Mezza California va a fuoco, ma per Trump la colpa è di chi non usa l’acqua per spegne gli incendi.

Quello divampato il 27 luglio e che sta distruggendo la zona di Mendoncino in California è stato definito il peggiore incendio della storia dello stato. Ormai da tempo, ogni anno la costa occidentale degli USA, paradiso da sogno e meta di viaggi, soprattutto in estate, diventa un inferno a causa degli incendi.

Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso. Nelle ultime ore il Mendoncino Complex dal nome con cui è stato chiamato l’incendio (come se fosse una qualche forma di entità pensante), si è sviluppato su due fronti, Ranch e River, che unendosi hanno creato un inferno di fuoco che ha ridotto in cenere oltre 114mila ettari, praticamente quanto una metropoli delle dimensioni di Los Angeles o New York. E tutto questo senza che le autorità potessero fare molto: ad oggi sono state spente meno del 30% delle fiamme. “Siamo alla mercè del vento”, ha detto il capitano Thanh Nguyen, portavoce di Cal Fire nella contea di Lake. “Tragicamente tutta questa zona è molto arida ed è molto difficile domare le fiamme”. A peggiorare la situazione sono state le condizioni meteo: l’alta pressione ha portato un clima molto caldo, secco e con forti venti che hanno favorito il propagarsi delle fiamme.

Dei cinque incendi più devastanti della storia dello Stato, quattro sono avvenuti dopo il 2012. La situazione non era mai stata così grave: tutta la California è arsa da incendi devastanti. Sul sito ufficiale del governo statale ne vengono riportati a decine, da San Diego a San Francisco passando per Los Angeles e San Josè e poi su, fino al confine con l’Oregon. http://calfire.ca.gov/general/firemaps

I più gravi sono il Mendoncino Complex e il Carr Fire (altro nome per definire un rogo di dimensioni catastrofiche) che ha già ridotto in cenere 62.534 ettari di terreno e oltre 1.600 edifici. Secondo gli studiosi si tratta del sesto incendio più grande della storia dello stato. In entrambi i casi non sono bastati i 4.200 pompieri accorsi per fermarlo e per limitare i danni. Secondo alcune fonti ad oggi sono state spente meno del 30% delle fiamme. “Siamo alla mercè del vento”, ha detto il capitano Thanh Nguyen, portavoce di Cal Fire nella contea di Laken. “Tragicamente tutta questa zona è molto arida ed è molto difficile domare le fiamme”. E già sono più di 7 le vittime dell’incendio (tra cui un tecnico della linea elettrica morto mentre lavorava).

Una situazione che il Tycoon della Casa Bianca ha deciso di sfruttare per fini politici. Lo ha fatto con un messaggio su twitter: “Gli incendi boschivi della California sono stati amplificati e aggravati dalle pessime leggi ambientali che non consentono di utilizzare in modo adeguato l’enorme quantità di acqua prontamente disponibile” (“California wildfires are being magnified & made so much worse by the bad environmental laws which aren’t allowing massive amounts of readily available water to be properly utilized. It is being diverted into the Pacific Ocean. Must also tree clear to stop fire from spreading!”).

La risposta delle autorità locali non si è fatta attendere: “Abbiamo molta acqua per combattere questi incendi, ma siamo chiari: è il nostro clima che sta cambiando e che porta a incendi più gravi e distruttivi”, ha dichiarato Daniel Berlant, vice direttore aggiunto di Cal Fire, l’agenzia antincendio dello Stato al NYTimes.

La verità, come hanno confermato numerosi esperti, è che a causare così tanti incendi e a renderne difficile lo spegnimento sono anni di siccità che hanno trasformato parti della California in un deserto arido. Le scarse piogge dovute ai cambiamenti climatici favoriti da politiche ambientali devastanti protette proprio dal Tycoon della Casa Bianca (che, di fatto, ha annullato i pochi sforzi che si stavano facendo per ridurre le emissioni e contrastare l’innalzamento delle temperature globali dopo la COP 21 di Parigi) hanno fatto il resto creando condizioni ideali per gli incendi e la loro diffusione.

Una situazione nota a tutti. Anche alla Casa Bianca che non ha esitato (nonostante le parole del presidente) a dichiarare l’area “zona disastrata”, dando così la possibilità ai residenti di chiedere assistenza federale. Una decisione che rischia di sollevare altre polemiche: perché a pagare i danni, almeno in parte, devono essere i contribuenti e non le politiche di Trump e le aziende che causano l’inquinamento causa principale dei cambiamenti climatici? Intanto mentre governo centrale americano e stato della California litigano su di chi sia la responsabilità gli incendi in California continuano a distruggere are immense dello stato e a causare vittime.

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