La logica del business contro la logica della politica

di Enrico Furia

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  • Definizioni

La logica è il metodo del ragionamento corretto. Lo studio della logica si concentra sull’analisi degli argomenti. Un argomento è una sequenza di affermazioni (chiamate premesse), che porta ad affermazioni successive (chiamate conclusioni).


Un argomento è valido quando le sue conclusioni derivano dalle premesse. In altre parole: se un argomento è valido e le premesse sono vere, le conclusioni sono necessariamente vere; se un argomento è valido e le premesse sono false, le conclusioni sono false; se un argomento non è valido, il ragionamento (conclusione), qualora possibile, non ha senso, a prescindere dalla verità o meno delle premesse.


La politica è, nei fatti, quella cosa che ognuno di noi riesce a percepire come “governo” di un insieme di persone in un determinato territorio, che si sottomette a determinate leggi impositive per essere “amministrato” e che, per questa amministrazione paga dei tributi imposti.

Business è un termine inglese che sta ad indicare nella sua espressione etimologica busy-ness una “occupazione”, e si contrappone al termine busyless che contraddistingue “lo sfaccendato”.

  • Premesse

Per il ragionamento di questo lavoro utilizzeremo tre grandi teorie scientifiche correnti:

  • il determinismo;

  • la teoria dei giochi;

  • la teoria del caso.

Per motivi di spazio dobbiamo dare per scontata la conoscenza delle suddette teorie, e ci mettiamo sin d’ora a disposizione personale del lettore per definire più in dettaglio ogni eventuale ed ulteriore approfondimento.

  • La Teoria deterministica.

Il determinismo, che la politica segue (o pretende di seguire, perché così può affermare che ogni sua azione deriva da un calcolo razionale che indichi preventivamente dove si va a finire con ogni decisione politica), è una teoria che afferma che, a condizione di ceteris paribus [1] ogni relazione esistente tra la variabile indipendente ed una o più variabili dipendenti di una funzione è calcolabile, determinabile.

  • La Teoria dei giochi

La teoria dei giochi ha chiaramente spiegato (Teorema del dilemma del prigioniero) come il comportamento certamente razionale di un elemento della relazione, quando non è supportato dalla trasparenza del comportamento dell’altro (o degli altri) elementi della ralazione stessa, possa anche condurre al risultato più svantaggioso. Per questo ha identificato nella “collaborazione”, piuttosto che nella “competizione”, la condizione ideale per raggiungere il massimo risultato. Questa teoria ha inoltre identificato due caratteristiche essenziali che permettono di capire la “logica” (quindi il corretto ragionamento) delle azioni umane. Queste due caratteristiche sono state chiamate “gioco a somma zero” e “gioco a somma non zero”. E’ un tipico gioco a somma zero una lotteria, dove la somma vinta dai vincitori è esattamente persa dai perdenti. In una lotteria non si crea “nuova ricchezza”, bensì si ridistribuisce la ricchezza dai perdenti ai vincitori. E’ paragonabile ad una lotteria la speculazione di Borsa (nonché t utte le altre forme speculative), dove coloro che guadagnano nella compravendita delle azioni lo fanno a danno di altri azionisti che perdono. In questo gioco non si crea e non si distrugge ricchezza reale, ma la si trasferisce solamente.

  • La Teoria del caso.

La teoria del caso ha chiaramente evidenziato come il determinismo nel comportamento umano non sia assolutamente rilevabile, evidenziando solo degli elementi “strange attractors” (attrattori indefinibili), che condizionano e guidano naturalmente (quindi in modo vero) i comportamenti umani e naturali. Un esempio per illustrare in modo semplice il concetto sopra esposto: se ho in mano una pallina da ping pong e con essa scendo in fondo al mare, quando la lascio, la pallina salirà certamente in superficie (perché è più leggera dell’acqua); se riprendo la stessa pallina e mi alzo in volo sul mare, quando la lascio questa cadrà certamente sulla superficie del mare (perché è più pesante dell’aria). In entrambi i casi nessuno è in grado di quantificare il tempo ed il punto esatto della superficie del mare in cui la pallina andrà a finire, ma tutti convengono che questa terminerà la sua azione sulla superficie del mare.

  • La logica del business.

Chi fa qualcosa (business), per essere logico (quindi razionale), deve ottenere il massimo risultato (profitto), pur non conoscendo le decisioni che prenderà la controparte (dinamica non lineare). Abbiamo sopra descritto con la teoria dei giochi come il determinismo non possa dettare nessun coportamento unilaterale che, seppur razionale, possa portare al massimo risultato. Abbiamo inoltre definito come la Teoria del caso identifichi gli strange attractors, overossia quelle condizioni che determinano il risultato di un qualsiasi evento non determinabile. Riteniamo, quindi, di poter concludere che proporre un contratto in cui tutte le parti abbiano il loro tornaconto, il loro profitto (anche se in misura non uguale), è la condizione ideale per raggiungere il massimo risultato. Questo risultato, stando alla Teoria dei giochi si ottiene con la collaborazione, non con la competizione.
Il business, pertanto, può essere identificato in un gioco a somma non zero, dove bisogna sempre creare nuova ricchezza, altrimenti nessuno partecipa, o dove il perdente sarà “attratto” dalla voglia di rivincita, che può innescare una lunga catena di “voglie di rivincita”. Tipica espressione del business di questo secondo tipo è la truffa, o l’attività del tipo “Ho fatto un affare ai danni di …”.

  • La logica della politica.

Chi fa politica, per essere logico, deve sottrarre potere (ricchezza, libertà, rispetto, ect.) a qualcun altro per aumentare il proprio. E’ un tipico gioco a somma zero dove non si crea alcuna nuova ricchezza, ma si ridistribuisce solo quella già esistente (vedi lotteria, speculazione, etc.). Ma al contrario della lotteria, o della speculazione, dove tutte le parti accettano reciprocamente il gioco con le sue regole, la politica, per sottrarre potere, deve ricorrere all’imposizione, ormai identificata nelle sue tre forme di: punizione, remunerazione, condizionamento. Gli strumenti tipici di acquisizione del potere sono:

  • la guerra, come strumento di punizione;

  • la corruzione, come strumento di remunerazione;

  • la manipolazione del consenso, come strumento di condizionamento.

  • 1° Conclusione

Gli Israeliani ed i Palestinesi stanno “giocando” secondo la logica della politica, perché se decidessero di usare la logica di business non avrebbero tempo di fare a sassate, ma dovrebbero lavorare per creare nuova ricchezza reciproca (profitto), ognuno secondo le proprie capacità, e le proprie volontà.
Che cosa porta una popolazione così evoluta tecnicamente quale quella israeliana a giocare alla “lotteria” con la popolazione più povera del mondo (quella palestinese)? Probabilmente una forma di educazione perversa, che ha instillato in loro il concetto che il torto si ripaga col torto, la forza si respinge con la forza, la tecnologia prevarrà sempre, e così via…, e che il business si fa a danno degli altri, e non per generare nuova ricchezza, ma per aumentare solo la propria.
Gli Stati Uniti, la più potente ed affascinante potenza mondiale di business, sono caduti nella stessa perversione israeliana, e si fa guidare dalla logica politica piuttosto che da quella di business nei suoi rapporti internazionali. Lo scrivente è profondamente convinto che gli Americani ritengano di esprimere con il loro comportamento la più ferrea logica deterministica (razionalità), quando invece nulla è determinabile se non con la cooperazione, cioè il coinvolgimento delle controparti.
Un solo punto a loro favore: la politica che riescono ad esprimere Irakeni, Europei, Russi e Cinesi è ancora più becera di quella americana. Nessuno vuole sostituire la logica di business alla logica politica, perché per tutti è molto più comodo rubare che vivere di lavoro.

  • Obiezione

La politica è la scienza che si occupa dell’amministrazione della cosa pubblica, vale a dire della “proprietà indivisa” di una comunità sociale, per cui tutti devono sottomettersi alle sue decisioni.

  • 2° Conclusione

Se così fosse, quella scienza dovrebbe tendere all’efficienza, vale a dire al raggiungimento del risultato massimo (massimo beneficio). Per fare questo, la politica dovrebbe operare generando nuova ricchezza (gioco a somma non zero), non ridistribuendo la ricchezza esistente (gioco a somma zero) attraverso l’imposizione fiscale.

Così facendo la sua logica sarebbe identica a quella di business, la sola logica che riesce ad accumunare gli interessi di tutti, e a generare interesse ad ogni transazione.

In un mercato libero, in mancanza di interesse tra le parti, il business non apre nessuna transazione.
Pertanto non ci sembra fattibile che in politica una maggioranza debba imporre il suo volere ad una minoranza. Mentre ci sembra fattibile che una minoranza possa imporre un business ad una maggioranza.


[1] Ceteris paribus (other things equal) means that in a relationship any dependent variables is calculated as function of the independent variable under the condition that all the other variables do not change.

Enrico Furia

     School of World Business Law

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