo tradizioni ottocentesche, la donna era l’angelo del focolare e basta, poi all’improvviso tutto cambiò, bisognava far fronte ai bombardamenti, alla paura e alla distruzione. Poi venne la Liberazione che fu accolta non solo come speranza ma con la sicurezza che le cose non sarebbero più tornate come prima. Il voto alle donne fu un’importante conferma. Però a quel punto, dopo anni terribili di fame e sfollamento, s’aspettava il voto come un diritto non come un regalo o una concessione-

Anna Magnani al voto

Finalmente in quei giorni cominciava in Italia un epoca che porterà le donne a rivestire tutte le cariche più importanti nella vita di tutti i giorni. Come dimenticarsi allora di Rita Levi Montalcini nella medicina, Nilde Jotti nella politica, Oriana Fallaci nel giornalismo, Anna Magnani nel cinema, Margherita Hack nell’astrofisica o Maria Montessori nell’istruzione. Tutte figlie di quel lontano 1946.

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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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