§ 1: Alessandro il Molosso
In Epiro (Albania) viveva la popolazione dei Molossi, di cui era re Alessandro. Costui era il fratello minore di Olimpia, moglie di Filippo II, e madre di Alessandro, il futuro Magno, e di Cleopatra, che poi avrebbe sposato suo zio. Alessandro il Molosso in Epiro si sentiva stretto, e volle costituirsi un regno in Magna Grecia prima, e poi in Sicilia. Ma fece una brutta fine: le popolazioni indigene italiche erano un osso piuttosto duro. Lo sconfissero, ne squartarono il cadavere e se lo divisero: lucani, iapigi, dauni ed altri, erano popolazioni piuttosto agguerrite e toste, e solo un popolo più agguerrito duro e tosto di loro poteva sottometterli: i romani. Un suo successore, Pirro, ci riprovò, ed ebbe a che fare appunto con i romani, e fu fortunato a riportare a casa la pelle, nonostante l’uso degli elefanti, ignoti ai romani (li chiamarono infatti ‘buoi lucani’), perché Roma alla fine lo vinse.

§ 2: Alessandro Magno
Filippo II di Macedonia aveva già avviato l’opera di conquista nel Mediterraneo, quando morì assassinato durante le nozze di sua figlia Cleopatra. Fu seppellito in una località della Macedonia greca, Vergina, dove non molti anni fa è stata ritrovata la sua tomba, oggi una interessante attrattiva archeologica, che merita una visita. Tra l’altro la Grecia settentrionale è regione molto bella, con la perla di Salonicco. Salì al trono il giovane figlio Alessandro, ambizioso e temerario. Si narra che sotto il cuscino tenesse una copia dell’Iliade di Omero, infatuato dalle gesta eroiche dei protagonisti del poema. Ebbe come maestro niente meno che Aristotele, e concepì di realizzare un sogno diffuso e visto come utopico, l’impero universale: Alessandro, re del mondo!

§ 3: Il folle volo
Per prima cosa sistemò le faccende con la Grecia, rendendola sua dipendente, anche se pro forma indipendente. Quindi si volse ad oriente, ed una dopo l’altra conquistò tutte le regioni, Egitto compreso. Aveva fretta di conquistare, e per questo . man mano che conquistava, lasciava pro tempore un suo delegato a reggere le varie zone, con il programma di riassumere il potere su tutto nelle sue mani, una volta terminata l’opera di conquista. Si volse decisamente contro la Persia, di cui era re Dario III. Si inseriva così nella vicenda dei rapporti complicati tra greci e persiani, rapporti conflittuali da almeno due secoli. La Grecia era sempre stata la cerniera, ora aperta ora chiusa , tra due mondi, l’occidente mediterraneo e l’oriente persiano, e poi indiano e cinese. Sistemi politici antitetici: cittadini liberi e democratici i greci, sudditi di un re teocratico i persiani; economia schiavistica ed individuale in Grecia, antico orientale in Persia, con centralizzazione di tutto il sistema; libera iniziativa per ogni aspetto della vita in Grecia, con il solo limite della legge, scaturita da un confronto democratico, e strutturala sociale piramidale in Persia, con il re al sommo della piramide e padrone di tutto e tutti, compresa la legge. Contro il nemico secolare della Grecia Alessandro volse le armi, ergendosi così a paladino della secolare ostilità dei greci verso quelli che chiamavano barbari.

§ 4: I precedenti
Durante la lotta dinastica tra Artaserse, legittimo re, e suo fratello Ciro il giovane, un contingente di mercenari greci di dieci mila soldati s’era mosso con assoluta libertà nel territorio persiano, sotto la guida dello storiografo Senofonte. Il fatto evidenziò la fragilità del gigante persiano. Ed una scorribanda dello spartano Agesilao ne diede ulteriore conferma. Dunque era solo questione di tempo, e mancava solo chi avesse la capacità di prendere l’iniziativa. E questi fu Alessandro Magno.

§ 5: la conquista
Sbaragliò Dario III in più battaglie, ne catturò l’intera famiglia, che trattò con tutti gli onori, e come un fulmine conquistò terre su terre. Nel corso della sua impresa fondò una ventina di città, che modestamente chiamò tutte Alessandria, la più famosa delle quali sarà quella in Egitto. In Bactriana (Afganistan) sposò Rossane, la figlia del re, ordinando ad una ventina di suoi ufficiali di fare la stessa cosa con le nobili fanciulle del posto: conquista per via matrimoniale e fusione tra popoli. Poi si diresse verso l’India. Ma, arrivato sulla riva del fiume Indo, i suoi soldati si ammutinarono e si rifiutarono di procedere oltre. E dovette fermarsi. Facevano parte del suo seguito scrittori, pittori e scultori (Apelle e Lisippo i più noti), e la sua opera divenne subito un mito. Tanto più perché morì giovane, forse per malaria, mentre era in Babilonia (anno 323 a.C.), e la morte rapida come la vita lo proiettò nel mito.

§ 6: i diadochi
Si diceva qualche riga più su che , man mano che avanzava nelle conquiste, lasciava a governare le regione suoi luogotenenti, con il progetto di riprendersi tutto, una volta terminate le conquiste, e riunire l’intero mondo nelle mandi e sotto lo scettro di uno solo: l’impero universale. Ma la morte lo fermò, ed i suoi luogotenenti si ritrovarono padroni di stati regionali (sono i diadochi). Ad esempio il suo luogotenente Tolomeo si tenne l’Egitto, fondando una dinastia durata fino a Cleopatra, per tre secoli. In questi regni (che conosciamo come ‘regni ellenistici’) il re era di origine greca, la classe dirigente era di origine greca, così pure gli alti gradi militari, la struttura economica, il ceto intellettuale. In Egitto Tolomeo era faraone, come tradizione locale, ma tutto il resto era greco, e la lingua condivisa era quella greca, divenuta subito ciò che per noi è oggi l’inglese, lingua della globalizzazione.

§ 7: Alessandria d’Egitto
Sulle rive del Mediterraneo in Egitto fu fondata una città, che dal suo fondatore prese il nome. La fondazione avvenne sul modello di Mileto. Questa era stata distrutta dai persiani all’inizio delle guerre persiane (494 a.C.). I greci sconfissero i persiani e tornarono a Mileto, che fu ricostruita con i criteri dettati dall’architetto Ippodamo, che elaborò un progetto razionale su carta: era il primo piano regolatore della storia umana. Alessandro fece costruire la sua città con i medesimi criteri di razionalità e funzionalità. L’idea conquistò il mondo mediterraneo, e da allora le nuove fondazioni seguirono l’esempio, del resto ribadito dai romani, che molte colonie fondarono, partendo dagli accampamenti militari, strutturati anch’essi su criteri di razionalità e funzionalità, ma senza conoscere Ippodamo. Davanti alla costa di Alessandria c’è un’isola, sulla quale fu istallata una lanterna per illuminare di notte la rotta delle navi, e quell’isola si chiamava Faro. L’esempio piacque e fu replicato in quasi tutti i porti.

§ 8: La globalizzazione
Non solo il faro, non solo il piano regolatore, non solo la lingua greca, ma quasi tutti gli aspetti del vivere civile figli di Alessandro si diffusero nel Mediterraneo: ad Alessandria fu costruita e fondata la biblioteca (luogo in cui si riorganizzava la cultura precedente e se ne creava di nuova), ed ovunque sorsero biblioteche. E così per il museo, l’odeon (edificio per la musica), i teatri in muratura (prima erano di legno, montati per le occasioni e poi smontati). E la lussureggiante architettura, in cui domina l’eleganza un po’ leziosa dello stile corinzio. Le antiche mura delle antiche città, come quelle delle nuove, che un tempo erano percepite come struttura muraria e fisica, ma anche psicologica (il dentro, noi, ed il fuori, gli altri), restano ancora in piedi, ma solo nella loro natura fisica, si diviene cittadini del mondo (cosmopolitismo), ci si riversa nelle città (urbanesimo), e tra un luogo ed un altro non ci sono più differenze rimarchevoli. A Roma, come a New York, a Tokio, ed a Città del capo, ci si veste tutti alla stessa maniera, si mangiano le stesse cose (magari con il deleterio fast food), accendi la TV e vedi i medesimi programmi , eccetera. Oggi, come diceva il grandioso Corrado Guzzanti, in un nano secondo puoi trasmettere miliardi di dati a tutto il mondo, anche all’aborigeno dell’Australia. “Il problema a questo punto è un altro: aborigeno! Maio e te, che cazzo ce dovemo dire?”.

§ 9: I romani
Spetterà ai romani portare a realizzazione l’utopia dell’impero universale, ma non con la genialità di un uomo eccezionale, ma in forza di una struttura ferrea, nella sua razionalità e logica, nella quale la genialità di grandi personaggi trovava il terreno più fertile, i cui frutti non sono legati ai singoli personaggi, ma divengono patrimonio di un intero popolo. Poi i romani vireranno verso l’autocrazia, dimenticheranno lo schema vincente, tra popolo e classe dirigente si aprirà un solco sempre più profondo e largo. “Fanno il desrto, e lo chiamano pace”, farà dire Tacito a Càlgaco, capo dei caledoni (scozzesi). E la fine sarà solo questione di tempo, quando tra classe dirigente e popolo la distanza si fa incolmabile.

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Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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