Innalzamento delle temperature

Dopo il grande clamore della Conferenza di Parigi del 2015 (COP21) e la delusione delle decisioni prese al termine della successiva riunione di Marrakech (COP22) lo scorso Novembre, pare che nessuno abbia più voglia di parlare di ciò che sta avvenendo, ovvero del surriscaldamento del pianeta. A Parigi i leader mondiali avevano promesso di intervenire (ma solo tra qualche anno) per limitare l’innalzamento delle temperature medie del pianeta di 1,5 gradi Celsius. Poi, dopo la vittoria alle presidenziali americane di Trump anche il poco fervore che alcuni paesi avevano mostrato durante la COP21 si è raffreddato e alla fine l’incontro in Marocco si è chiuso con un blando invito (quasi una …..) a rispettare gli accordi presi.

Nessuno ha parlato delle conseguenze che causerà, anzi che sta già causando, l’innalzamento delle temperature. Anzi pare che a nessuno importi più neanche sapere perché si è parlato di 1,5 o di 2 gradi C. Pochi sanno ad esempio che il primo a suggerire questo limite pare non sia stato un geologo o un metereologo, ma un economista, William Nordhaus, dell’università di Yale. Un motivo in più per considerare questo valore poco affidabile. A questosi aggiunge che secondo alcune stime, oggi, rispetto al 1880 le temperature sarebbero aumentate di poco più di un grado Celsius. Poco si potrebbe pensare. Ma non è così.

Intanto perché il periodo cui questo aumento si riferisce è quello preindustriale: l’anno 1880, secondo alcuni il primo anno in cui hanno registrazioni affidabili riguardanti le temperature del pianeta. Pochi considerano che altrettanto importanti non sono solo i valori assoluti di innalzamento delle temperatura ma anche la velocità con cui stanno avvenendo questi cambiamenti. In oltre un secolo la temperatura è aumentata di circa un grado. Poi, improvvisamente, questo aumento è cresciuto esponenzialmente e la temperatura è salita di circa altro mezzo grado in brevissimo tempo. Le mutazioni stanno avvenendo sempre più rapidamente.

Ma anche in termini quantitativi i dati sono rilevanti. Un aumento delle temperature medie di 1,5 grado potrebbe avere delle conseguenze estremamente gravi: secondo le stime dei ricercatori (i risultati sono già stati pubblicati sulla rivista Earth System Dynamics), mezzo grado in più di temperatura causerà un innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo di 10 centimetri. Con conseguenze rilevanti: nell’area mediterranea, ad esempio, ciò comporterebbe una riduzione della disponibilità dell’acqua potabile del 10%.

Ben diversa la situazione in caso di aumento delle temperature medie pari a 2 gradi. In questo caso la riduzione idrica potrebbe arrivare al 20%, in America Centrale e nell’Africa tropicale si assisterebbe alla desertificazione di molte delle zone agricole. Anche le barriere coralline, sopravvissute all’aumento delle temperature di 1,5 gradi, non reggerebbero allo sfioramento dei 2 gradi a causa dello sbiancamento dei coralli.

Secondo gli esperti del Climate Analytics, si passerebbe “da eventi che sono al limite dell’attuale variabilità naturale a un nuovo regime climatico”. I periodi di caldo estremo aumenterebbero l’innalzamento del livello dei mari (di 40 centimetri in caso di aumento delle temperature di 1,5 gradi) sarebbe di mezzo metro: 10 centimetri che modificherebbero radicalmente le coste e comporterebbero una spesa enorme per tutti i paesi del pianeta.

Un costo ben maggiore di quello che la maggior parte dei Paesi sviluppati ed emergenti dovrebbero sostenere per ridurre il rischio che l’aumento delle temperature medie salga da 1,5 a 2 gradi Celsius. Somme che gli stessi Paesi saranno costretti a utilizzare per aiutare le aree più vulnerabili e povere della Terra a mettere in campo misure di mitigazione e adattamento ai mutamenti del clima.

C.Alessandro Mauceri


C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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