LA FIDUCIA di G. Carignani

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di Gianfranco Carignani

È universalmente noto, essendo una nozione che si apprende giá nei primi anni della Scuola Elementare, che la parola “FEDE” deriva dalla radice sanscrita BID-, trasformatasi poi con l’uso in FID-, che esprime il concetto di “legare”: per cui avremo FID-ES (=corda) con il suo diminutivo FI(D)-LUM (=filo).

Il concetto di “legare” quindi è presente nella parola FEDE ed é altresí sotteso in tutti i suoi derivati.

Vediamo come esempio la parola AFFIDARE: in effetti quando io mi AFFIDO a qualcuno per un aspetto o per un periodo particolare della mia vita, di fatto “lego” la mia sorte all’intervento, all’azione di altrui persona, mi “lego” ad un altro essere estraneo al mio, accettando consciamente o no tutte le conseguenze del caso.

Questo succede comunemente e frequentemente nella vita comune: è appena il caso di menzionare l’affidamento dei propri affari privati, anche particolarmente problematici, ad un professionista del settore che secondo il caso potrà essere un Commercialista, un Avvocato o un Notaio;

e ancora, per ovvia incompetenza non ci possiamo curare da soli, pertanto ci leghiamo addirittura con scelta ufficializzata ad altro professionista, il Medico, a cui si “affida” il compito di prendersi cura della nostra salute e nelle mani del quale ci si “affida” ciecamente, tanto che la denominazione con cui il Sistema Sanitario Nazionale individua e connota questo particolare professionista, ex Medico della Mutua, è proprio “Medico di fiducia”;

chi possiede un’auto difficilmente provvede personalmente alla manutenzione ma si “affida” ad un tecnico di cui diventa cliente fisso in quanto gode della fiducia del proprietario dell’auto: avremo quindi il Meccanico, l’Elettrauto, il Carburatorista, il Radiatorista, il Gommista, tutti assolutamente di “fiducia”.

Altro caso in cui la persona affida le proprie sorti nelle mani (e …piedi) altrui è quando siamo seduti in auto sul sedile del passeggero o in uno di quelli posteriori e ci si avvale delle prestazioni automedontiche di un familiare o di un professionista del ruolo, il cosiddetto Taxista, la cui etimologia ci riconduce ahimè all’odiato prefisso TAX- (tassa, costo), l’uomo col taxametro, mentre altra accezione fa derivare il termine dalla parola greca antica ταχύς (tachýs) che significa “rapido, veloce”. In ogni caso, fidarsi è bene, ma è meglio utilizzare sempre la cintura di sicurezza! In questi due casi, la fiducia è supportata e legittimata per buona parte dalla volontà o dalla scelta personale, mentre completamente diverso è il caso del trasporto pubblico, dove la concessione della fiducia da parte dell’utente è completamente automatica, non potendo ovviamente pretendere di guidare noi stessi l’autobus, condurre un treno o pilotare un aereo o comandare una nave da crociera per potere cosí godere di una maggiore sensazione di sicurezza (che Dio ci guardi dallo Schettino di turno!).

Di affidamento (o affido familiare) si parla anche nel caso di provvedimento giudiziario mirato a risolvere casi di particolare disagio in cui versino minori i cui genitori non possano garantire la loro educazione e il loro sostentamento in forma adeguata.

Esiste pure, nel campo economico, il cosiddetto “fido bancario”, una specie di credito fornito automaticamente nel contesto contrattuale che regola la gestione di un conto corrente, che altro non è esso stesso che un’altra forma di concessione della propria fiducia, non piú ad altra persona ma ad un Ente o Istituto di Credito, al quale si affidano in deposito i propri soldi.

Sempre in campo economico, vale la pena di ricordare che la stessa circolazione dei biglietti di banca, dei titoli, degli assegni è una Circolazione Fiduciaria mentre parimenti la stessa moneta a corso legale è Moneta Fiduciaria, essendo il suo valore nominale fissato da parte dell’Autorità emittente.

Da non dimenticare poi la figura del cosiddetto “Erede fiduciario”, figura “terza” nominata in caso di particolari ereditá per amministrare i beni del “de cuius” a nome e per conto degli eredi effettivi.

Come si puù vedere quindi, l’esercizio della fiducia è, per cosí dire, dilagante nella nostra vita, pervadendo e permeando innumeri aspetti della nostra quotidianitá a volte anche così banali da non accorgerci neppure che stiamo esercitando un “istituto comportamentale” di fondamentale importanza per i suoi effetti sul nostro essere come pure nei confronti di chi con noi interagisce quotidianamente.

Quando mi CONFIDO con qualcuno (e questa è un’altra parola derivata da “fede”) consegno ad altri pensieri di mia esclusiva proprietà, li “lego” alla sua “corda”. È facilmente evidente la pericolosità di questa manifestazione di fiducia quando non si è abbastanza accorti nello scegliere il contenitore che ci garantisca la privacy, una corda che non si spezzi facilmente a cui “legare” le nostre proprie pertinenze.

E qui sta il problema!

In tutti gli aspetti riguardanti l’esercizio della fiducia c’è la sempre problematica interazione fra individui, per cui viene perso, volontariamente o necesariamente, il controllo esclusivo delle proprie azioni e del proprio destino che da quel momento dipenderà, in misura non inferiore al 50% e in alcuni casi pari al 100%, dall’azione altrui.

Se la cosa sia un bene o un male indubbiamente dipende dalla rettitudine, dalla saggezza, dall’esperienza dell’altro, oppure semplicemente dal caso, dalla fortuna o, come potrebbe sentenziare qualcuno in vena di filosofare, dal Fato: insomma diventa o una questione etica o di opportunità o di opportunismo (…e qui si aprono praterie sconfinate)

Vi confesso candidamente che sono una persona malata di tendenza naturale a fidarsi degli altri e che di conseguenza non soffro minimamente di emorroidi né di stitichezza!

Ma che volete? La fiducia negli altri distende i nervi, ti fa sentire meno isolato, ti fa credere che qualcuno pensi a te, per te, condivida le tue sorti, ti guidi, ti aiuti a sopportare i tuoi pesi, piano piano la fiducia negli altri diventa quasi un automatismo, un “modus vivendi”, un sistema di interazione con gli altri, pensando addirittura che gli altri facciano altrettanto con te…

Ebbene, dato che la mia lunga esperienza di “affidamento” ha avuto inizio nell’ormai lontano 1949 (sic!), sono in grado di condividere senza dubbio alcuno quell’aforisma di un buontempone pensatore del secolo scorso di cui al mmento non ricordo il nome,secondo cui la fiducia è semplicemente: quella sensazione calma, rassicurante, che si ha prima di cadere a faccia in giù.


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Gianfranco Carignani
Gianfranco Carignanihttp://francoartes.comunidades.net
Pescia1949, Martina Franca 2017. Toscano DOCG col salmastro dell’amata Versilia nelle vene. Musicista si puó dire da sempre (a 4 anni giá suonava la fisarmonica): Organista con particolare predilezione per gli antichi organi a trasmissione meccanica e per la musica italiana antica (secc. XVII e XVIII). Direttore di Coro, fondatore e direttore dell’Ensemble Vocale “Climacus” alla guida del quale ha tenuto concerti in varie città d’Italia; Compositore e arrangiatore di musica vocale e strumentale, vincitore del 1° premio nel Primo Concorso Internazionale “La canzone napoletana in polifonia” con l’arrangiamento per coro a 4 voci miste della brano “ I’ te vurria vasà “; è stato membro della Commissione Artistica dell’Associazione Cori della Toscana, interessandosi in particolare, oltre che dei problemi della didattica vocale rivolta a gruppi non professionistici, alla ricerca e al recupero degli eventi musicali di tradizione orale popolare sopratutto toscana. Innamorato dell’italico idioma, e supportato da una cultura classica basata sulle letterature greca, latina e italiana, storia dell’arte e della musica, si dedica volentieri allo studio delle tradizioni popolari che coinvolgano la musica assieme agli aspetti storici, antropologici e geoculturali, ricerca questa che si è rivitalizzata particolarmente una volta che si è trasferito stabilmente in Brasile, Paese fertilissimo in questo terreno culturale. Il est bel et bon (tra 1500 e 1700) Ensemble vocale e strumentale Climacus Articoli

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