Venne soprannominata“calamitas calamitarum” per la sua particolare virulenza, si manifestava con alcuni gonfiori all’inguine e sotto le ascelle, da questi rigonfiamenti usciva sangue con pus a cui seguivano macchie sulla pelle, il malato emetteva un odore ripugnante, i primi sintomi si manifestavano con vomito, cefalea, dolore articolare e malessere.La temperatura corporea saliva fino a 40° e il polso e la respirazione di colpo aumentavano, le vittime sputavano sangue per tre giorni, poi morivano. Questa è la peste bubbonica che nel 1630 colpì tutto il nord Italia, Garfagnana compresa.Oggi raccontiamo quello che fu questo flagello che colpì la nostra valle.

Di questa epidemia raccontò anche Alessandro Manzoni ne “I Promessi sposi”:

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero,come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò buona parte d’ Italia” (capitolo XXXI)
Ne “I Promessi sposi” si racconta della peste del 1630


Manzoni qui fa riferimento a “bande alemanne”.Si, perchè a diffondere l’epidemia furono proprio loro, i Lanzichenecchi, soldati mercenari arruolati nelle regioni tedesche del Sacro Romano Impero. Con l’arrivo nel nord Italia di questo esercito alleato con gli spagnoli, la popolazione fu sottoposta a ogni sorta di violenza e saccheggio e quando l’esercito si ritirò dietro di se oltre che devastazioni lasciò anche il terribile morbo.Generalmente la peste ha inizio quando una persona è morsa da un roditore o può venire anche dalla pulce stessa e si diffondeva sempre più per via delle scarse (scarsissime direi…) condizioni igieniche:le fogne a cielo aperto, le acque stagnanti e sporche ed anche la poca pulizia delle persone, è stato stimato che all’epoca vi fosse almeno una famiglia di ratti per abitazione,con almeno tre pulci per ratto, la solita situazione si viveva in Garfagnana. La Toscana fu il confine in cui si manifestò la peste, il contagio si fermò nel senese e quindi anche la nostra terra fu colpita. La malattia veniva da nord come detto e ben presto si diffuse in tutta la nostra valle, complice anche i tardivi ed inefficaci provvedimenti presi da Francesco I d’Este duca di Modena. Le prime notizie di contagio in Garfagnana arrivarono nel dicembre del 1629 e tosto il reggente governatore Giacomo Spaccini da Castelnuovo in difesa della popolazione mise delle guardie sui confini appenninici a spese dei comuni, si provvide subito a istituire consigli di sanità, si pubblicarono grida con le quali si proibiva l’entrata di forestieri senza fede sanitaria (n.d.r:senza certificato medico)pena la morte, inoltre si vietò l’introduzione di pelli animali sotto pena di scudi 200 e la galera, si vietavano i mercati e le fiere. Ma non ci fu niente da fare nel 1630 il male si era già diffuso a Castelnuovo e nelle montagne circostanti.Il primo giugno una certa Margherita da Magnano che era stata a Bologna da sua figlia morì con sospetto di peste e lo stesso giorno poco distante Antonio il mugnaio che aveva portato della farina alla donna si ammalò e morì, intervennero le autorità e sequestrarono i morti e gli oggetti delle case. Non si sapeva più a quale Santo affidarsi,la peste era arrivata, era un continuo moltiplicarsi di morti.Il 30 giugno il consiglio generale di Castiglione Garfagnana stabilì che per sei mesi continui si facesse celebrare ogni giorno una messa, anche perchè la chiesa stessa credeva che la peste fosse una punizione divina e che poi si andasse in processione alla chiesa di San Pellegrino e San Bianco.

A San Pellegrino nel 1630 si facevano continue
 processioni per ingraziarsi la benevolenza del santo contro la peste

Dall’altra parte anche i fiorentini e i lucchesi presi dal panico cominciarono a impedire l’accesso ai lombardi (n.d.r: così venivano chiamate le popolazioni a nord dell’appennino)  e ai garfagnini, mandarono così anche loro i soldati a Foce a Giovo e sul Monte Rondinaio con l’ordine di sparare su chiunque avesse voluto attraversare il confine. Ormai eravamo al delirio e alla disperazione più totale, si diede imposizione di uccidere tutti i cani e tutti i gatti della valle per paura che fossero veicolo di contagio,di bruciare case e mobili di coloro che fossero stati colpiti da peste.La maggior parte delle famiglie erano distrutte, la gente si mise alla ricerca dei responsabili, identificati nei vagabondi e nei più poveri. La folle paura di presenze diaboliche giustificò una vera e propria caccia all’untore da parte dell’autorità che si servivano di tutti gli strumenti allora previsti: denunce anonime, torture ed esecuzioni in pubblico. Su ordine del duca di Modena si decise di aprire dei lazzeretti e di inserire una nuova figura allora mai vista in Garfagnana: il monatto.I monatti erano addetti ai servizi più pericolosi e penosi della pestilenza, dovevano togliere i cadaveri dalle strade e dalla case e portarli nelle fosse comuni, dovevano accompagnare il malato al lazzaretto e avevano il compito di bruciare gli oggetti infetti e le case dei malati, erano assunti dal governo cittadino, erano brutali e senza pietà.Il loro abito rosso, il campanello al piede e l’inconfondibile maschera (n.d.r: la maschera serviva per non farsi riconoscere) era simbolo di orrore. Fra i maggiori lazzaretti della valle si ha conoscenza di quello di Loppia,quello nei pressi di Torrite e a Gallicano nelle vicinanze della chiesa di Santa Lucia.Questi luoghi erano gestiti dai frati cappuccini,erano situati fuori dal paese e servivano per raccogliere tutti i malati di peste.

Il Monatto

Di solito questi posti contenevano oltre la loro naturale capienza, molti infatti in gran segreto provavano a farsi curare a casa, finire dentro un lazzaretto significava morte sicura.Venivano quindi provati tutti i rimedi possibili ed immaginabili per guarire,si credeva di poter guarire dalla peste con la recita del rosario o con l’ungersi il corpo con l’olio benedetto e a tal proposito ecco un “rimedio” contro il morbo del 1630 rinvenuto nell’archivio storico di Modena e trovato a sua volta a San Romano Garfagnana:

– Unguento:Cera nuova,olio comune,olio lamino,olio di sasso,erba d’ameto,granelle di lauro numero sei,aceto forte un poco.Tutto si faccia bollire tanto che si riduchi in forma d’unguento e con esso si unta le narici, li polsi delle mani e le piante dei piedi-

La peste paralizzò la già povera economia garfagnina.Si interruppero tutti i commerci con gli stati vicini per pericolo del contagio,le coltivazioni furono tutte abbandonate,le persone non lavoravano e di conseguenza non guadagnavano e per di più coloro che potevano dare una mano come le persone ricche e con denari fuggivano dai paesi per raggiungere lidi più tranquilli e sani. Si continuò così per tutto il 1630 e con il finire di quell’anno parve che l’epidemia si fosse calmata, ma non fu così.Finito l’inverno e con l’arrivo della primavera del 1631 il morbo riprese più forte che mai e così ancora nel 1632 per poi finalmente cominciare a scemare.Ormai non c’era quasi rimasto più nessuno da uccidere,interi nuclei familiari scomparvero,altri furono decimati,questa peste aveva fatto orfani su orfani, ci fu una particolare ed inevitabile tendenza:si racconta che in quel periodo si riformarono molti nuclei familiari fra i superstiti stessi. I numeri precisi delle morti nella Valle del Serchio e in Garfagnana non si sanno, si può stimare che ci fu un calo demografico dal 10% al 60% e un crollo totale delle nascite. Tanto per prendere come metro di paragone possiamo vedere che città come Bologna che prima della peste (1628) contava 62.000 abitanti nel 1631 erano già 47.000, nel solito periodo Firenze passò da 70.000 a 63.000, per non parlare di Milano, da 130.000 a 65.000.

L’indice demografico dal 1550 al 1800 da notare gli anni relativi alla peste(1630)

di Paolo Marzi

http://paolomarzi.blogspot.de


Previous articlee-privacy XX – 4 e 5 Novembre 2016
Next articleLA COAZIONE A RIPETERE
Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.