Home AFFARI & FINANZA La crisi economica non è finita.

La crisi economica non è finita.

Molti osservatori (di parte), incluso Sergio Marchionne, affermano che la crisi economica sta per finire e che dal secondo semestre 2013 si comincerà a intravedere la ripresa.

Appunto, questi sono osservatori di parte che fanno osservazioni di parte per non deprimere ancora di più il mercato e mettere a rischio i consumi (ma il medico pietoso rese la piaga velenosa).

Chi osserva la situazione economica con freddezza e lucidità si rende conto però che, prima che una qualche ripresa inizi, la maggior parte delle PMI saranno defunte e con esse gran parte dei consumi e degli investimenti. Una catena questa ineluttabile che porterà alla tomba anche le grandi imprese e tutti quei sedicenti finanziari che vivono di privilegi.

La crisi non è congiunturale (ciclica) ma di struttura. Lo ha affermato circa trenta anni fa J.K. Galbraith, Ma nessun politicante se n’è dato peso. Il sistema capitalistico basato sul profitto monetario non tiene più perché non è in grado di apprezzare il vero concetto di valore (ciò che conta). La finanza non sa apprezzare la tecnologia, né tantomeno l’ambiente e meno che meno la sicurezza sociale. La finanza sa leggere solo il valore facciale degli strumenti che immette sul mercato, senza rendersi conto che questi, in effetti, non hanno nessun valore reale. Sono solo una mera illusione di ricchezza, di potenza effimera che giova solo ai pochi che illecitamente (si, illecitamente) li immettono sul mercato.

Una strana entità quale la BCE (che non si sa a chi risponda) immette credito nel mercato non si sa bene con quali criteri. Personalmente non sono ancora riuscito a capire come, e perché la BCE concede credito alle banche affinché queste concedano credito agli Stati, affinché questi spendano quei soldi per fare non si sa cosa.

Nel 1942 J.M. Keynes a Bretton Wood aveva affermato che per la ricostruzione post bellica bisognava immettere credito nel mercato. Ma non bisognava immetterlo a pioggia (come ha fatto ad es. la Cassa per il Mezzogiorno nella sua famigerata carriera), ma secondo un criterio di project financing. Dopo ottanta anni la BCE si comporta allo stesso modo della Cassa per il Mezzogiorno, concedendo credito a pioggia alle banche che lo investono in rendimenti garantiti (titoli di Stato) o lo concedono ai loro “compagni di merende”.

Se guardiamo le statistiche addolcite, ci rendiamo conto che la diminuzione del credito bancario è diminuito solo dell’1,9% (una sciocchezza), ma pochi si rendono conto che non è la quantità di credito ad avere importanza, ma la sua distribuzione. E’ la solita storia statistica: se io mangio due polli e tu nessuno, per la media statistica noi abbiamo mangiato un pollo a testa. Ma se oltre alla media andiamo a calcolare anche lo scostamento, ci rendiamo conto che questo è due: il che significa che “qualcuno frega”.

Questo è il vero problema: il credito non va a chi lo impiega nella produzione di nuova ricchezza reale, ma a chi lo impiega nella produzione di ricchezza finanziaria (cioè carta, solo carta e niente altro che carta). Vuol dire che prima o poi mangeremo la carta, abiteremo nella carta e viaggeremo con la carta.

Non so fare nessuna previsione su come finirà questa storia; non so se la moneta sarà ancora l’Euro, il Dollaro, o cos’altro. So solo che il sistema economico cambierà da solo come una immensa rivoluzione silenziosa alla quale né gli Stati, né tanto meno la politica prenderà minimamente parte. Ci accorgeremo della rivoluzione solo quando essa sarà finita e mi auguro che tutti siano stati capaci di adeguarvisi, ma ne dubito.

Non so se esisteranno ancora le monete o si utilizzerà unità di conto diverse. Certo già sin d’ora la moneta ha cambiato volto. Tutto già oggi è una grande unità di conto (carte di credito con le quali possiamo avere dagli sportelli tutti i tipi di moneta che vogliamo). Forse il barter (triangolato o a molte più facce) prenderà una buona parte del mercato e le monete alternative volontarie svolgeranno un ruolo molto importante.

Gli Stati Uniti, creatori del grande bluff finanziario continuano ad illudersi ed illudere che la crisi è nata in Europa, ma sanno benissimo che questo è dovuto al comportamento delle loro banche che, complice la globalizzazione, hanno immesso nel mercato “schifezze finanziarie” per un valore superiore di molto al prodotto nazionale lordo del mondo intero.

Gli Stati Uniti credono di essere ancora i più forti e pretendono di fare il bello ed il cattivo tempo. Ma anche l’Impero Romano d’Occidente credeva di essere il più forte quando nel 476 D.C. (vale a dire solo 26 anni dopo che Ezio aveva inflitto ad Attila la più cruenta sconfitta di sempre) implose su se stesso. Imploderanno così anche gli Stati Uniti ed assisteremo ad una nuova entità politica che nulla avrà più a che fare con la “democrazia di Bush” (vecchio imbroglione che pretendeva di esportarla in Iraq) o quella di Obama. Il mondo cambierà da solo, così come è sempre stato. Lo Stato nazionale, così come lo vediamo oggi, non esisterà più, perché non serve. Serve un Ente, (insieme matematico) composto di elementi indispensabili, che armonizzerà la vita sociale su valori più reali e mai più solo monetari.

Non so come sarà: io sono solo un umile analista e non un indovino.

23 marzo 2013

Enrico Furia

 

 

 

 

error: Content is protected !!
Exit mobile version