Ogni qual volta qualcuno, dall’estero, ha l’ardire di far notare a noi italiani alcune delle macroscopiche magagne del nostro vivere associato, non trovando di meglio a cui appigliarsi, i nostri “patrioti” fanno notare – con grande orgoglio – che siamo uno dei pochissimi Paesi al mondo, o forse l’unico, che fa un uso indifferenziato del bidet. Sanitario sicuramente utilissimo, ma che vedo con difficoltà al centro di una battaglia culturale di grande ampiezza, a meno che non si tratti – come a me purtroppo pare – di una battaglia cul-turale.
        Per vicende di vita, ho avuto parecchie esperienze lavorative e turistiche all’estero, alcune delle quali anche piuttosto lunghe e in Paesi dove il bidet era un oggetto assolutamente sconosciuto (in Russia, a un mio caro amico, operai evidentemente poco a conoscenza dell’uso di questo prezioso oggetto insistevano per sistemarlo in corridoio…).
       Devo dire che, da soggetto molto attento alla igiene personale, là dove tale prezioso strumento non c’era ho sempre trovato il modo di sopperire egregiamente alla sua assenza, e devo confessare altresì che non ho mai pensato di misurare le culture dei Paesi in cui mi trovavo sulla semplice base di questo tipo di cul-tura. Amavo la puntualità della gente, l’onestà dei più, le rigide regole comportamentali, il fatto che dopo una certa ora NON si potesse fare chiasso negli appartamenti privati, altrimenti bastava chiamare la polizia e questa arrivava in fretta a farli cessare. Mi piaceva che, se una fattura doveva essere pagata entro una certa data, nel 99,9% dei casi il denaro arrivava davvero, e via discorrendo.
       Ho sempre pensato che la mancanza del bidet nei bagni di quei Paesi fosse una carenza grave, ma non una discriminante decisiva, altrimenti avrei potuto pensare che la mancanza totale di legge nel mio, di Paese, fosse una carenza decisamente più grave; che la corruzione folle esistente a livello di sistema politico-burocratico fosse una carenza ancora più grave; che il ruolo di uno Stato predatore e depredatore fosse qualcosa di terribile.
      A quanto pare, non è così: quelle culture ci sono estranee, anzi nemiche; a noi importa piuttosto la cul-tura e che certe parti (basse) del nostro corpo siano costantemente pulite (ma lo sono, poi…? Da certe esperienze estive in autobus o nella metro si direbbe di no…). Quanto alla nostra anima latina, quella che “nessun  detersivo, per quanto potente, può render pulita“, quella che ci fa conoscere e ri-conoscere in tutto il mondo, non sempre benevolmente, quella è un dato di fatto, amato e amabile. E allora teniamoci i bidet! Visto che la nostra anima è posizionata più o meno colà, magari questi indipensabili sanitari serviranno a lavarcela…!
Piero Visani

La cultura del bidet was last modified: maggio 9th, 2017 by Piero Visani

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