Dossier: JFK DALLAS 1963

Nel 2011 il giornalista americano Max Holland, nel suo documentario intitolato JFK: The lost bullet, ha evidenziato, esaminando fotografie e filmati della Dealey Plaza nelle ore seguenti l’attentato, la presenza di un foro alla base della cornice metallica del semaforo sospeso all’angolo tra Houston ed Elm Street. Tale foro potrebbe essere stato prodotto dall’impatto del primo proiettile sparato dal deposito di libri. Si tratta tuttavia di un’ipotesi destinata a rimanere priva di una conferma definitiva, in quanto il semaforo presente nel 1963 è stato da tempo rimosso e sostituito.

Dopo aver, forse tradito dalla tensione, mancato il bersaglio al primo tiro, l’assassino appostato al quinto piano del deposito di libri ebbe la visuale completamente libera, prese con cura la mira e fece fuoco. La schiena del presidente si trovava ad appena una sessantina di metri da lui.

Abraham Zapruder, un sarto di origine russa con una passione per le riprese cinematografiche, quella mattina si era recato al suo atelier, situato all’interno del Dal-Tex Building, il palazzo accanto al deposito dei libri, dimenticandosi di portare con sé la sua cinepresa Bell&Howell Zoomatic. Era stata una sua impiegata, Marilyn Sitzman, a convincerlo a tornare a casa a prenderla per filmare il passaggio del presidente su Elm street. Prima dell’arrivo del corteo, Zapruder, in compagnia della sua impiegata, aveva scelto con cura il luogo da cui effettuare la ripresa: un muretto di cemento in cima al terrapieno sul lato destro di Elm street. In 22 secondi filmò l’arrivo di Kennedy, il suo ferimento e la corsa disperata della limousine presidenziale verso il Parkland Hospital. Nell’istante coincidente con il fotogramma 223 del filmato un proiettile raggiunse la parte alta della schiena del presidente con una angolazione di 20 gradi ed uscì dalla trachea sotto il pomo d’Adamo, in prossimità del nodo della cravatta. Kennedy portò le mani alla gola e sua moglie si voltò verso di lui. Al presidente della corte suprema, Earl Warren, Jackie dichiarò di essersi voltata sentendo le urla del governatore Connally, al contrario suo marito non ebbe il tempo di emettere alcun gemito. Ricordò anche di aver visto nei suoi occhi uno sguardo interrogativo.

Lo stesso proiettile uscito dalla trachea del presidente penetrò nella schiena del governatore Connally rompendogli una costola, poi uscì sotto il capezzolo destro, raggiunse il polso destro fratturando il radio e terminò la sua corsa infilandosi sotto la pelle della coscia sinistra, una quindicina di centimetri sopra il ginocchio. Il proiettile fu ritrovato quasi intatto al Parkland Hospital sulla barella che aveva trasportato il governatore.

Nella sua deposizione alla commissione Warren, Connally disse di non aver udito il secondo sparo, ma di aver avvertito soltanto la sensazione di essere stato colpito alla schiena. Quando il sangue aveva incominciato a sgorgargli sul petto aveva pensato di essere stato ferito a morte. Si era allora piegato in avanti, la moglie Nellie lo aveva tirato verso di sé e tenendogli la testa sul suo grembo aveva trovato la forza di rassicurarlo. Per tutto il tempo della sparatoria Connally era rimasto cosciente e con gli occhi aperti.

La traiettoria appena descritta è considerata dai complottisti come impossibile per un proiettile privo di poteri magici. Come avrebbe potuto un proiettile attraversare due corpi senza deformarsi o distruggersi? Come avrebbe potuto un proiettile procedere a zig-zag, rimanendo addirittura sospeso tra un corpo e l’altro?

La teoria della “pallottola magica” fu elaborata da Arlen Specter, un giovane e brillante assistente del procuratore distrettuale di Filadelfia, inserito nello staff della commissione Warren con il compito di indagare sulle ultime ore di vita del presidente e sulla dinamica del suo assassinio. Oltre a numerosi testimoni oculari della sparatoria, Specter, in quanto responsabile delle prove mediche, interrogò, nel marzo del 1964, anche il comandante James Humes, il patologo della marina che aveva eseguito l’autopsia sul corpo del presidente all’ospedale navale di Bethesda. Analizzando l’ingrandimento di un fotogramma del filmato di Zapruder che mostrava Kennedy portarsi le mani alla gola, Humes azzardò, senza rendersi conto delle implicazioni, l’ipotesi che lo stesso proiettile dopo aver attraversato la parte inferiore del collo del presidente avrebbe potuto penetrare nel torace del governatore Connally. Quelle affermazioni furono illuminanti per Specter poiché sovvertivano le conclusioni dell’FBI e del Secret Service, secondo cui Kennedy e Connally erano stati raggiunti da due diversi proiettili, fornendo al tempo stesso una spiegazione plausibile del mancato ritrovamento sulla scena del delitto di un secondo proiettile. Attribuire la ferita al collo del presidente e quelle sul corpo del governatore ad un solo proiettile risolveva inoltre il problema dell’incompatibilità tra la teoria dell’assassino solitario ed il brevissimo lasso di tempo intercorso tra il ferimento di Kennedy e quello di Connally.

I tecnici dell’FBI avevano stabilito che la cinepresa di Zapruder funzionava ad una velocità di 18,3 inquadrature al secondo. Questo parametro aveva consentito di calcolare la velocità media della limousine presidenziale mentre attraversava Dealey Plaza, ovvero 18 chilometri all’ora. L’FBI aveva quindi stimato dopo alcuni test che ad un tiratore esperto occorressero 2,3 secondi, equivalenti a 42 inquadrature del filmato di Zapruder, per sparare due colpi in rapida successione che andassero a segno su di un bersaglio che procedeva a 18 chilometri l’ora. Tra il momento in cui il presidente era stato trafitto alla schiena e quello in cui Connally mostrava di essere stato colpito erano intercorsi meno di due secondi, cioè una trentina di fotogrammi, non abbastanza affinché un solo tiratore potesse colpirli entrambi. A meno che un solo proiettile “magico”, oppure molto fortunato, non avesse trapassato la schiena di Kennedy ed il torace di Connally incontrando soltanto tessuti molli, incapaci sia di frantumare sia di deformare la pallottola.

Specter sottopose al comandante Humes il reperto catalogato con il numero 399, ovvero la pallottola blindata calibro 6,5, appiattita ma quasi intatta, rivenuta sulla barella di Connally e gli chiese se a suo parere avrebbe potuto trafiggere il corpo di Kennedy e causare tutte le ferite di Connally. Il patologo prendendo le distanze dalle teoria che egli stesso aveva appena suggerito, rispose: “Lo ritengo molto improbabile”. L’opinione di Humes, che possedeva nozioni di balistica molto limitate, non scoraggiò affatto Specter, né gli impedì di convincere gli altri investigatori dello staff ed i commissari della validità della teoria della pallottola singola. David Belin, l’avvocato trentacinquenne dell’Iowa che per primo aveva intravisto le prove di un complotto analizzando il filmato di Zapruder fotogramma dopo fotogramma alla luce dei test effettuati dall’FBI, non esitò ad abbracciare la ricostruzione proposta da Specter. Sensata e condivisibile apparve anche a Warren ed all’ex presidente della banca mondiale John McCloy, entrambi avevano constatato in gioventù nelle trincee della prima guerra mondiale quanto la reazione di un soldato dopo aver ricevuto uno scheggia o una pallottola potesse essere imprevedibile e persino differita. Pertanto il ritardo con cui Connally nel filmato di Zapruder mostrava di essersi reso conto della ferita non li stupì affatto.

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