LA LOTTA DEI “FIGLI DI…”

Leggo che, dal momento che non voto, sarei un “figlio di…”.

Legittimo giudizio, e neppure troppo severo: mi hanno detto molto di peggio, in vita mia.
Tengo solo a precisare alcune cose:
1) non voto perché detesto le finzioni democratiche;
2) non voto perché – nelle circostanze odierne – dovrei turarmi ben altro che il naso, per essere indotto a votare…
3) non voto perché – per me – un governo italiano vale l’altro: sono stato sempre oggetto di costante persecuzione fiscale, anche durante i “mitici” governi di centrodestra;
4) non voto perché rifiuto da tempo lo Stato, il “gelido mostro” pubblico che rovina la mia vita per ingrassare quella di altri;
5) non voto perché detesto essere un oggetto residuale: se quella cosa schifosa chiamata democrazia mi CONCEDE di votare, io rifiuto il suo falso dono: “Timeo Danaos, et dona ferentes”…
6) non voto perché non sono un cittadino italiano, ma un semplice suddito, un terminale di pagamento, un bancomat cui la burocrazia italiana (l’unico vero potere di questo “Stato”, insieme alla criminalità organizzata) attinge quando ha bisogno (e ne ha bisogno spesso).
7) non voto perché “diserto dalla lotta”. Ebbene sì, sono un disertore, ma “diserto in avanti”,”à la Marinetti”. Se possibile, “à la Robespierre” o – meglio – “à la Louis-Antoine de Saint-Just”. Loro sì sostenitori di soluzioni che avevano un senso.
8) non voto perché faccio schifo. E’ vero – lo ammetto – MA MAI QUANTO QUELLI PER CUI DOVREI VOTARE;
9) non voto perché sono apolide. In una lunga vita di viaggi e di lavori all’estero, il complimento migliore che più volte mi è stato fatto è sempre stato: “Lei non sembra italiano”. Ho sempre provato a non esserlo, in effetti.

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