Nel 2001, l’editore romano Carocci pubblicò, tradotto in italiano, un libro di una studiosa inglese, Joanna Bourke, il cui titolo originale suonava alquanto crudo: “An Intimate History of Killing. Face-to-Face Killing in Twentieth-Century Warfare, pubblicato a Londra nel 1999.
L’originaria crudezza del titolo “Una storia intima dell’uccidere. L’uccisione faccia a faccia nella guerra del XX secolo” venne temperata, per il pubblico italiano, con “Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia“, con una scelta che teneva conto di come – a livello politico-culturale – il lettore italiano adori le sodomie dell’anima (e anche quelle del corpo…), ma tema parecchio, ai limiti dell’insopportabilità, la morte non procurata con dolo, ma faccia a faccia.

       Si tratta, ancora oggi, di una lettura assolutamente consigliabile, anche per gli stomaci più deboli, perché – secondo la migliore tradizione britannica – nel libro si parla di ammazzamenti, uccisioni, sgozzamenti, etc. senza la minima concessione agli eufemismi, pure con qualche compiaciuto sadismo che qualche scioccherello “politicamente corretto” potrebbe anche trovare singolare in una donna.
       Il libro, estremamente documentato, ci pone di fronte non alla solita  galleria di banalità sugli orrori della guerra, ma indaga – con precisione direi entomologica – sui meccanismi psicologici, culturali e sociali che si attivano (o vengono attivati…) in particolare circostanze della vita umana e che talvolta sono sicuramente esogeni, ma talvolta sono assolutamente endogeni e ben presenti – da sempre – all’interno dell’animo umano. Non a caso, il libro suscitò parecchie polemiche in Gran Bretagna, poiché l’Autrice venne accusata dai soliti noti di compiaciuta descrizione di varie tipologie di crudeltà.
       A volte, quando sono assolutamente disgustato da ciò che vedo e sento quotidianamente, vado a leggere libri come questo, perché mi parlano della natura umana, quella vera, e non mi prendono in giro con melensaggini di quarta serie. Per fortuna, d’abitudine leggo seduto, ma questo non mi impedisce di sentire gravare sulle mie terga il carico di menzogne e di storie di distrazione di massa prodotte ad ogni piè sospinto dal “migliore dei mondi possibile”. Una boccata d’aria – parziale e insoddisfacente – nel mentre quello “splendido mondo” sta cercando di fare a me (e a molti di noi) quello che Joanna Bourke almeno ha avuto il coraggio di descrivere senza infingimenti…

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