La confusione del rinnegato

Tagliavano l’impasto a fette, le arrotolavano ad una ad una, mozzandone il culetto con il pugno serrato. E cosi via. I tempi lunghi della lievitazione. 

Da quelle donne sempre indaffarate e sempre vestite di nero, la pallina impolverata in fior di farina, veniva stesa con le dita e  le mani, a ritmo di tam tam, per poi rifinire il tutto col mattarello lungo. 

Questa enorme ostia, posata nel calore  carico di ombre del forno a legna, si gonfiava fino a raggiungere le sembianze del Dio Sole. 

Pane Lentu lo chiamavàmo, cosi lo chiamàvano, masticando in un angolo di quella bocca con pochi denti e con tante parole  non dette. Forse da Lentus, morbido. 

Un pane soffice, umido, di breve durata, tutto sommato un po disprezzato, usato come mandatiu, come regalo alle persone vicine. 

Niente a  che vedere con sua maestà su carasatu, quando su pane lentu, diviso in due fogli, viene rimesso in forno a biscottare. 

Un pane serio, quasi eterno, un autentico capolavoro di ingegneria culinaria. 

Fatto a immagine e somiglianza del pastore seminomade.

Asciutto, solitario, chiuso, maneggevole, autarchico, silenzioso e musicale. Padrone delle proprie virtù. Creato e lavorato da una comunità che chiamava il carabiniere carne venduta, e che disprezzava tutti quelli che mangiavano quello del governo. Una società cresciuta ed educata (pesàta, come il pane), attraverso il grano duro dei tempi lunghi, attraverso quell’amore iniettato al contrario, che non è solamente odio, ma è anche preparazione severa alla vita. 

Improvvisamente però, quell’amore da telenovelas, unu mossu – unu asu, è entrato pian pianino in queste case profumate e fredde, levandosi i tacchi, svezzando e viziando i figli, facendo cosi da ouverture a quella farsa d’amore allo stato che si va recitando fino ad oggi sulla scena sarda. 

Un’irrefrenabile passione, in tutte le sue varianti piu deleterie, compresa quella più delirante tra innamorati: la pretesa di essere sempre serviti, rifiutandosi naturalmente di servire, restando in questo fedeli alla più pura tradizione antistatale. 

Attorno a questo piccolo universo, ruotava vicino vicino un luogo magico, che s’intravvedeva appena da quei palazzi di cattivo gusto che ormai soffocavano le vecchie casettine. Questo luogo,

che anni prima è stato il terrore dei balentioseddos, luccicava agli occhi balbettanti di questa gioventù senza speranza, come la porta del paradiso. Un bel giorno, tra i vicoli bui e stretti del paesino, si senti il brusio di una voce, la voce di un santo, un santo mandato dal Signore; e una processione kin isportas, anzones, porkeddos, casu vriscu, casu nou e betzzu, s’incammina sul sentiero impolverato per buttarsi implorante ai suoi piedi. 

A questo santo, simbolo della corruzione, tempo fa hanno dedicato anche una strada, tra gli applausi e i sorrisi dei suoi figli in divisa. 

Uno di questi figli recentemente è stato processato con l’accusa di aver ricevuto soldi in cambio di favoritismi nel concorso allievi…. 

Un ottimo discepolo. Ha fatto carriera. 

È praticamente passato dall’altra parte dell’ostia.

Eppure, per i suoi colleghi che applaudivano il santo protettore insieme a lui, lui è un delinquente e il santo protettore no. 

I misteri del cervello umano. 

L’altra sera, mentre passeggiavo per le vie di Berlino, una folata di calore e profumo, mi ha completamente stordito. La forza del pane caldo appena sfornato. 

I Turchi fanno un qualcosa di molto simile al nostro pane lentu. Lo chiamano, se ho capito bene, dürüm. 

Lo sento ordinare da un gruppo di giovani schiamazzanti. Sono i ragazzi turchi nati e cresciuti a Berlino, che ormai tra di loro parlano solo in tedesco. Un tedesco in salsa turca, sgrammaticato e povero.

Sono i figli del bilinguismo zoppo, di quel biculturalismo mancato, che noi sardi conosciamo molto bene.

Sono i figli della confusione del rinnegato. 

Lino De Palmas

Lino De Palmas
Lino De Palmas
Nato a Lodè il 19 dicembre 1970, vive e lavora a Berlino. Ricercatore ed educatore. Lino Depalmas ha lasciato Lodè per motivi di studio, inizialmente, poi si è stabilito definitivamente nella capitale tedesca, anche se con Lodè continua a tenere un legame forte e a doppio filo. È dal 2002 che vive e lavora a Berlino ed è autore di vari articoli e saggi. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro "Asilo al contrario" . Ha anche pubblicato un libro multilingue sardo-italiano-tedesco per bambini, "Spaghettino. Il cuoco Piero e le ricette colorate". Sullo stesso filone, a breve usciranno altri racconti-fiabe di educazione alimentare.

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