La misteriosa origine del nome delle 33 vette delle Apuane

“Da essi monti si diramano vari contrafforti, che portano sui loro ciglioni acute prominenze ed una criniera dentellata e discoscesa tanto, che un uomo che non abbia le ali di Dedalo o di Gerione difficilmente può su quelle balze passeggiare. Essendo che simili creste, dove solo allignano piante alpine e annidiano aquile, sono fiancheggiate da profondi burroni pietrosi di color grigio, i quali si succedono gli uni appresso gli altri in direzione quasi uniforme, in guisa che visti dall’alto offrono all’immagine la figura di un mare tempestoso istantaneamente pietrificato”. 

Nel 1883 lo storico e geografo Emanuele Repetti descriveva le Apuane con una similitudine fra le più belle ed espressive che siano mai state scritte su queste montagne, eppure di questi luoghi avevano scritto letterati sublimi come Dante, Ariosto e Boccaccio, tuttavia la definizione “di un mare in tempesta istantaneamente pietrificato”, rende chiara l’immagine e la natura delle Apuane.

“un mare in tempesta pietrificato” Borra Canala (Foto Paolo Marzi)

D’altronde le Apuane sono sempre state montagne quasi magiche, a partire proprio dal loro aspetto, dalla loro storia, dalle leggende e dalle “fole” che una volta si raccontavano la sera a “veglio“. Erano narrazioni che vedevano un intrecciarsi di vicende sacre e profane: diavoli, santi, streghi, buffardelli, “omini” selvatici, erano i protagonisti di queste leggende, trame che avevano radici antichissime e che si rifacevano a coloro che dettero il nome a queste antiche vette: gli Apuani. Erano loro gli antichi abitanti di questi monti, fieri, indomiti e cocciuti, proprio come sono oggi quelli che vivono da queste parti. La denominazione Alpi Apuane compare, forse, la prima volta nel 1804 al nuovo dipartimento del Regno italico: L’aspetto frastagliato delle creste montuose, che ricordano quelle delle Dolomiti, e il biancheggiare quasi niveo dei detriti marmorei delle celebri cave, giustifica il nome di Alpi”. A proposito di nomi ci siamo mai chiesti il significato del toponimo delle trentatrè maggiori cime delle Apuane?

(Foto Paolo Marzi)

Chi è appassionato di passeggiate o scalate sarà salito su quelle cime decine e decine di volte… e fra sè e sè non si sarà mai chiesto… ma perchè il Monte Cavallo si chiama così?…e la Pania Secca?… e il Sagro? Una buona parte di questi nomi si rifà proprio a quelle leggende narrate al caldo di un camino, o anche alle millenarie tradizioni di popoli remoti, altre ancora alla conformazione del monte stesso…Proviamo allora, a fare un viaggio nel misterioso mondo dei loro toponimi.

Prima di cominciare però, se mi consentite vorrei chiedere il vostro aiuto, nonostante le mie varie ricerche non sono riuscito a dare un significato ed un perchè a tutti i nomi delle vette apuane, chiedo per questo la vostra assistenza per completare la definizione delle otto cime che mancano all’appello.
L’elenco non sarà alfabetico, ma andremo per ordine di altezza, dalla cima più alta a quella più bassa.

Il Pisanino (foto di Emanuele Lotti)

Il Pisanino
La vetta più alta di tutte le Apuane, che nome curioso…il rimando va subito alla città di Pisa…e così in effetti è. Eravamo ai tempi delle confederazioni etrusche e i centri urbani più ricchi come Pisa venivano regolarmente depredati. In una di queste scorribande il popolo spaventato per sfuggire alle persecuzioni scappò verso nord e uno di questi spaventati soldati arrivò fino in alta Garfagnana. Trovò rifugio presso un pastore che aveva il suo gregge su questo alto monte. Lo sventurato per paura però non rivelò mai il suo vero nome a nessuno e per gli abitanti del luogo era conosciuto semplicemente con l’appellativo di “Pisanino”, al momento della sua morte quel monte dove aveva trovato riparo prese il suo nomignolo. (Per saperne di più clicca qui: http://paolomarzi.blogspot.com/2014/05/una-leggenda-struggentela-leggenda-del.html)

Monte Cavallo
L’etimologia del Monte Cavallo prende l’appellativo dalla sua conformazione, quattro sono le sue gobbe tondeggianti.

La Tambura

La Tambura
Il geologo Carlo De Stefani nel 1881 così scriveva: “…la chiamano la Tambura o le Tambure, sebbene poi il nome di Tambura sia dato in special modo alla regione situata a nord del passo omonimo, comprendente anche il Monte Prispole, che, siccome dicevo, viene spesso chiamato, sebbene un poco impropriamente, Tambura. Si chiama Fosso Tambura il canale che scorre nella Valle di Arnetola e raccoglie le acque del versante est della Tambura e dalla Roccandagia e dalle pendici sud del Monte Fiocca e, probabilmente, il nome al fosso precede l’attribuzione del nome al monte”

La Pania della Croce

Pania della Croce
La regina delle Apuane, conosciuta in antichità come “Pietrapana” , ovvero Monte degli Apuani. Agli inizi del 1800 si pensò però di fare di questa vetta l’altare delle Apuane. Dalla sua sommità si poteva ammirare, quasi toccare i tre elementi di vita terrena: acqua (il mare della Versilia), la terra (i monti garfagnini) e il cielo. Tale era la magnificenza che lassù ci si sentiva a stretto contatto con Dio e in segno di devozione fu eretta la sua prima croce che era in legno.(Per saperne di più clicca qui:http://paolomarzi.blogspot.com/2014/04/la-pania-della-crocee-la-problematica.html)

Monte Contrario
Veramente bizzarro il nome di questo monte. Questo appellativo fu usato per la prima volta in un documento ufficiale nel 1899 da Axel Chun (noto industriale ed appassionato di montagna). Già così era comunque chiamato dai pastori locali, poichè tale denominazione ha origine dal fatto di essere inserito nella linea di spartiacque apuana con andamento diverso da quello delle altre montagne, ma, naturalmente, anche per l’aspetto completamente diverso che offre all’osservatore se visto dall’Orto di Donna o dalle valli massesi.

Pizzo d’Uccello (Foto Daniele Saisi)

Pizzo d’Uccello
La presenza dei corvi che li nidificano e in passato la maestosa aquila reale che su quella cima aveva la sua casa gli attribuirono il nome

Monte Sumbra
Molte leggende ci sono su questa montagna nella zona di Vagli, dove il Sumbra incombe con la sua imponente mole. Il nome a quanto pare deriva dall’aspetto di un animale accovacciato sulla sua ombra.

Monte Sagro
I Liguri Apuani raccontavano che sulla cima vivesse un Dio pietoso elargitore di piogge, un monte sacro quindi, legato proprio al culto delle vette.

Monte Sella
Il toponimo nasce dalla sua forma a schienale d’asino

Pizzo delle Saette
Proprio lì, cadono tutti lì: lampi, fulmini e folgori. Sarà perchè il monte ha vene minerarie ferrose? Probabile.

 

Pania Secca (foto Paolo Marzi)

Pania Secca
Verrà forse chiamata così per il suo aspetto brullo e spoglio? Ma anche altre montagne apuane hanno il solito aspetto..Infatti la sua storia, o meglio il perchè di questo nome affonda le radici nella tradizione popolare e racconta che Gesù venne a far visita ad un pastore che li abitava. Il Signore bisognoso d’acqua la chiese all’uomo che malamente gliela rifiutò. Il gesto richiamò la collera di Dio su quel luogo e quando le nubi si addensarono sul monte e cominciò a piovere ogni goccia che cadeva si trasformò in una pietra, rendendo il monte spoglio e arido così come oggi lo conosciamo.(Per saperne di più clicca qui: http://paolomarzi.blogspot.com/2014/07/la-leggenda-della-pania-seccavoluta.html)

Monte Corchia

Monte Corchia
Per Corchia si può intendere conchiglia, riferito alla caratteristica del monte che vede il suo interno vuoto e dove esistono numerose cavità.

Monte Altissimo
Il suo aspetto inganna, visto che altissimo non è, ma se visto dal mare la sua imponenza fa impressione.

Monte Croce
Più che altro famoso per la fioritura delle giunchiglie, sulla sommità c’è una croce da tempo immemore.

Monte Freddone
Nel suo nome c’è il suo perchè… Il luogo deve il suo appellativo all’ambiente umido di torbiera che lo contraddistingue.

Monte Borla
Probabilmente dal greco bothros, che significa fosso, cavità, buca. Da lì anche il nome Borra Canala, zona situata ai piedi delle Panie.

Monte Maggiore
Visto da Carrara è il più grande, inevitabile che si chiamasse così

Monte Matanna
Qui facciamo nuovamente riferimento alle antiche divinità apuane: Thana, era la dea della luce lunare.

Monte Forato (foto Daniele Saisi)

Monte Forato
Credo che il suo toponimo non abbia bisogno di spiegazioni. L’arco naturale si è formato per l’erosione di acqua e vento. Ha una campata di 32 metri e una altezza massima di 25 m, lo spessore della roccia che forma l’arco è circa 8 metri mentre l’altezza è circa 12 metri, queste misure ne fanno uno dei più grandi archi naturali italiani.

Monte Gabberi
In tempi lontani detto anche monte Gabbaro, da gabbro, glabro: liscio, pelato.

Monte Lieto
Che bel nome questo. In questo luogo sono stati trovati reperti dell’età del ferro che documentano l’occupazione da parte dei Liguri Apuani tra il 300 e il 200 a.C. Probabilmente anche questa era una montagna sacra a queste antiche popolazioni. Il suo toponimo è possibile che derivi da Leto parola legata al passaggio dalla vita terrena all’aldilà.

Montalto
La sua altezza era sfruttata dai Liguri Apuani, dove li insediarono torri di vedetta. L’ampia visuale sulla vallata e sul Mar Tirreno faceva si, che si potessero avvistare i nemici in lontananza.

Foto di Paolo Marzi

Questa era l’ultima montagna da me studiata e analizzata. Come avete letto all’appello mancano alcune cime a cui non sono riuscito a trovare il certo significato etimologico. A questo elenco mancano: il Grondilice, Roccandagia, Fiocca, Macina, Nona, Piglione, Prana e Procinto. Questo articolo perciò rimane incompiuto… Chiunque volesse darmi una mano a completare questo pezzo ne sarò ben lieto.

Spero comunque di aver fatto cosa gradita a tutti i miei lettori, agli amanti della montagna e ai suoi abitanti.

 

 


Bibliografia:

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

Latest articles

Related articles

1 Comment

  1. Fantastiche Apuane! Vorrei suggerire per il monte Procinto il riferimento alla cengia o cintura, che circonda il monte e lo rende accessibile dopo la breve ferrata. Il monte Nona, già chiamato Monte delle Porche (terrazze coltivate), potrebbe far riferimento al grado di difficoltà della sua imponente parete.

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.