La Grande Guerra: lettere dal fronte.

 

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Italiani in trincea

Sono passati 100 anni precisi dalla scoppio della I guerra mondiale, una guerra questa che abbiamo sempre sentito lontana dalla nostre parti sopratutto perchè non vissuta sulla nostra pelle direttamente a differenza della seconda che l’abbiamo avuta sulla porta di casa. La “Grande Guerra”come fu chiamato poi il primo conflitto mondiale si svolse nelle Alpi e nelle Prealpi e nella pianura veneto friulana,quindi ben lontana dalla nostra Garfagnana, ma comunque sia ci toccò, eccome se ci toccò,perchè padri di famiglia, figli,fratelli e mariti garfagnini partirono per il fronte il 24 maggio 1915 (e poi nei mesi e negli anni successivi) abbandonando coltivazioni e campi,unico sostentamento per le famiglie di allora. Si partì per il conflitto da Paese povero ed impreparato, ci si trovò presto in trincea per difendere il proprio territorio e sopratutto per riportare la pelle a casa. Questa fu una guerra che forse pochi conoscono nei numeri:fu il più grande conflitto mai visto,coinvolse ben 30 nazioni al mondo e vi parteciparono ben 65 milioni di uomini, provocò la morte di ben 15 milioni di persone e fra questi morti un milione e trecentomila circa furono solo italiani (nella II guerra mondiali gli italiani morti furono quasi mezzo milione…). Oggi se ci sono arrivati fino a noi gli atti di eroismo, gli orrori e la durissima vita di trincea lo dobbiamo in buona parte ai nostri soldati (e delle altre nazioni) che hanno lasciato miliardi di lettere inviate dal fronte.

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Ricevimento e spedizione
della posta in guerra

Calcoliamo che durante la guerra viaggiarono ben quattro miliardi di lettere e cartoline postali. Il trauma della guerra accelerò il bisogno degli uomini di scambiarsi informazioni tramite l’unico mezzo disponibile: la scrittura. Una scrittura però del tutto singolare dato il basso livello di alfabetizzazione, quindi queste lettere erano piene di errori, in dialetto, ma non per questo prive di significato e colme di emozioni. Ecco,oggi pubblicherò fedelmente alcune di queste lettere di soldati garfagnini, in alcune pubblicherò il nome, in altre no. Con queste lettere si cercava il contatto con la famiglia e con un mondo “normale” al quale speravano di tornare. Queste testimonianze ci danno un’immagine autentica e diretta di quanto accaduto.

“12 giugno 1915.Cari genitori di già che oggi sono un po’ più trancuillo e che il nemico un mi da noia voglio descrivervi un po’ come pressapoco dove mi trovo. Davanti a me si stende un infinità di montagne,tante cusì tutte assieme nanco a casa c’enno. Mi trovo propio sotto la punta del famoso Monte Nero (n.d.r:il Monte Nero oggi fa parte della Slovenia ed è una montagna delle Alpi Giulie alta 2245 metri)di cui avreste già letto sul giornale per i grandi combattimenti. Ora non potendolo piglià di fronte altre truppe lo stanno aggirando e camminino anco velocemente malgrado la resistenza di quei mammalucchi (n.d.r:riferito agli austriaci). […] Non sembra al presente di essere in guerra, pare un campo estivo, ma poi verrà il seguito anco per noialtri. Ma intanto vada pure così”

(Lettera di Mario Bonaldi dell’Alpe di Sant’Antonio (Molazzana) sopravvissuto, poi emigrato.)
Non faccia stupore se il fronte di guerra viene descritto come “un campo estivo”.La principale preoccupazione del soldato e diffusa poi tra tutti i commilitoni è la volontà di rassicurare i propri cari.

“Cari Genitori,la mi salute al presente è ottima come spero di voi tutti in famiglia. Come vi replico ancora mi trovo in questo paese che si chiama Galeriano,qui mi fanno fare l’istruzione tutto il giorno altro che si sta male con il rangio che tutti i soldati si lamentino. Sarebbi pronto anco a rinunciavvi al rangio pure che mi lascino qui e non mandammi in trincea. Adesso cari genitori posso ringraziare il Signore che mi ritrovo qui in Italia i miei compagni sono in trincea  e gli tocca fa il turno di 21 giorni e se dice peggio anco 40. Anco se siamo a 100 chilometri si sentino i cannoni come fossero li. Questo meso di maggio un è poi bello perchè arrivino gli ordini sempre di avanzare e fare le avanzate è molto brutto. Caro Padre fatemi sape come va la campagna se hanno fiorito bene, se ci  si pole già accorge dei frutti e delle semine e lo so che siete

Gli assalti suicidi 

solo, poi con tutte quelle bestie nella stalla

(n.d.r:per “bestie” naturalmente ci si riferisce alle mucche)(Lettera inviata a Castiglione Garfagnana)

 “…se la trincea è dura,l’assalto è un incubo,lasciare la trincea e lanciarsi nel vuoto, verso le armi che sputano fuoco è un suicidio”

Brano di lettera di Aldemiro Magni Sergente Maggiore Regio Esercito Italiano Castelnuovo Garfagnana.
L’assalto nella prima guerra mondiale era il limite umano della sopportazione. Uscire dalla protezione della trincea e lanciarsi contro le pallottole delle mitraglie nemiche era un vero e proprio suicidio, la sopravvivenza era un fatto puramente casuale. Ogni volta che il soldato era sottoposto a una simile prova perdeva parte della sua personalità e una parte di intendere e volere. Dopo un certo numero di queste esperienze il soldato impazziva,spesso molti si suicidarono e quelli che si rifiutavano di assaltare venivano fucilati dai propri compagni per ordine degli ufficiali stessi.
Infine per chiudere voglio pubblicare questo post trovato in Facebook,nel gruppo “Istituto della Resistenza Lucca”. Un post questo tratto dalle lettere di Adriano Tomei (1896-1976) di Ponte a Moriano (forse), combattente della Grande Guerra, molto eloquente e la dice lunga sul fatto che i secoli passano ma la storia è sempre la stessa…

 

Ecco la lettera originale di Tomei

“Senti mamma, io sarò forse pessimista ma mi pare che la guerra la facciano i coglioni e che i furbi siano con la pelle al sicuro,facciano i denari,si divertano e…enormità, gridano ancora gli evviva alla guerra!”


 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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