1946 “La Domenica del Corriere”. Un perfetto esempio di promozione turistica

Era passato poco più di un anno dalla fine della seconda guerra mondiale e c’era la voglia di ripartire in tutti gli ambiti della vita e qualcuno in Garfagnana capì già a guerra appena finita capì qual’era una delle possibili risorse per la nostra valle per uscire dall’anonimato: il turismo. L’arguta e la lungimirante mente fu quella del giornalista garfagnino Gian Mirola che riuscì nella difficilissima impresa di pubblicare un articolo di promozione turistica sulla Garfagnana sul giornale più letto dagli italiani: la famosissima “Domenica del Corriere”. Fu un evento eccezionale perchè molti italiani conobbero per la prima volta la nostra valle che prima non avevano mai sentito nominare. Allora leggiamo cosa lessero quegli italiani, era il 3 novembre 1946 e questo è quello che scrisse il Gian Mirola.

 

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Il Gian Mirola

 

Il Gian Mirola per i pochi che non lo conoscono fu lo scrittore e giornalista(a mio avviso) più dotato, brillante e pronto che la Garfagnana (e non solo) abbia mai avuto.Inutile stare qui araccontare tutta la sua storia (n.d.r anche se ho in preparazione un articolo), ma brevemente basta dire che Almiro (il nome di battessimo) nacque a Eglio nel 1915, fu maestro in vari paesi della Garfagnana e sindaco di Molazzana negli anni 50, ma sopratutto era uno studioso di folclore e un fine analista di problemi locali e da conoscitore di questi fenomeni capì subito qual’era una possibile soluzione per far emergere la sua amata terra, dilaniata dalla guerra e dalla povertà: il turismo o quantomeno far conoscere a tutti che anche la Garfagnana esisteva. L’idea che ebbe fu sensazionale, scrivere un articolo con foto annesse su una delle tante riviste per cui già scriveva. Infatti il Gian Mirola firmava articoli per i maggiori giornali italiani: “Eva”, “Divagando”, “Famiglia Cristiana”, “Scuola Moderna”, ma in particolare c’era un giornale a cui puntava per pubblicare questo benedetto articolo, anzi per dire la verità non era nemmeno un giornale nel vero senso della parola, ma bensì un supplemento ad un quotidiano, questo supplemento si chiamava “La Domenica del Corriere” che veniva dato settimanalmente insieme (con l’aggiunta di poche lire) al quotidiano italiano per eccellenza, “Il Corriere della Sera”. Apparire quindi su “La Domenica del Corriere” voleva dire affacciarsi nelle case di tutti gli italiani, dato che le tirature di questo supplemento toccavano cifre stratosferiche,negli anni trenta arrivò ad essere il settimanale più letto d’Italia con una tiratura di oltre seicentomila copie, mentre negli anni ’40 e ’50 confermando il primato di giornale più letto la tiratura toccò addirittura il milione di copie.

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Questo giornale colpì subito l’italiano medio e fu concepito proprio come il settimanale degli italiani, che doveva scandire come un calendario le giornate liete e le tragedie, si dava molto spazio alle foto e ai disegni, storiche furono le sue copertine disegnate prima da Achille Beltrame e poi da Walter Molino, in ogni numero il disegnatore aveva il compito di rendere vivo con la sua tavola il fatto più interessante della settimana, insomma, pubblicare qualcosa qua sopra significava farsi conoscere in tutta Italia e così fu che il Gian Mirola riuscì nel miracolo. Il suo articolo sulla Garfagnana comparve su “La Domenica del Corriere” solamente un anno e cinque mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 3 novembre 1946 riuscendo ad uscire insieme all’importante tavola di copertina che rappresentava l’altrettanto importante evento: la prima volta che le Nazioni Unite si riunivano nella nuova sede di New York, quanto sia stata voluta o fortunata questa coincidenza non si sa, il fatto portò comunque a una maggior quantità di copie vendute di questo bellissimo numero, che anch’io oggi posseggo nella mia collezione di fascicoli de “La Domenica del Corriere”.

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3 novembre 1946.Il numero de  La Domenica del Corriere dove si parla di Garfagnana (collezione Paolo Marzi)

 

All’epoca non esisteva la televisione, naturalmente nemmeno internet e questa operazione che riuscì al Gian Mirola era perciò la maniera più diretta per far conoscere “l’illustre sconosciuta”, come definisce egli stesso la Garfagnana  nell’articolo, dove racconta degli usi e dei costumi e dove descrive la gente “…buona cortese e attaccatissima agli usi degli avi..”, non manca nemmeno di illustrare i famosi personaggi che l’hanno abitata, senza nemmeno dimenticare i prodotti delle nostre terre. Ma bando alla ciance, ecco per voi questo stupendo e avveniristico articolo di promozione del territorio, che fra pochi giorni fa ha compiuto 70 anni, era precisamente il 3 novembre 1946 e a pagina 7 campeggiava questo titolo:

“Garfagnana terra sconosciuta”

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La pagina sulla Garfagnana (collezione Paolo Marzi)
La Garfagnana non è una delle misteriose provincie dell’Asia, né uno sperduto villaggio della Patagonia. Se qualcuno, leggendo il titolo di questo articolo, lo avesse immaginato, si ricreda.
E’ invece un pittoresco lembo di terra toscana, incuneato fra gli Appennini e le Apuane, dove termina il regno dell’ulivo ed incomincia quello del castagno.
Terra ricca di tradizioni folcloristiche, d’usi e costumi intatti da più secoli.
“L’ultima regione dell’Universo” la chiamano gli abitanti, alludendo argutamente alla corona dei monti orridi e belli, che la circondano.
Qui il castagno nasce e vegeta spontaneamente e nelle selve abbondano, come in un piccolo lembo di Paradiso terrestre, funghi, fragole, lamponi, mirtilli, more.
 
 
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Le didascalie: Un tipo garfagnino,con qualche annetto ma ancora in gamba
Usi e costumi
La gente è buona, cortese e attaccatissima agli usi e alle tradizioni degli avi. Nelle vie e nelle piazze dei paesi si canta ancora il “Maggio”, che è una specie d’opera drammatica, paragonabile in certe forme più erudite, al melodramma.
Scettri di cartone, corazze di latta, elmi e spade di legno formano l’arredo scenico e il vestiario degli artisti che, accompagnati da un unico violino, cantano su un motivo semplice, poggiando sulla prima e sulla quinta sillaba di ogni verso.
Gli argomenti dei “Maggi” possono essere scelti fra i fatti più salienti della storia greca o romana, fra le vite dei Santi, degli eroi, o fra i poemi classici, come La Gerusalemme Liberatao L’Orlando furioso.
Altre forme d’arte popolare sono le “Befanate”, gli “Stornelli”, i “Rispetti”; ancora vive e in uso fra i contadini della regione. Abbiamo conosciuto, in Garfagnana, contadini che non sapevano fare l’o col tondo dei un bicchiere e recitavano, magari a memoria, uno o più canti della Divina Commedia, illustrandone poi, con esattezza, il significato storico e letterale.
 
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Le didascalie: Dove l’orrido è bello…e il bello orrido
Ospiti illustri e briganti cortesi
Nel 1523 venne a governare la Garfagnana, per conto degli Estensi di Modena, un poeta celebre: Ludovico Ariosto.
In quel tempo gli Appennini erano covo di numerosi bande di briganti e attraversare le montagne per recarsi da Castelnuovo (sede del governatorato) a Modena (capitale estense) o viceversa non era impresa troppo facile.
Durante uno di questi viaggi l’Ariosto fu fermato e, col seguito, spogliato e derubato. Proprio come succede oggi sui valichi alpini.
I briganti stavano insaccando la refurtiva quando, ad uno del seguito, sfuggì il nome del poeta. Il capo dei banditi, premuroso, chiese subito: Dov’è messere Ludovico?
– Sono io – rispose tutto tremante il poeta.
– Non sia torto un capello al grande Ariosto – ordinò allora il campo ai compagni.
Fece restituire a tutti quanto era stato rubato e proseguì, poi, rivolto al poeta:
– Messere, anche i banditi della Garfagnana, che voi sferzate nelle vostre “satire” vi stimano e vi apprezzano – E s’inchinò in segno di rispetto.
Ordinò poi, ad una parte della banda, di scortare il poeta ed il suo seguito fino al limite della “Gran selva” affinchè non corressero il rischio di essere disturbati da altri.
Così l’autore dell’Orlando furioso giunse a Modena sano e salvo, benedicendo le muse che lo avevano protetto in una brutta avventura.
 
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Le didascalie: Nel regno del castagno, quando le pecorelle escon dal chiuso. La Pastorella pudica si copre la faccia per non farsi fotografare
Marmo, carbone e… fragole
Oggi la Garfagnana è una delle Regioni d’Italia più dimenticate.
La guerra vi sostò per sette mesi. Villaggi interi furono distrutti o bruciati. Uomini di tutte le razze bivaccarono nelle case abbandonate e molti, oggi, leggendo questo articolo ed osservando le fotografie riprodotte in questa pagina, sussurreranno, compiaciuti o rammaricati, la famosa frase manzoniana: “Io c’era!”
Sulle strade, solcate allora dalle pesanti ruote dei pezzi d’artiglieria, discendono oggi i più importanti prodotti della regione, diretti ai vari mercati del mondo: marmo per le Indie e per le Americhe, castagne e farina di castagno per la Francia e per la Spagna, legna e carbone per l’Italia settentrionale.
Una delle occupazioni più caratteristiche è la raccolta delle fragole, che qui nascono spontaneamente. Ceste e cestelli vengono allineati, ogni giorno, durante la raccolta, lungo i margini delle strade, in attesa delle macchine che passeranno, nelle prime ore del mattino, a caricare.
Importante è anche la raccolta dei funghi, i quali vengono inviati, nelle annate di massimo raccolto, in tutta Italia.
Funghi, fragole e castagne per la mensa; lana e canapa per i vestiti, che qui vengono filati e tessuti a mano; carbone e legna per la stufa; marmo e calce per la casa.

Tutto questo dà la Garfagnana, l’illustre sconosciuta, che un giornalista ha scoperto, in questi giorni, senza passare i confini dello Stato. Scoperta, descritta, illustrata: per voi.   
Gian Mirola

Paolo Marzi


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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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