La leggenda del lago di Vagli

Verità o leggenda?

La storia di Teodora e Anselmo e

“la leggenda del lago di Vagli”

di Paolo Marzi

lago di vagli
1994 ecco come appariva il paese di Fabbriche
di Careggine dopo l’ultimo svuotamento

Nelle mie ricerche storiche garfagnine mi sono spesso trovato davanti a dei fatti riscontrati che da una parte risultavano vicende realmente accadute, mentre dall’altra i soliti accadimenti mi scaturivano addirittura in leggende. Questa anomalia spesso l’ho riscontrata nelle vicende che raccontavano in particolar modo della nostra gente, della nostra semplice gente e non riguardava affatto vicende strettamente storiche inerenti a regnanti, battaglie e guerre, quindi facilmente documentate e documentabili.Tutto questo perchè in Garfagnana c’erano brutte storie che come si suol dire “tornava male” raccontarle ai posteri, alle generazioni future, perchè storie scomode per la mentalità dei secoli passati, storie di brutali assassinii,di vicende amorose un po’ scabrose, di ruberie varie commesse dai paesani stessi, quindi spesso e volentieri questi episodi si cercava di buttarli in leggenda con tanto di diavoli e fantasmi vari di contorno, quello che era importante era salvarel’onorabilità del paese e dei parenti del colpevole dei misfatti a futura memoria e così spesso è stato.

In tanti casi in Garfagnana episodi di cronaca nera ci sono stati passati nei decenni e nei secoli come leggenda (per esempio leggi:http://paolomarzi.blogspot.it/2014/11/il-caso-del-sandalo-rosso-storia-di-un.html), ma come ben si sa qualsiasi leggenda il suo fondo di verità l’ha sempre. Infatti mi è tornato alla mente in questi giorni che si sta parlando nuovamente di svuotare il lago di Vagli, di una storia proprio in tal senso, accaduta piuttosto di recente,proprio quando Fabbriche di Careggine (il futuro paese sommerso) fu evacuata per far posto alla mastodontica diga di Vagli e al suo invaso.Questi fatti che andrò a narrare sono meglio conosciuti come “la leggenda del Lago di Vagli”, ma di leggenda qui ce n’è ben poca, credetemi, è una storia che farebbe invidia a qualsiasi trasmissione televisiva che si occupa di questi casi o a qualche scrittore di gialli, insomma una bella ma brutta storia che io racconterò come leggenda vuole, a voi poi discernere la verità dalla leggenda stessa.

L’antico paese di Fabbriche di Careggine oggi riposa in fondo al lago di Vagli (per la sua storia leggi http://paolomarzi.blogspot.it/2014/04/fabbriche-di-careggine-il-paese.html), poche case ricoperte di fango raggruppate intorno alla chiesa di San Teodoro e al suo campanile. Oggi i suoi abitanti sono i pesci, ma una volta era un borgo industrioso, divenuto negli anni uno dei maggiori fornitori di ferro dello stato estense, nonché considerato un punto strategico di passaggio per la famosa Via

Come appariva il paese quando era abitato

Vandelli che collegava la Garfagnana con il mare versiliese dove i messi postali riposavano sul suo caratteristico ponte di pietra prima di affrontare le faticose salite che si snodavano sulle pendici della Tambura. A quel tempo la voce del paese (come poi di molti altri) erano le campane del campanile della chiesa principale: annunciavano gioia, pericolo, il dovere, il dolore, la festa. Rendevano veramente un gran servizio, inimmaginabile ai nostri tempi, due belle campane bronzee annunciavano quello che era successo o che stava per accadere. Quando suonavano “a disperso”gli uomini uscivano dalle case con il “lume” e andavano a cercare chi si era perso nella bufera di neve o nel buio bosco, quando suonavano “a fuoco”uomini, donne e anziani uscivano di corsa per spegnere l’eventuale incendio, addirittura quando talvolta le nevicate erano abbondanti e la circolazione diventava difficile, le campane invitavano gli uomini con le loro pale a pulire le vie, o sennò le campane suonavano per le giornate obbligatorie, quando per tre giorni in un anno ogni uomo doveva lavorare gratis per la comunità rimettendo a posto i selciati, facendo manutenzione alla chiesa e alla cose pubbliche in genere. Tutto questo per narrare la vicenda di Teodora ed Anselmo che abitavano al margine del paese di Fabbriche di Careggine (oggi borgo sommerso).La donna era guardata con sospetto dai compaesani, era una donna strana, solitaria, aveva l’abitudine di rimanere fuori dopo il tramonto e la consuetudine di camminare da sola nelle selve, tant’è che veniva considerata una sorta di strega, molti quando la vedevano passare in paese si facevano il segno della croce. Arrivò così un 13 dicembre e Anselmo uscì a fare la legna nel bosco,la notte scese rapidamente cancellando ogni cosa,dalla Tambura e dal Sumbra scesero miriadi folletti spargendo ghiaccio in ogni dove. Anselmo quando vide ciò si affrettò verso casa con il suo carico di legna ma disgraziatamente scivolò lungo il sentiero e non riuscì a rialzarsi. Nessuno lo soccorse e naturalmente morì di freddo. Teodora non si preoccupò minimamente del ritardo del marito e non avvertì nemmeno il campanaro, il campanile era rimasto silenzioso in quella gelida notte.

1947 il campanile sommerso

La moglie approfittò dell’assenza del marito intorno alle sue losche faccende. Il mattino seguente verso mezzodì Teodora si decise di dare l’allarme dicendo che il marito era partito la stessa mattina di buon ora per andare a fare legna e che non aveva fatto ancora ritorno, si finse preoccupata e disperata e si raccomandò che qualcuno andasse a cercarlo.Le campane suonarono “a disperso” e gli uomini partirono alla ricerca e dopo poco trovarono il povero Anselmo ai margini del bosco con una gamba rotta. Gli uomini capirono subito che era morto già da parecchie ore e sospettarono che la moglie intenzionalmente non avesse dato l’allarme. Nessuno potè incolparla, ma piano piano con il tempo gli abitanti del borgo la emarginarono ancora di più. La donna viveva ormai nel “ciglieri” (n.d.r:la cantina), dal quale non usciva mai e passava il suo tempo dimenticata dalla gente. Nel 1941 la società Selt Valdarno (oggi Enel)decise di costruire un bacino idroelettrico.In paese stavano iniziando i lavori per chiudere la valle del torrente Edron e nei pressi del borgo, si sarebbe costruita una grande diga che, sbarrando le acque impetuose del torrente, avrebbe dato vita ad un nuovo lago artificiale. In paese c’era gran fermento, in poco tempo bisognava abbandonare le case e andare a vivere altrove. Incredulità e tristezza la facevano da padrone, le campane non suonavano più,la gente si preparava a smobilitare e alla meglio si arrangiava a trasportare mobili e quant’altro da parenti o in altre case. Anche Teodora fu informata che la sua casa sarebbe ben presto stata invasa dalla acque, ma lei non ci voleva credere e nessuno l’avrebbe costretta ad abbandonare casa. Ma un giorno del 1947 le acque arrivarono per davvero, Teodora cercò di fuggire dalla cantina ma rimase prigioniera del fango. Tutti dissero che era la sua giusta condanna.

Il momento dell’evacuazione
del paese 1947

Anni dopo quando fu svuotato il lago per la prima volta nel 1958, a qualcuno tornò in mente la povera donna e alcuni provarono a ricercare il cadavere di Teodora. Non fu trovato niente, nemmeno un osso, qualcuno pensò che fosse riuscita fuggire. Il fatto rimane comunque un mistero. Eppure c’è qualcuno che giura che nelle notti del 13 di ogni mese sente le campane suonare, si dice che sia il fantasma di Teodora, costretta dal Diavolo a suonare fino all’alba per scontare i suoi peccati e in particolare per quello di non averle suonate la notte che il povero Anselmo si perse nel bosco…

Una storia di altri tempi che fonde verità e leggenda.

Vicende che si perdono nelle tradizioni orali dei paesi più nascosti…

di Paolo Marzi

 

http://paolomarzi.blogspot.de/


 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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