LA POESIA ARCAICA GRECA

ARCHILOCO ALCEO SAFFO

Archilochus

Nell’800 in una foresta di un continente extraeuropeo, da un qualsiasi villaggio di una qualsiasi radura un gruppo di guerrieri addobbati a dovere partiva per una spedizione punitiva, contro gli abitanti di un altro villaggio. Impiegavano giorni e giorni, ma poi arrivavano, e nasceva la zuffa, e con armi rudimentali di punta e taglio lasciavano sul campo di battaglia morti e feriti. Il computo si calcolava in alcune unità, come avveniva nel secolo precedente, o anche nel millennio precedente, secondo modalità che definiremmo arcaiche. Poi sono arrivati i moderni europei, che hanno trasferito quegli arcaici nella modernità: gli spostamenti da un villaggio all’altro, che prima impegnavano diverse settimane, ormai richiedevano giorni; le armi sono divenute moderne, e così i contrasti tribali, sia quelli arcaici sia quelli nuovi, avevano esiti finalmente moderni per uccisioni e distruzioni. Forse questo racconto fantasioso – ma nemmeno tanto – può indurre a rivedere il valore dell’aggettivo “arcaico”, di solito sinonimo di arretrato, antico, definito e tramontato. Forse. Ma qualche citazione e qualche annotazione sulla poesia arcaica greca può irrobustire il dubbio sulla univocità del vocabolo, che quindi può apparire meno negativo del solito.

ARCHILOCO

“DELLE cose nessuna è insperabile, e su tutto puoi scommettere,/ e nulla più ci stupisce, da quando Zeus padre degli Olimpii/ da mezzogiorno ha fatto notte nascondendo la luce/ del sole splendente. Liquido giunse sugli uomini il terrore,/ Da allora tutto diviene fidato e sperabile/ per gli uomini. Nessuno più tra noi osservando si stupisca,/ nemmeno se con i delfini gli animali selvatici faranno a cambio del pascolo/ marino, e per loro del mare le onde sonore/ più care saranno della terra ferma, e per quelli le selve dei monti.”.

Siamo nel 648-647 a.C.. Come lo sappiamo? Zeus da giorno pieno ha fatto notte, è impazzito pure lui. Insomma un’eclisse, che gli astronomi con i loro calcoli ricostruiscono per quest’epoca. A parlare è tale Licambe, destinato ad essere ricordato finora ed anche per l’avvenire dall’essere padre di Neobule, la ragazza con cui il poeta è fidanzato. Archiloco era molto legato a questa famiglia, tanto che s’era portato a letto anche la sorella di Neobule, e poi le aveva scaricate entrambe. Di qui il lamento del vecchio: che tempi! Che roba! Del resto anche Zeus dà i numeri.

Il lamento di Licambe è certo causato da questa dolorosa vicenda privata, ma non la chiama in causa esplicitamente, ed invece biasima i tempi e la decadenza che portano: recriminando sui tempi in genere, può sperare nella solidarietà altrui, mostrando un guaio personale che può capitare a tutti. Allora non è più solo, e la sua esperienza è valutata con attenzione dagli altri, e nessuno riderà!

Ma davvero i tempi stanno cambiando? Ancora Archiloco ne dà una prova senza volerlo:

“Uno dei Sai si fa bello del mio scudo, che presso un cespuglio/ benché arma splendida ho abbandonato e non volevo/ ed io però ho fuggito un destino di morte. Quello scudo/ che vada al diavolo, me ne comprerò poi uno non peggiore.”.

Un eroe epico ed omerico mai avrebbe fatto o detto nulla di simile: le sue armi sono il suo onore fatto di bronzo, e mai accetterebbe di lasciarle al nemico, atto disonorevole. Ma l’eroe omerico è un aristocratico, portatore dell’etica aristocratica, di un gruppo sociale rigidamente selezionato e governato da regole severe, ristretto a pochi uomini, proprietari della terra, come dire della vita, impermeabile agli altri, ai pezzenti del demos. Archiloco invece è uno del demos, ha un’ottica differente, e valori propri, diversi da quelli dei nobili. E se ne vanta. Eccolo il segno dei tempi che cambiano. E per giunta il poeta se ne gloria. Ed anche un demotico che fa poesia è il segno dei tempi nuovi (la poesia era cosa divina, per pochi eletti, mica per pezzenti), e racconta di se stesso, mentre la grande poesia epica ed omerica narra severamente in terza persona, come se il poeta fosse un testimone esterno dei fatti narrati. (Pure Orazio nella battaglia di Filippi getterà lo scudo, e salverà così la pelle: nel suo racconto è chiara l’allusione ad Archiloco).

Infatti i tempi stanno mutando. In epoca arcaica greca le cose cominciano a cambiare, a partire dalle colonie greche in Anatolia: lì nasce una terza, intermedia, categoria sociale, quella dei mercanti, capaci di arricchimenti che i nobili proprietari terrieri nemmeno si sognano. E’ inevitabile che con il tempo si arriverà a porre la questione del potere politico: finora, grazie alla proprietà della terra, le famiglie nobili hanno dettato legge. Ora però elementi non aristocratici sono in grado di esibire una ricchezza ben maggiore: questi si collegano con il demos, finora mantenuto in grave subalternità, gli lasciano balenare nella mente un radicale cambiamento di condizione, e sul demos, numeroso e maggioritario numericamente, fanno leva. Di qui l’atto di forza che sfocia nella tirannide filodemocratica, e poi in breve nella democrazia piena.

E gli aristocratici? I più reagiscono con l’irrigidimento e la sorda ostilità, venendo alla fine travolti, pur restando nelle poleis come classe distinta e minoritaria, mantenendo un certo ruolo sociale: sono pur sempre proprietari terrieri! Alcuni, invece, bollati come traditori e rinnegati, fiutano l’occasione, e si schierano con i “rivoluzionari”. Come si vede in Alceo, poeta dell’isola di Lesbo, contemporaneo e conterraneo di Saffo:

“Ora bisogna ubriacarsi, ed ognuno anche a forza/ beva, perché è morto Mìrsilo.”

Mìrsilo è il tiranno morto ammazzato, che aveva preso il posto di Melancro, anch’esso morto ammazzato. Dopo Mirsilo ci sarà Pittaco, che Alceo tratta con sommo disprezzo:

“Quest’uomo, che ambisce a un grande potere/ sconvolgerà presto la città, che va giù nella china.”.

La città da Alceo è paragonata ad una nave nel mare in tempesta:

“Non decifro la zuffa dei venti:/ un’onda infatti si accavalla di qua,/ un’altra di là, e noi nel mezzo/ sulla nera nave siamo trasportati/ con la grande tempesta molto lottando…..”.

Ma i nobili amano riunirsi tra loro, marcando così la distanza dai demotici, e nella grande sala del palazzo, le cui pareti sono adornate da armi scintillanti come se fossero quadri, stanno insieme, parlano della vita e dei suoi misteri, ed ascoltano il canto degli aedi sulle gesta degli eroi. E bevono:

“Beviamo: perché le lucerne aspettare? È un dito il giorno:/ tira giù dalle mensole le coppe grandi, subito./ Il vino che scioglie i dolori (vedi Orazio del post scorso, ndr) infatti il figlio di Semele e Zeus/ agli uomini ha dato: riempi versando una coppa e poi due/ piene fino all’orlo, e l’una coppa l’altra/ spinga giù…..”.

Primo esemplare della poesia simposiaca, largamente praticata in Grecia ed a Roma: il convito è un’occasione da non perdere per fare festa, quindi non va sprecata. Anche per questo il vino è mescolato con l’acqua: così la festa durerà più a lungo.

Alceo, come Saffo, andrà infine in esilio, sorte toccata a tanti aristocratici. E vennero entrambi in Sicilia. Archiloco invece non si allontanò: era di bassa condizione, e campava facendo il soldato mercenario, poco eroico, come abbiamo visto. Non ha gli impacci culturali della classe, e quindi dice quello che vuole, dando voce alta alla cultura orale del demos:

“Magari mi capitasse di accarezzare la mano di Neobule.”. E poi:

“Fico rupestre, Pasifile (pseudonimo= amica di tutti), che nutre molte cornacchie,/ di buon cuore, accoglitrice di ospiti.”. Una candidata a fare la velina, o la escort, o a un ruolo nel GF.

“Non ho simpatia per uno stratega massiccio e ben piantato (sui piedi)/ né orgoglioso dei suoi riccioli né ben rasato:/ ma possa io averne uno piccolo e storto a vedersi/ tra le gambe, ma che avanzi sicuro, pieno di coraggio.”. Per un soldato mercenario è importante la qualità militare del generale, e non la sua figura appariscente: bottino e salvezza! Non Achille ma un anonimo capace!

Saffo gestiva un tìaso, un collegio per ragazze aristocratiche, ormai in età da marito, che da lei andavano ad imparare a gestire la casa del futuro sposo, con grazia ed eleganza. Saffo è considerata poetessa d’amore: è il suo argomento preferito, ma alla fine il giudizio è riduttivo. Saffo si innamora anche fisicamente delle sue allieve, ma non è libidine sconcia la sua. Infatti si invaghisce della BELLEZZA in tutte le sue manifestazioni, e la bellezza non sta nei vestiti o nei gioielli, bensì nel modo di gestirli, nell’eleganza. Ecco, nell’elegante, aggraziato e disinvolto uso delle cose, nel balenare di un fuggevole sguardo, lì c’è l’incanto della poetessa:

“Ed io ora di Anattoria mi ricordo/ lontana/, e di lei vorrei l’amabile incedere vedere/ ed il sorriso splendente sul volto/ piuttosto che i carri da guerra dei Lidi/ ed i fanti che combattono a piedi”.

“Quanta tenerezza e bellezza abbiamo sperimentato:/ molte infatti corone di viole/ e di rose ed insieme di croco (zafferano)/ accanto a me ti mettevi sul capo…”. Il ricordo della fanciulla partita.

Altro su Saffo puoi trovare nel post dello scorso anno.

Arcaico= incivile, arretrato? Ancora, anche dopo questi scampoli? In epoca arcaica si formò l’epos omerico, nacque la polis e divenne infine democratica, l’arte figurativa si avviava a divenire quella cosa meraviglia che è stata l’arte greca, faceva capolino la filosofia, ci furono le radici della storiografia, la diffusione dei culti misterici. E la diffusione dell’alfabeto e della moneta, presi l’uno dai fenici l’altra dai lidi. E’ ancora poco? Se fossi un greco, riterrei saggio fare una grossa operazione di recupero della cultura antica, di cui sarei orgoglioso più di tutto. Infatti il prodotto più grande dell’epoca arcaica è stato l’approccio RAZIONALE E LOGICO alle cose della vita, sia individuale che collettiva. E forse le cose andrebbero meglio. Ma vale, e tanto, anche per noi italiani: “Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiero in gran tempesta,/ non donna di province, ma bordello!…”. Ora arriva la “Buona (?) scuola”, tiepidina tiepidina verso le discipline umanistiche, non solo latino e greco, ma anche storia e filosofia: per forza è tiepidina, fanno ragionare! E qui si vuole una massa di esecutori. La scuola vera sarà per pochi eletti, la ristretta classe dirigente del denaro. Come negli anni cinquanta. La dimostrazione di un teorema di Euclide è incomparabilmente più stimolante di un trattato di economia. Ma loro sostengono il contrario. Atene e Roma saranno buone per nazionalisti patetici ed anacronistici, i nostalgici delle arlecchinate del ventennio, o per l’antichità di cartapesta di Hollywood .

 

di Fulvio Marino

Fulvio Marino

“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” 

Fulvio Marino

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Fulvio Marino
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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