La conoscenza rivelata e la conoscenza verificata

 

LA CONOSCENZA RIVELATA E LA CONOSCENZA VERIFICATA

A CONFRONTO NEGLI ULTIMI RISULTATI IN GENETICA.

 

– Premesse

Chiedo venia ai lettori se propongo un argomento su cui tanti altri autori hanno già discusso in precedenza, fin’anche alla nausea, ma quello che si vuol cercare di comunicare (e spero tanto di riuscirci) mi è nato all’improvviso dentro, proprio pensando alla passione di Padre Pio in un momento mio personale forse più ricettivo e sensibile di altri.

Lo scrivente si dedica alla ricerca per passione, non certo per motivi professionali.

Non mi dispiace accettare la verità secondo la religione cristiana, o qualsiasi altra conoscenza rivelata, ma ho scelto  da tempo di conoscere la realtà attraverso la scienza, con il rispetto di tutto e di tutti, e con una enorme ammirazione per la natura.

Per quel poco che ho fin’ora potuto conoscere, la natura ha maturato in me l’idea della realtà, della perfezione, della condizione ideale, dove per ideale intendo lo stato che ogni elemento del mondo conosciuto tende a raggiungere spontaneamente (lo “strange attractor” della Teorie del Caos).

Tutto il mio processo conoscitivo è fin troppo condizionato da questa prima profonda conoscenza, e dico purtroppo perché questa idea potrebbe essere limitativa della conoscenza stessa. Chiunque abbia mai generato la natura, a mio sommesso avviso, l’ha fatta bene.

Il bene ed il male, il bello ed il brutto, il buono e il cattivo (e quant’altro), sono indispensabili l’uno per conoscere l’altro, e tutti per affermare il libero arbitrio concesso all’umanità come dimostrazione somma del rispetto che il creatore ha avuto per le sue creature.

Senza libero arbitrio l’umanità avrebbe potuto anche vivere felice nell’Eden, ma probabilmente avrebbe vissuto da sciocco fantoccio del suo creatore. L’esercizio del libero arbitrio da parte di Adamo ed Eva è stato un atto di intelligenza assoluta, e dimostrazione di senso innato alla conoscenza. Non è profano chi cerca di conoscere con i pochi mezzi che ha, ma colui che pretende di conoscere senza minimamente sforzarsi di farlo.

– L’innovazione genetica

La genetica, attraverso la manipolazione del DNA, promette di generare figli fisicamente perfetti, e di curare quanti oggi sono giudicati incurabili. In effetti, la lettura del nostro genoma (il “progetto di costruzione” in forma di DNA per il funzionamento del corpo umano), è appena finita.

Alcuni mesi fa negli Stati Uniti, i National Institutes of Health, e la Celera Genomics, una società privata, hanno pubblicato i risultati del loro lavoro. C’è già chi immagina la possibilità di migliorare geneticamente i nostri discendenti. Si comincerà ad eliminare i geni responsabili di orribili malattie, e si potrebbe anche arrivare a migliorare l’aspetto fisico, generando tutti esseri belli.

Il Prof. L. M. Silver della Princeton University ha affermato che un giorno l’umanità si potrebbe dividere in due classi: i “GenRich”, che si sono potuti permettere l’ingegneria genetica, ed i “Natural” concepiti in maniera naturale; da una parte i perfetti, dall’altra i probabili “difettosi”.

Sotto l’aspetto fisico la genetica promette grandi cose, poiché è in grado di far vivere l’essere umano in condizione di perenne bellezza e benessere fisico, le poche condizioni che la genetica promette di manipolare nel verso positivo.

Nonostante che questa notizia abbia generato discussioni e discordanze, non ritengo che questo tipo di ingegneria umana possa inficiare il valore della natura e del libero arbitrio umano.

Nascere belli, o brutti, non è una qualità che possa essere attribuita al nostro arbitrio, bensì alla casualità della natura. Con la genetica diventare belli, o fin’anche brutti può, invece, essere libera espressione del nostro arbitrio. Del resto, noi oggi riteniamo che nascere belli è meglio che nascere brutti, ma proviamo ad immaginare che cosa succederebbe se tutti fossimo belli: tramonterebbe il concetto stesso di bellezza, confusa con la più squallida banalità. Oggi stesso noi siamo pronti a bollare molte bellezze “chirurgiche” come squallide, perché tutte uguali. In effetti, il nostro concetto di bellezza non ha canoni standard, e si può certamente stabilire che essa ha bisogno della diversità per potersi affermare: per potervi essere il bello, v’è bisogno del brutto, proprio perché, per mancanza di canoni standard di bellezza, il brutto può anche diventare bello, e viceversa.

Inoltre, per potervi essere il bene, v’è bisogno anche del male? Al contrario della bellezza e della bruttezza, ritengo di no; ma il mio giudizio personale non può certamente avere valore di teoria scientifica.

Nella distinzione tra bene e male vi è la stessa relazione che esiste tra intelligenza e stupidità: per distinguere l’intelligente, non v’è bisogno che esista anche lo stupido. Pertanto, per raggiungere il bene, non v’è bisogno che esista al contempo anche il male, proprio perché esistono regole ben definite su che cosa è bene o male; il raggiungimento dell’una o dell’altra è giudizio lasciato al libero arbitrio individuale. Senza libero arbitrio il male non avrebbe potuto neanche esistere, e senza il male (come possibilità di scelta) non sarebbe esistito neanche il libero arbitrio.

La relazione che esiste tra intelligenza e stupidità è dello stesso tipo della relazione tra “bene” e “male”, quindi tra “benessere” e “malessere” fisico: le qualità sono assolute, e non si distinguono per semplice contrasto.

Tra le qualità spirituali umane possiamo, pertanto, includere l’intelligenza, la personalità, il carattere. In questo campo la genetica non fa passi avanti. Secondo alcuni autorevoli studiosi questa lacuna della genetica sarebbe dovuta al fatto che non possediamo abbastanza geni per codificare l’astronomico numero di connessioni nervose presenti nel nostro cervello. Pertanto, personalità, carattere ed intelligenza, come tantissime altre caratteristiche, non possono che dipendere in larga misura dall’educazione e dalle esperienze della vita, che sono così complesse da sconfinare nella casualità.

Condivido pienamente questa teoria, ed apporto ad essa solo un umile contributo. Personalmente ritengo, da esperienze sostenute, che l’intelligenza non sia una condizione perenne, uno stato stabile, bensì passeggero e momentaneo. In altre parole: intelligenti non si nasce e, una volta acquisita, l’intelligenza non è una condizione perenne.

A nostro sommesso avviso, l’intelligenza umana è una condizione della mente, che viene acquisita con l’educazione e la conoscenza. Ma questa nostra capacità, che ci permette in alcuni casi di capire e risolvere situazioni mai capite o risolte prima, è uno stato passeggero, che non rimane impresso nella nostra mente e che, una volta passato, ci abbandona per sempre.

Pertanto, essere intelligenti è una condizione passeggera, proprio perché l’umanità può perdere sia l’educazione che le conoscenze cha ha acquisito. La storia è piena di dimostrazioni individuali e collettive pertinenti a questa teoria.  La ragione di questo comportamento umano ritorna ancora una volta all’esercizio del libero arbitrio: scegliere per forza il bene è un’imposizione, pertanto chiunque può anche scegliere il male. Ma scegliere il male significa (per definizione) danneggiare qualcun altro. Per rimediare a questa offesa arrecata, la Legge Universale prevede il pentimento sincero o il castigo eterno: chiunque eserciti il suo libero arbitrio deve farlo in piena coscienza e responsabilità.

Dalle umili considerazioni esposte, ritengo di poter affermare che in questo argomento la conoscenza acquisita (razionale) corrisponde a quella rivelata. Il difficile è comunicare alla gente questo umile e semplice concetto.

L’esperienza di Padre Pio

Padre Pio ebbe problemi ancor più grandi nel far capire, persino a gente del suo stesso credo, che la condizione delle stimmate era anch’essa un problema di corrispondenza tra conoscenza rivelata e conoscenza razionale. La sua vita è stata una verifica pratica di quanto noi ci siamo permessi di discutere in via puramente teorica e di ipotesi razionale.

Padre Pio è stato un laboratorio vivente della distinzione tra bello e brutto, bene e male. Egli ha sopportato questo “inumano” compito con estrema dignità e dedizione.

 

Enrico Furia.

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