“- Che sono quei monti?- chiesi molto incuriosito, quasi impaurito

-Sono le Alpi Apuane- mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perchè alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color incendio
Questa fu l’impressione di Fosco Maraini (scrittore, fotografo e alpinista)quando alla fine degli anni ’20 si trovò per la prima volta di fronte a tanta magnificenza, del resto qui trovò il suo ultimo “rifugio“, quando a Pasquigliora (Molazzana) nel lontano 1975 acquistò una casa isolata nel cuore delle Apuane. Quella casa fu infatti l’ultimo suo amore, il suo universo, in quei monti trovava qualcosa di magico e ancestrale, una concordia di elementi, una natura benigna: “la rivelazione perenne e la montagna come Chiesa”, difatti quassù, tra le Panie, si aveva proprio l’impressione che Dio c’avesse messo la mano. Anche la tradizione orale dei racconti narrati al fuoco da vecchi sapienti e saggi confermava questa tesi. Per creare tanta grandiosità e bellezza servì infatti un intervento divino.
Era l’inizio di tutto, quando “in principio Dio creò il cielo e laterra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso…” (Genesi).
Dalla Pania della Croce
(foto Paolo Marzi)

Durante la creazione del mondo il Signore affidò ai suoi arcangeli prediletti di fare meraviglie del suo Creato, a due di essi affidò il compito di innalzare a uno le Alpi e all’altro gli Appennini, mise a loro disposizione tutto il materiale necessario, granito, calcare, rena, quarzo, gesso, argilla e un’altro materiale a dir poco prezioso, unico per la sua bellezza, il suo colore era di un bianco accecante, era il marmo. Nostro Signore considerava talmente pregiata questa pietra che si raccomandò di usarla con parsimonia, un po’ qui e un po’ là. Una volta date le sue disposizioni Dio se ne andò e i due arcangeli di buona lena si misero a lavoro. Il primo si occupò di costituire la cerchia alpina e l’altro si premurò di rafforzare la penisola italiana con una dorsale, prendendosi quindi il compito di plasmare gli Appennini.Il primo arcangelo era molto creativo, pieno d’ingegno e per le Alpi creò pareti vertiginose, picchi scoscesi e guglie acuminate, il secondo aveva un estro più moderato e semplice e modellando gli Appennini cercò forme più sinuose, delicate e lineari.

Roccandagia
(foto Paolo MARZI)

Il brioso arcangelo delle Alpi lavorò con tanto impeto ed entusiasmo da finire assai presto la propria opera, tempo ne rimaneva ancora e decise così di andare a trovare il suo compagno, vide che questi aveva cominciato il suo lavoro dal basso dello stivale e su, su, piano, piano era arrivato al punto in cui le coste occidentali dell’Italia cominciano a curvare sul Golfo di Genova. Il materiale a sua disposizione cominciava comunque a scarseggiare:
Ho paura che con quello che ti rimane non giungerai alla fine del tuo compito– disse l’arcangelo delle Alpi all’altro – Se vuoi un consiglio interrompi da questa parte e continua dove io ho finito le Alpi, proprio nel punto in cui ridiscendono verso il mare, dopodichè una volta uniti gli Appennini e le Alpi procederai fino qui con il materiale che rimane-.

Monte Croce
(foto Paolo Marzi)

L’arcangelo degli Appennini accettò di buon grado il consiglio e caricandosi sulle spalle pietre, massi e rocce si recò nel punto in cui terminano le Alpi Marittime, creando di fatto l’Appennino Ligure. Rimasto solo l’arcangelo “alpino” vide da una parte che il mucchio di marmi era quasi intatto:
Quanto marmo !– esclamò- D’accordo  che Dio aveva detto di usarlo con cautela ma qui abbiamo esagerato– pensò fra se e se – bisogna rimediare in qualche maniera– Pensa che ti ripensa ebbe un’idea che lo entusiasmò – Ma perchè non usare questo marmo per creare una catena di monti tutta nuova?
Ecco allora che la fantasia dell’arcangelo riprese vita, cominciò ad ammassare i marmi sul luogo dove il suo compagno aveva interrotto gli Appennini,fu un vero e proprio prodigio e diede forma a una schiera di monti le cui coste finivano quasi al mare.

Monte Procinto
(foto Daniele Saisi)

Che cosa stupefacente ad osservarla da lontano era una meraviglia: i marmi brillavano di luce propria e formavano creste, torrioni, canali, gole e rupi immense, ma quando tornò l’arcangelo degli Appennini il suo entusiasmo si smorzò: – Ma che hai combinato!? Adesso il Signore ci sgriderà per aver utilizzato tutto il marmo in un unico luogo– Il Signore difatti arrivò, osservò le Alpi e disse che “era cosa buona“, ma arrivato sugli Appennini si fermò e si girò stupito e sbalordito verso quella piccola catena di montagne bianche come il latte che somigliamo così tanto alle Alpi: – Cosa ci fanno qui questi monti? E tutto questo marmo?– I due arcangeli avevano gli occhi bassi, erano confusi e dispiaciuti, ma il buon Dio fu comprensivo, ascoltò le ragioni dei suoi fidati e sorridendo benedì queste montagne dando così il suo assenso a tale portento, si raccomandò però solo per un’unica cosa, di nascondere quelle luccicanti vette: –Non voglio che l’uomo veda subito tutto quel marmo, coprite tutto con prati, boschi e selve. Gli uomini dovranno scoprirlo lentamente e dovranno lavorare sodo per estrarlo-.

Pizzo delle Saette sullo sfondo
(foto Paolo Marzi)

L’ordine fu eseguito e fu così che per migliaia d’anni il marmo sotto queste montagne rimase invisibile, lo scoprirono i romani che per sconfiggere il popolo degli Apuani disboscò quei monti facendo venire così alla luce i primi marmi.
Fu così che quella piccola catena montuosa prese il nome dal fiero popolo apuano, ma non furono chiamati Appennini Apuani (come forsegeografia direbbe), ma bensì Alpi Apuane visto che il loro “architetto” era proprio lo stesso che aveva modellato le Alpi.


Monte Forato
(foto Paolo Marzi)
  • Fonti tratte dalla tradizione orale locale
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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