In cosa sono al primo posto del mondo gli Usa?

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Per decenni gli Stati Uniti d’America sono stati considerati il Paese più sviluppato. Grazie a questa classificazione sono riusciti a imporre le proprie scelte praticamente a tutto il mondo, hanno diffusi il loro stile di vita, il loro modo di gestire l’economia e la cosa comune, di affrontare i problemi sociali e culturali.

Oggi tutto questo non è più vero. Anzi. Molte delle loro performance, specie negli ultimi anni, hanno dimostrato che il modo di gestire la cosa comune che hanno proposto, e a volte imposto, non funziona. Ben sei delle maggiori città americane infatti sono tra metropoli in cui il tasso di povertà è più elevato al mondo.

Nessuno crede più al loro desiderio di pace ed uguaglianza: nonostante le decine di missioni di pace promosse, finanziate e realizzate, la pace nel mondo non è aumentata (un esempio per tutti: la missione in Afganistan, conclusa solo pochi giorni fa, in 13 anni di guerra ha provocato diverse migliaia di morti molti dei quali civili, donne e bambini e la situazione politica in quel Paese non è affatto migliorata). Quanto all’uguaglianza gli ultimi eventi di cronaca dimostrano che questo è un termine quasi sconosciuto nel vocabolario americano.

Del resto non dovrebbe sorprendere un simile propensione alla violenza: nel documento più volte indicato come quello più importante di tutta la storia degli USA, la “Dichiarazione di Indipendenza”, del 4 luglio 1776, la parola “pace” non figura neanche una volta.

I diritti civili sono stati violati innumerevoli volte, con le prigioni con Guantanamo sparse in giro per il mondo, ma anche con la violazione dei diritti civili e della privacy dei cittadini (si pensi alle intercettazioni della NSA e, prima ancora, ad Echelon).

Anche sotto il profilo culturale gli Stati Uniti d’America non sono in vetta alle classifiche, sono solo settimi come alfabetizzazione (29esimi in matematica e 22esimi nelle scienze). Dato che non sorprende visto quanto a spesa pubblica destinata all’educazione gli Stati Uniti sono solo al 64esimo posto.

E si potrebbe andare avanti per ore e ore.

Ma, allora, in base a cosa, fino ad oggi, gli USA sono riusciti ad imporre il proprio stile di vita a quasi tutti i Paesi occidentali? Probabilmente grazie all’immagine che sono riusciti a trasmettere: quella di un Paese che funziona e che, proprio grazie alle politiche adottate (dure, moralmente discutibili e molto di più), era riuscito a fare degli USA la più efficiente economia del globo.

A dimostrarlo un primato, fino a pochi mesi fa indiscusso: quello del PIL, ovvero il Prodotto Interno Lordo, più alto del mondo.

Un primato che, recentemente, gli Usa hanno perduto. Nei mesi scorsi è avvenuto qualcosa che potrebbe far crollare il castello di carte dietro il quale è stata costruita, fino ad ora, l’immagine degli USA: gli Stati Uniti d’America non sono più il Paese con il PIL più alto al mondo. A superarli, e con largo anticipo rispetto alle previsioni la Cina, ovvero proprio il Paese che ha basato la gestione della cosa comune proprio sull’opposto dei principi adottati dagli USA. Ma non basta. La performance della Cina è stata accompagnata anche dalla terza posizione di un altro Paese asiatico, anche questo diversissimo dal modo di gestire l’economia occidentale: l’India.

Cosa succederà ora che gli USA non sono più l’esempio da seguire per tutti i Paesi del mondo (primi fra tutti i Paesi occidentali)? È presto per dirlo. Di sicuro molti Paesi occidentali non potranno essere più indicati ad esempio di sviluppo sociale ed economico. Specie dopo che qualcuno, vedendo le performance di altri Paesi e l’incapacità dei Paesi occidentali di uscire da una crisi che loro stessi avevano creato, sulla falsa riga di quanto hanno fatto alcune agenzie di rating con l’Italia, ha proposto di declassare alcuni Paesi (ad esempio quelli che, visto il PIL basso, non fanno più parte del novero delle “economie più industrializzate”) e retrocederli al rango di “Paesi i via di sviluppo” o addirittura a quello di “Paesi sottosviluppati”. ……

C.Alessandro Mauceri


C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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1 Comment

  1. E’ l’economia ad essere una “sedicente” scienza sbagliata, e la sua degna figlia, la finanza, non crea nessuna vuova ricchezza reale, ma trasferisce solo quella esistente dal perdente al vincente.
    Prima o poi, questa idiozia si paghera’ cara.

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